Il vincolo sportivo è un meccanismo che assomiglia al Fantacalcio, un gioco in cui vince chi ha in squadra i calciatori che segnano più goal. Nel gioco così come nella realtà è fondamentale la compravendita dei cartellini dei giocatori, sistema che crea il vincolo sportivo e rende la società unica responsabile della carriera dei suoi giocatori.

La volontà dei giocatori, per lo più minorenni non conta, con ricadute sulla loro salute psicofisica. Oggi è in atto una vera rivoluzione dello sport: la riforma ha abolito il vincolo sportivo. Ecco alcune storie che ne raccontano l’importanza.

Vincolo sportivo: prima causa di abbandono dello sport

I problemi con il vincolo sportivo iniziano quando l’atleta compie 14 anni. A questa età si passa dal tesseramento annuale alla firma dei genitori sul cosiddetto tesserino che dà alla società sportiva il diritto esclusivo di gestire la carriera dei giovani atleti dilettanti. Si crea un vincolo la cui durata dipende dalla federazione sportiva: dai 25 anni del calcio ai 28 nella pallavolo e così via.

Il vincolo sportivo è previsto in tutti gli sport. Interessa 13mln di dilettanti che giocano in una delle 115mila associazioni o società sportive dilettantistiche. Per tutti valgono le norme delle federazioni (45, una per sport) affiliate al Coni.

Così gli atleti diventano capitali di investimento senza alcun potere decisionale.

A firmare il tesserino sono spesso genitori inconsapevoli del fatto che vincolano i ragazzi per minimo 7 anni ad una sola squadra.  A pagarne le spese, in caso di scontenti o addirittura contenziosi legali,  è il minore. Sono loro a subire disagi psicologici, ansie, frustrazioni da parte di allenatori e dirigenti di società. Tanto che il vincolo sportivo è la prima causa di abbandono dello sport e viola i diritti del fanciullo. La riforma dello sport lo abolisce dal 31 luglio 2023.

“Liberatemi dal vincolo sportivo”: megafono degli atleti minorenni

Moreno Carli, presidente dell’associazione “Liberatemi dal Vincolo Sportivo”, è un padre che davanti al volere cambiar squadra della figlia adolescente, si scontra con un “no, o con noi o può pure smettere” della società. Dopo una lunga battaglia ottiene lo svincolo grazie ai suggerimenti della federazione sportiva, ma perdono tutti: la figlia abbandona per troppo stress.

Oggi Moreno Carli aiuta i genitori mediando con le società sportive e le federazioni, evitando i tribunali, lottando per i diritti dei ragazzi e  proteggendoli anche dal mobbing.

Per sciogliere il vincolo sportivo bisogna inoltrare richiesta 2 anni prima della scadenza. Vige il silenzio dissenso. La risposta della società è quasi sempre negativa e di richiesta in denaro, il che è illegale. Per questo il tribunale sportivo a Varese ha interdetto i dirigenti per 6 mesi. Di contro, molte società sportive hanno aderito alla nostra iniziativa mettendo nello statuto l’abolizione del vincolo sportivo.

A “Liberatemi dal Vincolo Sportivo” oggi fa eco la riforma dello sport abolendolo. Una vera rivoluzione per lo sport. Sono rimosse le condizioni che impediscono un trasferimento senza il consenso della società e a partire dai 12 anni il minore deve espressamente acconsentire al proprio tesseramento. Viene poi riconosciuto un compenso alle società che hanno curato la formazione dell’atleta ma solo al primo contratto da professionista.

Rivoluzione nello sport: la riforma abolisce il vincolo sportivoAndrea Battista Candela – Reale Circolo Canottieri Tevere

La prima squadra è la famiglia: la storia di Andrea

Andrea Battista Candela ha solo 16 anni ed è una promessa del nuoto. Da settembre 2022 si è trasferito a Roma dove abita una zia, e ha lasciato la sua famiglia in Sicilia. Oggi Andrea è nella squadra di nuoto del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, antico circolo sportivo della capitale che quest’anno festeggia i 150 anni dalla fondazione. È seguito da campioni come Daniele Masala, due volte campione olimpico nel pentathlon moderno e Presidente del Circolo; Alessandro Terrin, Direttore Tecnico; Riccardo Urbani, Direttore Sportivo; Daniele Di Nizio, allenatore.

La storia inizia a Trapani, dove attualmente le piscine sono tutte chiuse. Come in tante province, si pratica sport per gioco, le società sopravvivono con le quote di iscrizione, e se un giovane atleta ha talento, o rinuncia o emigra a spese tue. Non ci sono figure professionali come l’ agente sportivo, oggi regolamentato proprio dalla riforma dello sport, e manca la capacità strategica di aprirsi al mondo professionale.

Il lieto fine, con Andrea che non molla ma eccelle in acqua e a scuola, non è immediato. È la giustizia sportiva a dover sciogliere il vincolo sportivo, dopo il dovuto preavviso di cambio di squadra. Un periodo lungo e delicato dove lo sport non è più divertente. Andrea ha trovato sostegno nei genitori, ma spesso il periodo di transito destabilizza tanto da rinunciare. Il percorso sociale e umano dei giovanissimi è messo a rischio da chi prima che allenatore o dirigente, è educatore e punto di riferimento. Su tutto vale l’interesse dei giovani atleti, e la storia di Andrea ricorda che la prima squadra è la famiglia.

 

Anna Restivo

Anna Restivo

Editor e creator freelance nel motorismo sportivo e storico.  Ho collaborazioni in F1 dal 2014, passando anche dalla Motogp, e dal 2019 in manifestazioni di auto e moto d'epoca. Mi piace raccontare il motorismo e le sue connessioni con società, arte, ambiente, creando format e progetti. Attualmente collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al quale ho avuto l'opportunità di conoscere il giornalismo costruttivo.

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