Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di Giorgia Bellini che, dopo aver sofferto per anni di bulimia, è diventata un esempio per aiutare le persone a guarire dai disturbi alimentari. Giorgia utilizza i social media per raccontare le sue esperienze e di un’applicazione, Corabea, che offre percorsi personalizzati a chi soffre. Il mondo digitale diventa quindi il mezzo per comunicare con coloro che soffrono di disturbi alimentari. In esclusiva per BuoneNotizie.it l’intervista a Giorgia Bellini, che in questi anni è diventata un esempio per molti.
La lotta contro la bulimia
Giorgia ha iniziato ad avere un rapporto particolare con il cibo intorno agli undici anni, quando ha cominciato una dieta fai da te. Ad accorgersi che c’era qualcosa che non andava è stata la nonna, la quale ha visto Giorgia abbuffarsi di nascosto in cucina. Preoccupata, l’ha convinta a parlarne con i genitori. «Sono sempre stata normo-peso – racconta Giorgia – a volte si ha lo stereotipo che il disturbo alimentare sia solo l’anoressia o l’obesità. In realtà, tante volte un disturbo alimentare è invisibile, e non è solo il peso a indicare quanto una persona stia male o meno». Questo l’ha portata a non sentirsi vista. «Quando si è piccoli ci si aspetta che siano gli altri ad agire per te e risolvere i tuoi problemi, e io “per gli altri” intendevo i miei genitori. Quindi, a diciotto anni ho tentato il suicidio e, con la consapevolezza successiva, mi sono resa conto che fu un gesto per attirare l’attenzione dalle persone da cui non venivo vista».
Giorgia è stata ricoverata in ospedale per quindici giorni. Era maggio e faceva la quinta superiore, così è tornata l’ultimo mese a scuola e ha conseguito la maturità continuando il suo percorso di guarigione in centri specializzati.
La rinascita di Giorgia e la fondazione dell’app Corabea
Durante il Covid, Giorgia ha cominciato a stare meglio e, dal bisogno di raccontare il suo dolore, ha iniziato a condividere sui social alcuni post che raccontassero che cos’è un disturbo alimentare e quello che aveva passato, con l’obiettivo di far sentire compreso e meno solo l’altro. Dopo aver scritto un libro (uscito tre anni fa) dove ha raccontato la sua storia, Giorgia ha creato un servizio con persone del settore. Così, a marzo 2024, è nata Corabea, la prima web app in Italia dove le persone possono iniziare un percorso per guarire dai disturbi alimentari con esperti specializzati. Il nome dell’app, che in latino significa “agire con cuore” vuole essere un messaggio di amore, in particolare per sé stessi.

Corabea, l’applicazione creata da Giorgia. Foto di Giorgia Bellini
Attualmente in Corabea operano quaranta esperti. Tantissime persone di qualsiasi età, sesso e provenienza si rivolgono a loro e iniziano il percorso. «All’app si iscrivono anche molte donne sopra ai quarant’anni – spiega Giorgia – che parlano dei loro problemi addirittura per la prima volta. Questa è una conferma del fatto che, anni fa, non si parlava affatto di disturbi alimentari».
L’approccio di Corabea è multidisciplinare, grazie all’affiancamento di uno psicologo e un nutrizionista. Quest’ultimi lavorano non solo per risolvere il sintomo (ossia l’alimentazione scorretta), ma agiscono in profondità sulla persona e sulle cause che hanno portato allo sviluppo del disturbo alimentare, con l’obiettivo di eliminare il sintomo, ma soprattutto di portare la persona a un equilibrio. Inoltre, all’interno dell’app vi sono elementi innovativi, come l’invio di frasi motivazionali, che arrivano ogni giorno alle persone. C’è anche una cassetta degli attrezzi, dove gli esperti inseriscono del materiale, quali il piano alimentare, il diario emotivo ed esercizi vari.
La prevenzione nel campo dei disturbi alimentari
La prevenzione deve essere rivolta a tutte le fasce d’età, nelle scuole, ma anche all’interno delle aziende. «Spesso ci scrivono i minorenni che pensano di avere un disturbo alimentare – sottolinea Giorgia – ma non possono iniziare perché serve il consenso dei genitori, che magari non si accorgono del problema oppure non hanno i soldi per poter iniziare il percorso. Per questo motivo gli incontri di prevenzione andrebbero fatti nelle scuole per i ragazzi, ma anche nelle aziende».
Giorgia ha poi concluso con un forte messaggio, dedicato alle persone che soffrono di disturbi alimentari. «Se potessi dare un consiglio alla Giorgia di anni fa le direi di fidarsi e chiedere aiuto, perché da soli il disturbo alimentare non si risolve. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi. Auguro alle persone di avere il coraggio di intraprendere questo percorso, perché, nonostante sia il viaggio più difficile è il più importante».

