Ci sono casi, nella vita, in cui la cosa più importante è far sì che un nome non sia dimenticato. Ciò vale anche per quello di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano sequestrato e ucciso al Cairo nel 2016. Il nostro Paese non ha mai smesso di cercare giustizia, nonostante le difficoltà connesse alla sua vicenda, che tocca anche i rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto.
L’associazione Amnesty International, che fin dall’inizio ha seguito il caso, sta continuando a monitorare i suoi sviluppi in sede giudiziaria, mentre l’Università Statale di Milano dedicherà proprio a Giulio Regeni l’UniStem Day, una giornata dedicata alla divulgazione scientifica prevista per il 14 marzo.
Per onorare la sua memoria, un gruppo di ricercatori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha dato il nome di Giulio Regeni a una nuova specie di farfalla, Diplodoma giulioregenii, scoperta di recente.
Procede l’iter giudiziario, nonostante le difficoltà
La vicenda di Giulio Regeni, nonostante il passare degli anni, resta ancora ben viva nella memoria degli italiani. Non è facile accettare l’idea che gli apparati di sicurezza d’un Paese straniero abbiano ucciso un ricercatore italiano, sospettato di portare avanti attività antigovernative o addirittura spionistiche.
La brutalità delle torture subite dal giovane, rilevate incontestabilmente sul suo corpo a posteriori, ha contribuito a turbare ancor più le coscienze. Nel 2019 la Camera dei deputati approvò l’istituzione di una Commissione monocamerale d’inchiesta sul caso. Nondimeno, ottenere la collaborazione delle autorità egiziane si rivelò subito complesso.
L’Egitto, infatti, non ha mai reso reperibili i quattro ufficiali dei propri servizi segreti rinviati a giudizio dai magistrati italiani, e ritenuti responsabili del sequestro di Giulio Regeni. L’intervento della Corte costituzionale, tuttavia, ha rappresentato un importante passo in avanti nel procedimento. Essa stabilì infatti nel 2023 che il processo sarebbe potuto iniziare anche in assenza degli imputati. Durante il suo svolgimento, tuttora in corso, ci sono state alcune testimonianze importanti. In primis quella di un cittadino palestinese detenuto in Egitto insieme al ricercatore e, successivamente, quella della famiglia di Giulio Regeni.
Amnesty International in prima linea per la verità su Giulio Regeni
Un ruolo fondamentale nella ricerca di giustizia per il giovane studioso ucciso in Egitto lo sta giocando un’associazione che da decenni monitora il rispetto dei diritti umani nel mondo, Amnesty International (qui il suo ultimo report). Fin dal febbraio 2016, dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, l’associazione diede inizio a una campagna per impedire che l’omicidio fosse dimenticato. L’obiettivo era evitare che le istituzioni accettassero una “versione ufficiale”, fornita dal governo egiziano, senza prima aver effettuato delle indagini indipendenti.
Grazie a questa campagna, lo striscione Verità per Giulio Regeni fu esposto da diversi enti locali della Penisola, oltre che negli atenei e nei luoghi di cultura. Tutt’oggi, negli ambienti accademici, si continua a sostenere con convinzione tale battaglia, e un esempio lo offre l’Università Statale di Milano. Ogni anno, infatti, l’ateneo organizza l’UniStem Day, una giornata dedicata alla divulgazione scientifica, e l’edizione di quest’anno (prevista per il 14 marzo) sarà dedicata proprio a Giulio Regeni e vedrà la partecipazione dei suoi genitori.
Un team di ricercatori dedica a Giulio Regeni una nuova scoperta
A dimostrazione di quanto sia sentita la necessità di ricordare la vicenda di Giulio Regeni, un gruppo di ricercatori del CREA, impegnato nello studio della biodiversità dei lepidotteri, ha dato il nome del giovane a una nuova specie di farfalla. Si tratta del Diplodoma giulioregenii, un lepidottero scoperto nei boschi della provincia di Cosenza, il quale presenta degli aspetti biologici ancora sconosciuti.
La nuova specie di farfalla scoperta in Calabria e dedicata a Giulio Regeni (Fonte: CREA)
I dettagli della scoperta sono stati pubblicati quest’anno sulla rivista internazionale Zootaxa, in uno studio nato nell’ambito del progetto National Biodiversity Future Center del PNRR. In questo modo, il team di studiosi ha voluto rendere omaggio alla figura di Giulio Regeni, contribuendo a mantenere viva la ricerca della verità.
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