Le elezioni Usa ci hanno mostrato come il voto dei giovani sia stato più determinante che mai.

“Non è un Paese per vecchi”, film dei fratelli Coen, è diventato negli anni un vero e proprio modo di dire, oltre che un film di culto. Ma è il suo contrario, “Non è un Paese per giovani”, film decisamente meno fortunato del nostro Giovanni Veronesi, l’adagio perfetto per descrivere le elezioni Usa, che hanno portato alla vittoria Joe Biden.

A determinare la vittoria del candidato democratico sono stati soprattutto i giovani. Molti di loro sono talmente giovani, in alcuni casi, da non aver potuto votare per la precedente elezione ma questa volta si sono presi la rivincita, nonostante tanti non si sentano realmente rappresentati da nessuno dei due candidati.

Elezioni Usa, tra scontro generazionale e senso di responsabilità

Già nel corso delle elezioni Usa di mid-term del 2018, il voto dei giovani era stato determinante. L’affluenza alle urne era decisamente aumentata tra gli elettori nella fascia 18-29 anni. Si è passati dal 20% del totale di quella fascia d’età nel 2014 al 36% nel 2018. Il Center for information & Research on Civic Learning and Engagement ha evidenziato che, al 18 novembre 2020, una porzione tra il 52% e il 55% della popolazione tra i 18 e i 29 anni avente diritto al voto si è recata alle urne, registrando un aumento consistente rispetto alle cifre del 2016, intorno al 43%.

Gli elettori democratici Usa provengono dalle fasce più culturalmente e socialmente alte della popolazione. Proprio da lì è arrivata la svolta democratica che ha consegnato la vittoria a Biden. Forse le ragioni che hanno portato al voto così tanti elettori (e così tanti giovani) risiedono più nella volontà di “liberarsi” di Trump che nel desiderio di supportare Biden.

Joe Biden paga lo scotto di essere visto come “eterno secondo”. Vice di Obama eppure non privilegiato per la precedente corsa alla Casa Bianca, la sua età e il suo carattere mite non polarizzano le folle. Molti Millennial e Gen. Z americani avrebbero preferito il più progressista Bernie Sanders, a parità di età ma con il vantaggio di essere supportato dalla parlamentare più giovane mai eletta alla Camera, Alexandria Ocasio-Cortez.

Ambiente vs. economia

Il terreno di scontro tra Biden e Trump è lo stesso: la critica alla gestione della pandemia (il 59% degli americani la ritiene fallimentare), il disinteresse per i temi ambientali e la volontà di spingere l’economia americana. Le elezioni Usa hanno premiato moderazione e lungimiranza: doti, peraltro, di solito non considerate come tipiche dei giovani. Non in questo caso, però.

La generazione di Greta ha votato per corrispondenza per non aggravare la situazione della pandemia in Usa e considera un vanto occuparsi di politica. Molti sono troppo giovani per ricordare l’11 settembre ma sono stati irrimediabilmente segnati da quell’evento, dalle crisi economiche e dalle proteste antirazziali. Una generazione di pasionari che, nonostante non si riveda nello scontro elettorale tra due anziani, sa da quale parte far pesare il proprio voto.

La generazione che ha consegnato le elezioni Usa a Joe Biden crede nella sanità pubblica, nella difesa dell’ambiente, nei diritti civili e nella cooperazione economica. “Più che il candidato, mi interessano i temi. Non sono entusiasta di Joe Biden, ma tra i due è l’unico a cui sta a cuore il cambiamento climatico“. La voce di uno tra gli elettori tra i 18 e i 29 anni che affermano di votare democratico (sono il 63%), dice tutto.

Elezioni Usa: l’altra faccia della medaglia

Molti giovani americani restano saldamente repubblicani. In North Carolina Madison Cawthorn, 25 anni, diventa il più giovane membro del Congresso: il suo primo tweet è in perfetto stile Trump, “Piangi di più, liberale“. Le ragioni che tengono i giovani elettori Usa tra le fila dell’elefante sono l’economia e il mercato del lavoro: eccessivamente normati durante l’era Obama secondo Hayden Padgett, 30enne rappresentante dei giovani repubblicani dei Texas che dichiara “Come giovane credo che i giovani, considerati i livelli pre-pandemia, vogliano un ambiente di opportunità come quello creato da Trump“.

Anche nella gestione della pandemia c’è l’altro lato della medaglia. Trump viene elogiato dai giovani repubblicani per non aver imposto un lockdown nazionale, rispettando le libertà dei singoli Stati e, per esteso, dei cittadini. Le elezioni Usa si sono giocate, per una volta, non sulla pelle dei più giovani: sono loro ad aver vinto, nonostante tutto.

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