Nell’anno del Covid diminuiscono gli articoli e i toni allarmistici sui migranti.

I bambini e gli adolescenti rifugiati sono spesso assenti dal racconto dei media italiani. Nel Rapporto della Carta di Roma 2020, il codice deontologico dei giornalisti concernente i migranti, vengono analizzati articoli di stampa e servizi tg. Nel 2020 i media italiani sul tema delle migrazioni hanno scritto meno articoli e usato toni meno allarmistici. Secondo l’introduzione del sociologo Ilvo Diamanti, dopo molti anni pare che gli immigrati siano divenuti meno stranieri. Meno lontani e ostili, ai nostri occhi, ai nostri sentimenti. Per diverse ragioni. In particolare, perché oscurati e messi in ombra da altri problemi. Da altre paure. Una su tutte: il coronavirus”.
Ma se il coronavirus ha distolto l’attenzione dei media dal tema, i toni utilizzati dalla stampa italiana rimangono comunque monopolizzati dal dibattito politico. Infatti l’attenzione sui migranti è anche conseguenza della tematizzazione politica del fenomeno migratorio.

bambini e adolescenti nei media

Fonte: “Notizie di transito” VIII Rapporto della Carta di Roma

Quasi assenti gli articoli sui bambini e gli adolescenti rifugiati

Se c’è stato in generale un miglioramento della rappresentazione dei migranti sulla stampa, i bambini e gli adolescenti rifugiati rimangono assenti dalle pagine dei giornali e dai servizi dei tg italiani. “E anche quando questi gruppi sono presenti, sporadicamente, nei reportage dei giornalisti, i media tendono a focalizzarsi su fatti geopolitici relativi alle aree di provenienza, alle difficoltà dei loro viaggi e alle notizie inerenti al crimine”, racconta a Buone Notizie Valentina Baú, ricercatrice in Comunicazione allo Sviluppo all’University of New South Wales di Sidney.

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In un interessante articolo, pubblicato su Open Migration, Valentina Baú discute i risultati di uno studio sulla rappresentazione dei bambini e degli adolescenti rifugiati nei media italiani. Alla fine del 2018, ha condotto interviste con redattori, direttori della comunicazione, addetti stampa di sei delle principali organizzazioni che lavorano nell’accoglienza dei migranti in Italia: UNICEF, InterSos, Médecins Sans Frontières, Emergency, OIM e Oxfam. Le raccomandazioni che emergono da questo studio per una copertura mediatica adeguata sui minori rifugiati sono state raccolte nell’articolo “Ridefinire l’immagine dei bambini e degli adolescenti rifugiati nei media. Impressioni dal fronte italiano”.

Buone Notizie ha intervistato Valentina Baú per riflettere su come ridefinire la copertura mediatica dei bambini e degli adolescenti rifugiati. “Il tema delle migrazioni e ancora di più dei bambini e adolescenti migranti è uno di quegli argomenti dove ci vuole sensibilità, dove le parole messe nella maniera sbagliata possono avere delle ripercussioni abbastanza importanti a livello sociale”, dice la ricercatrice.

La rappresentazione dei bambini e degli adolescenti rifugiati: tra pietà e paura

Dalle interviste condotte da Valentina Baú è emerso che i media tendono a stimolare la “pietà” del pubblico. Si concentrano anche sulla violenza fisica e sugli episodi tragici, come i casi di naufragi nel Mediterraneo. “Quando si parla di bambini, trovo molto più facile ottenere l’attenzione e l’empatia dei giornalisti. Quando c’è un naufragio, ad esempio, una delle prime domande che ricevo dai giornalisti è “quanti bambini c’erano a bordo?”. Questo perché se il giornalista scrive “c’erano anche 10 bambini a bordo”, purtroppo l’articolo viene recepito come più “accattivante”; è più commovente, più impressionante, può fare la prima pagina”, racconta un intervistato. Di solito c’è un momento di particolare attenzione sulla vicenda e poi si torna al silenzio. Come la foto di Aylan, il bambino profugo siriano annegato nell’ottobre del 2015 davanti a una spiaggia turca.

La stampa tende poi a concentrarsi su storie legate alla criminalità. E se i bambini spesso generano empatia, gli adolescenti sono descritti dalla stampa come “giovani uomini” e sono utilizzati per suscitare paura. “Molto spesso il bambino viene escluso del tutto dalla comunicazione con i media, mentre il focus è posto sulla criminalità dei migranti in generale, che è sempre un elemento che attira più attenzione”, dice un intervistato, “o quello che fa notizia è lo spacciatore minorenne. C’è una narrazione sempre più basata sulla paura e anche i bambini e gli adolescenti sono entrati in questa narrazione. Non è vero che gli italiani non vogliono rifugiati: gli italiani devono essere messi in condizione di non temere i rifugiati”.

“I motivi per cui si migra sono complessi e vanno raccontati bene”

Secondo Valentina Baú “la copertura mediatica sui rifugiati e i richiedenti asilo si concentra molto sui viaggi in barca o sugli episodi che sono capitati quando sono arrivati in Italia o nei centri accoglienza. Invece si parla poco delle dinamiche politiche sociali e culturali e anche economiche che spingono le persone a migrare.  Si cita un conflitto o se c’è stato un disastro, però non sono raccontate molto bene le dinamiche per cui certi gruppi hanno dovuto fare la scelta di intraprendere un viaggio. Magari ci sono  motivi culturali religiosi e sociali così complessi che sono difficili da capire quando non vengono rappresentati nella maniera giusta”.

La ricercatrice cita la storia di Alex, un bambino di 8 anni partito dall’Eritrea e sbarcato in Italia. Il bambino è scappato da diversi centri di accoglienza per raggiungere la sorella in Germania. I media italiani hanno raccontato la storia di Alex limitatamente al suo viaggio, senza dire nulla dei motivi per cui il bambino ha intrapreso la migrazione da solo.

Per tutelare i bambini e gli adolescenti rifugiati le organizzazioni che si occupano di loro cercano di proteggerli principalmente tenendoli lontani dal contatto diretto con il giornalista. Tuttavia, seppur il concetto di tutela sia fondamentale, secondo Valentina Baú bisognerebbe trovare un equilibrio e dare loro l’opportunità di raccontare le loro storie, seguendo le giuste linee guida e gli strumenti deontologici dei giornalisti. “Sarebbe bello sentire più voci dei bambini stessi. Ci sono dei bambini e adolescenti che vorrebbero raccontare la loro storia, da quali realtà sono venuti e come stanno vivendo l’esperienza italiana”. 

La Carta di Roma: una guida per i giornalisti

Per un’informazione corretta riguardante richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana hanno redatto la Carta di Roma. Nel Protocollo deontologico si raccomanda ai giornalisti di usare termini giuridicamente appropriati; evitare informazioni che possano creare allarmi ingiustificati; tutelare i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti e interpellare esperti e organizzazioni specializzate per fornire un’informazione chiara e completa, che guardi alle cause dei fenomeni. Secondo Valentina Baú: “la Carta di Roma è un ottimo documento a cui fare riferimento ed è nato per delle ragioni importanti. I concetti della Carta di Roma non sono ancora seguiti alla perfezione o comunque in maniera accurata quindi si dovrebbe cercare di seguirli con più attenzione”. 

Il giornalismo costruttivo come chiave per parlare di bambini e adolescenti rifugiati

Uno degli intervistati dello studio prodotto da Valentina Baú dichiara: Abbiamo bisogno di un giornalismo che sia più costruttivo, che sia la chiave per smettere di offrire solo cattive notizie e presentare invece un’indagine che non solo esamini una situazione di disagio, mancanza di sicurezza e sofferenza, ma che metta al centro anche cosa si può fare o cosa si è fatto per affrontarla”.

Secondo lo studio innanzitutto bisogna parlare più di integrazione, di esperienze, episodi, processi che i bambini e gli adolescenti rifugiati intraprendono per poter diventare parte della società italiana. “È importante quindi una comunicazione più regolare e più omogenea per quanto riguarda questi gruppi”.

Si raccomanda una riformulazione generale delle storie sui bambini e adolescenti rifugiati. Come suggerito da uno degli intervistati, Valentina pensa che “Si potrebbe realizzare una specie di alleanza tra media, Ong e Agenzie dell’Onu. Insomma, creare un meccanismo per cui il contenuto venga presentato in un certo modo così che queste storie vengano raccontate regolarmente”.

Questo articolo è stato scritto per la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2021.

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