Concluso a Roma il pre-vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari.

Dal 26 al 28 luglio si è tenuto a Roma alla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, il pre-vertice dell’ONU sui Sistemi Alimentari e la fame nel mondo. Mentre le precedenti conferenze si sono concentrate su fame e malnutrizione, il raduno di quest’anno ha stabilito un percorso per cambiare il modo in cui produciamo, trasformiamo, commercializziamo e consumiamo il cibo.

L’incontro di Roma è la prima parte del Food Systems Summit che si terrà a settembre a New York e servirà per identificare le azioni concrete. È la prima volta che un vertice delle Nazioni Unite è preceduto da un evento in cui non si lavorerà su un’agenda definita dall’alto, ma tutti i partecipanti concorderanno insieme le strategie per trasformare le filiere alimentari globali.

In agenda: cibo, ambiente, fame nel mondo, agricoltura, cambiamenti climatici, sprechi, sostenibilità

Durante il pre-vertice si è discusso delle circa 2000 proposte arrivate da ogni parte del mondo su cibo, ambiente, fame, agricoltura, cambiamenti climatici, sprechi, sostenibilità. Attraverso questa iniziativa le Nazioni Unite hanno affermato il loro impegno a promuovere i diritti umani e ad assicurare che “i gruppi più emarginati abbiano l’opportunità di partecipare, contribuire e beneficiare del processo”.

Il pre-vertice è stato organizzato dall’ONU e dal Governo italiano e con Rai come Host Broadcaster. Vi hanno partecipato 500 delegati in presenza provenienti da 108 Paesi, 60 ministri e 20 mila persone collegate da tutto il mondo. All’evento sono intervenuti anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, funzionari della Banca Mondiale e di altri organismi multilaterali.

Inoltre sono state ascoltate molte voci che raramente sono sentite nelle sedi ufficiali. Tra questi i piccoli agricoltori, le imprese alimentari, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, gli chef e gli attivisti per i diritti dei contadini.

La fame nel mondo è cresciuta nel 2020

Durante il pre-vertice c’è stato un ampio consenso sul fatto che gli attuali sistemi agroalimentari non funzionano per gran parte della popolazione mondiale. Come afferma l’ultimo rapporto condotto dall’ONU, tra 720 e 811 milioni persone nel 2020 hanno sofferto la fame in tutto il mondo. L’edizione di quest’anno dello Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo rappresenta la prima valutazione globale di questo tipo nell’era della pandemia.

Secondo il rapporto i numeri sono peggiorati di anno in anno e ancora di più durante l’emergenza Covid. Oltre la metà delle persone colpite da insicurezza alimentare moderata o grave vive in Asia e più di un terzo in Africa. Per insicurezza alimentare si intende lo stato di incertezza nel procurarsi alimenti, finire le scorte di cibo, soffrire la fame e, nei casi più estremi, restare senza cibo per uno o più giorni.

fame nel mondo

Oltre la metà delle persone persone colpite da insicurezza alimentare moderata o grave nel mondo vive in Asia e più di un terzo vive in Africa.
Fonte: Rapporto ONU sullo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo

Secondo le stime, nel 2020 più di 149 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno un ritardo della crescita, più di 45 milioni quelli deperiti e circa 39 milioni quelli sovrappeso. Ben tre miliardi di adulti e bambini non hanno potuto accedere a una dieta alimentare sana per via dei costi eccessivi. Circa un terzo delle donne in età riproduttiva soffre di anemia.

fame nel mondo

Percentuale di popolazione che non può permettersi una dieta sana
Fonte: Rapporto ONU sullo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo

La pandemia e i cambiamenti climatici aggravano la fame nel mondo

In molte regioni del mondo la pandemia ha provocato recessioni e messo a repentaglio l’accesso alle risorse alimentari.Le flessioni economiche come conseguenza delle misure di contenimento del Covid-19 in tutto il mondo hanno contribuito a uno dei maggiori aumenti della fame nel mondo da decenni”, si legge nel rapporto dell’ONU.

La pandemia ha anche causato un calo dei redditi soprattutto delle famiglie rurali delle regioni in via di sviluppo. L’80% dei più poveri del mondo, 600 milioni di persone, vive in aree rurali e lavora nel settore agricolo. Già prima della pandemia la fame era in aumento soprattutto nei Paesi in guerra, con altre difficoltà economiche o con profonde disuguaglianze.

Anche gli eventi climatici estremi, come le siccità o le alluvioni, aggravano la fame nel mondo. Secondo il rapporto, questi problemi sono destinati a peggiorare man mano che l’offerta di cibo diminuisce a causa dell’aumento delle temperature, la scarsità di acqua e la perdita di biodiversità.

Una combinazione di sforzi per fermare la fame nel mondo

Qu Dongyu, Direttore Generale della FAO, ha dichiarato che la trasformazione dei sistemi alimentari dovrà avvenire attraverso una combinazione di sforzi sui fronti economico, ambientale e anche culturale. Dando priorità alle riforme del sistema alimentare, si potrà rafforzare l’economia globale e dare impulso all’obiettivo 2 di sviluppo sostenibile dell’ONU per il 2030: “Porre fine alla fame nel mondo, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.

In questo senso anche la Dichiarazione di Matera, adottata a giugno al G20 Affari Esteri e Sviluppo, mette la nutrizione al centro dell’agenda diplomatica mondiale. 

Durante il pre-vertice si è concluso che solo promuovendo un discorso mondiale sui sistemi alimentari si possono raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Infatti i sistemi alimentari sono strettamente collegati ad altri obiettivi di sviluppo. Tra questi il progresso in materia di clima, finanziamento dello sviluppo, salute e diritti umani.

Investire nelle aree rurali

QU Dongyu ha ribadito il suo appello per maggiori investimenti nelle aree rurali dove è consumato la maggior parte del cibo. “Consentitemi di ripetere ancora una volta il mio messaggio principale: dobbiamo riorientare le nostre energie e i nostri investimenti nelle aree rurali”, ha affermato Qu, “Investire nel settore agricolo è la soluzione per debellare la fame”.

In questo senso va il progetto di un gruppo di donne agricoltrici di Chemba, in Mozambico. Il Mozambico è spesso colpito da siccità e da inondazioni. Oltre a perdere cibo e fonti di reddito, questi disastri spazzano via anche i campi. Per ricominciare c’è bisogno di semi freschi, ma la conservazione dei semi è il punto debole per la comunità di Chemba. Con il finanziamento della cooperazione allo sviluppo austriaca e il sostegno della FAO, sono state create banche di semi e adottate tecniche di conservazione agricola che permettono di riseminare i campi dopo gli eventi climatici estremi.

Includere i più fragili e mobilitare investimenti

Il pre-vertice ONU ha concordato sull’urgenza di responsabilizzare le donne, i giovani e le popolazioni indigene per porre fine alla fame nel mondo. Le donne rurali, quando partecipano ai sistemi alimentari delle loro comunità, hanno più cibo, il loro stato nutrizionale migliora, i redditi rurali aumentano e i sistemi alimentari sono più efficienti e sostenibili.

Per aumentare la produzione di cibo in tutto il mondo si dovranno valorizzare i sistemi alimentari indigeni. I piccoli produttori indigeni dovranno essere al centro di politiche pubbliche globali che valorizzino l’utilizzo dei loro sistemi alimentari. Gli agroecosistemi saranno utili soprattutto per far fronte ai cambiamenti climatici.

Inoltre, per debellare la fame nel mondo, l’ONU auspica che siano mobilitati investimenti pubblici e privati ​​per finanziare soluzioni ecosostenibili. A questo proposito, il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo, la Cassa Depositi Prestiti e l’Agenzia Francese di Sviluppo hanno annunciato una coalizione per finanziare sistemi alimentari equi e sostenibili.

“È tempo di passare all’azione”

Nel concludere il pre-vertice, il Direttore Generale della FAO ha osservato che “è tempo di passare all’azione”. Il cibo è un diritto fondamentale della persona e garantisce al tempo stesso il futuro del pianeta.

La vice Segretaria Generale dell’ONU, Amina J. Mohammed, ha concluso: Proprio come il cibo ci unisce come culture e comunità, può anche unirci attorno alle soluzioni. Questo pre-vertice è motivo di speranza durante la crisi Covid e ha chiarito che non possono esserci conversazioni separate su cibo, clima, salute, nutrizione, energia, oceani e biodiversità. È stato anche chiarito che i governi da soli non possono realizzare questo programma. Richiederà nuovi modi di lavorare. Richiederà nuove mentalità. Può anche significare lavorare con partner nuovi”.

I dialoghi del pre-vertice di Roma hanno anche mostrato che le soluzioni e le azioni devono essere adattate alle realtà locali e regionali. Un ulteriore passo per delineare le azioni concrete per debellare la fame nel mondo ci sarà con il vertice ONU di settembre a New York.

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