Ucraina e Russia hanno firmato gli accordi del grano con l’Organizzazione delle Nazioni Unite sotto la mediazione della Turchia. Si sblocca così l’export delle migliaia di tonnellate di frumento rimaste in stock nei porti ucraini dall’inizio del conflitto. Il Segretario Generale ONU, António Guterres, ha salutato gli accordi come un “faro di speranza” nel Mar Nero. Per il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, l’eventuale pace sarebbe un “beneficio per l’intera umanità”.

Cosa prevedono gli accordi di Istanbul

Il 22 luglio, Ucraina e Russia hanno firmato ad Istanbul accordi separati con le Nazioni Unite nell’intento di frenare la crisi alimentare globale. L’ONU considera che dai porti ucraini possano arrivare fino a 5 milioni di tonnellate di grano al mese in Medio Oriente, Africa ed Asia sfamando oltre 100 milioni di persone.

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Le navi, in uscita dai porti di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi, monitorate dal Joint Coordination Center (JCC), centro di coordinamento composto da rappresentanti ONU, turchi, ucraini e russi, scaricheranno il grano ad Istanbul e faranno ritorno in Ucraina lungo tre corridoi di mare.

È previsto che le navi ucraine adibite al trasporto di frumento non possano essere attaccate dal nemico ma non potranno trasportare armi. Previste garanzie simili per le navi russe che trasportano fertilizzanti, ma la Russia non dovrà usare i corridoi per una eventuale invasione via mare.

Gli Accordi di Istanbul[1] sono rinnovabili automaticamente dopo 120 giorni.

Ucraina: rispettate le nostre richieste

Il Ministro delle Infrastrutture Ucraino Oleksandr Kubrakov, firmatario dell’accordo per parte ucraina, lo ha apprezzato perché rispetta i termini delle richieste ucraine. Esse prevedono che il controllo delle navi e del carico rimanga in mano ucraina su territorio ucraino e sotto controllo ONU una volta giunte ad Istanbul.

Il Ministro Kubrakov ha dichiarato su Facebook che “grazie all’accordo l’Ucraina sarà in grado di esportare rapidamente circa 20 milioni di tonnellate di cereali stoccati nei suoi magazzini e fare spazio per nuovi raccolti”.

Erdogan e Guterres parlano di pace e speranza

La firma degli accordi è stata salutata molto positivamente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha affermato: “c’è un faro sul Mar Nero. Un faro di speranza, un faro di possibilità, un faro di sollievo, in un mondo che ne ha bisogno più che mai“. Guterres ha inoltre plaudito l’essenziale perseveranza dell’impegno turco nella mediazione, ed Ucraina e Russia per aver “superato ostacoli e messo da parte differenze che hanno spianato la strada ad una iniziativa al servizio dell’interesse generale di tutti”.

Per il Presidente turco Erdoğan con il documento concordato[2] si contribuisce “alla prevenzione della carestia che rischia di colpire miliardi di persone in tutto il mondo”. Nell’evidenziare che l’attenzione della comunità internazionale è fondamentale per il rispetto degli accordi, Erdoğan ha descritto il conflitto in corso come guerra sbagliata e senza vincitori che necessita invece di trattative per una pace giusta senza vinti. Il Presidente turco ha aggiunto inoltre che “se l’atmosfera amichevole e pacifica instaurata dovesse trasformarsi in passi verso la fine della guerra sarà l’intera umanità a beneficiarne”.

Timori sulla tenuta degli accordi

Nei giorni successivi la firma degli accordi, nell’attesa della partenza della prima nave, alcuni attacchi subiti dall’Ucraina con missili da crociera russi diretti verso alcune installazioni nel porto di Odessa hanno aumentato i timori che gli accordi stessero per saltare. Il prezzo del grano, calato ai livelli pre-guerra dopo le firme, è risalito.

Nel timore generale, il Presidente turco ha proposto una visita all’omologo russo Vladimir Putin, confermata per il 5 agosto a Sochi. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ne ha parlato come occasione per uno “scambio di pareri” sull’effettiva implementazione degli accordi di Istanbul. Nel frattempo le attività per l’export del grano dai tre porti ucraini sono finalmente ricominciate.

Come possono rimanere in piedi

Nonostante gli accordi siano indiretti, due elementi formali ne rafforzano la stabilità: da un lato, una risoluzione delle Nazioni Unite ratifica la validità dei documenti separati e dall’altro, il loro rinnovo si basa sulla regola del silenzio assenso che rende poco plausibile per una delle parti la disdetta senza sottoporsi all’accusa di incentivare la fame mondiale.

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[1] Accordi di Istanbul, fonte: Ukrinform

[2] fonte: sito ufficiale della Presidenza della Turchia

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Pasquale De Salve

Sono laureato in Filosofia e scrivo per passione. Qui scrivo di ambiente, politica, diritti e qualche volta anche di altro. Cerco di intendere il mondo per quello che è, ma di utilizzare quelle poche parole che ho a disposizione perché possa migliorare. Il suo cambiamento, però, dipende dallo sforzo di ognuno di noi!

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