Il Pakistan è una terra profondamente religiosa e legata alle antiche tradizioni. Tuttora, nonostante un’eredità culturale ricca e affascinante, ci sono dei meccanismi che limitano l’emancipazione delle donne e il riconoscimento dei loro diritti.

Da alcuni anni sono nati dei fenomeni di attivismo digitale: i social network, in particolare modo Instagram, danno voce alle donne, che esprimono così ciò che socialmente non potrebbero dire. Sono tante, colte e stanno diventando un modello per le altre donne che vivono in Pakistan, in Medio Oriente e nel Sud Est asiatico.

La lotta per i diritti delle donne nel Pakistan di oggi

È stata intervistata Elisabetta Campagni, l’abbiamo già conosciuta in un altro articolo. Dottoranda all’università Ca’ Foscari di Venezia, si occupa di arte digitale e di attivismo delle donne, in particolare in India e in Pakistan. Proprio da Lahore, capitale del Punjab pakistano, con collegamenti Internet più o meno stabili, Elisabetta ha raccontato come si muovono le donne attiviste in questa terra di miti e di culture. 

“In questi ultimi anni femministe, attivisti, intellettuali e gruppi di studenti pakistani, hanno fatto sentire la loro voce per tutelare maggiormente il mondo delle donne – esordisce Elisabetta – Dopo accuse anche da parte delle Nazioni Unite di violenze e uccisioni di genere, il 2022 si è aperto con la promessa di ottenere la creazione di tribunali per la tutela delle donne. Il giudice capo del Pakistan, Asif Saeed Khosa, ha dichiarato che entro la fine del 2022 apriranno 1016 tribunali in tutto il Paese, per la tutela dalla violenza di genere. L’obiettivo è consentire alle donne di poter denunciare gli uomini che le maltrattano o abusano di loro: dando ad esse una voce legale, senza paura e ripercussioni.

Le donne che ho incontrato, che si occupano di attivismo digitale, parlano liberamente, mostrando con le loro immagini e ciò che, altrimenti, non potrebbero dire. Molte di esse si sono trasferite in Europa, dove possono anche realizzare mostre: rimangono comunque legate al Pakistan o ad altre terre, come l’India. La grande rilevanza è la loro cultura: arrivano da contesti famigliari benestanti e questo le ha da sempre rese donne più libere. Nonostante ciò si rivolgono in particolare a chi questa libertà non può viverla, perché legate ad un contesto famigliare tradizionalista. In poco tempo il fenomeno si amplierà e sono sicura che le donne del Pakistan inizieranno, con questi esempi, a far sentire maggiormente la loro voce”.

L’attivismo digitale per le donne: le opere di Kanza Naheed

Elisabetta, ci ha presentato virtualmente una giovane illustratrice dal Pakistan: Kanza Naheed. Le sue illustrazioni hanno colori vivaci, spesso frasi in inglese che denunciano ciò che succede in Pakistan. Proprio su Instagram è avvenuta la nostra intervista. Visitate il suo profilo Instagram, per contattarla e conoscere tutti i suoi lavori @kyounnahi.

Kanza e l’attivismo per le donne del Pakistan in una sua opera. Disegno di Kanza Naheed @kyounnahi

Mi chiamo Kanza Naheed – si presenta Kanza dal Pakistan mi sono trasferita a Berlino. Con le mie opere di attivismo digitale cerco di esprimere ciò che prima non potevo dire pubblicamente. Sono un’autodidatta. Ho lavorato in azienda per molto tempo, ma sono da sempre stata consapevole della mia creatività. Così mi sono lanciata nella creazione di alcuni autoritratti e poi ho continuato a sperimentare con il disegno e la pittura. Uso i colori e scrivo parole in inglese, per essere comprensibile a tutti: questo è il modo per esprimere me stessa.

Cerco di ridefinire degli stereotipi di cui il Pakistan è soffocato e analizzo le aspettative esteriori e il loro impatto sulla salute mentale delle donne. Sogno un mondo in cui tutti siano liberi di esprimere i loro orientamenti e dove non ci sia più violenza. Le mie opere esprimono ciò che voglio che cambi. Mi sento femminista, idealista e sognatrice e voglio dare nuove opportunità alle donne che vivono in Pakistan e non possono trasferirsi in Europa come ho fatto io”.

Erika Mattio

Erika Mattio

Erika Mattio, archeologa, antropologa, viaggiatrice e sportiva, laureanda in Scienze dell’Antichità. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Iran e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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