A settembre, a causa dell’aumento del prezzo del gas, il ministero della Transizione ecologica ha introdotto un decreto per regolare il funzionamento del riscaldamento domestico e degli edifici pubblici.

In particolare, il piano ha modificato la precedente regolamentazione della temperatura e dell’orario di accensione invernale degli impianti, che però varia ancora in base alla collocazione geografica del singolo comune (in diverse zone d’Italia, l’accensione è stata prevista in questi giorni).

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Le misure introdotte dal ministero potrebbero garantire un risparmio complessivo di circa 3.2 miliardi di metri cubi di gas.

Ciò nonostante, per rendere operativo il piano, sono stati attuati dei provvedimenti che tengono poco conto dell’emergenza climatica che stiamo vivendo.

Un ripensamento del meccanismo che regola l’accensione degli impianti termici e l’introduzione di politiche più lungimiranti potrebbero ridurre l’impatto dei nostri consumi anche in vista dei prossimi inverni.

Il piano nel dettaglio

Per quanto riguarda il riscaldamento casalingo, come si può desumere dal grafico, il piano originario limita i tempi di utilizzo degli impianti termici di quindici giorni, ritardando di otto la data di accensione (al 22 ottobre ma poi ulteriormente rinviata) e anticipando di sette quella di spegnimento, al 7 aprile. Il decreto inoltre riduce di un’ora la durata giornaliera di accensione.

I tempi di utilizzo del riscaldamento domestico rimangono invariati per i comuni che sorgono lungo le Alpi e l’Appennino, ma la stretta diventa più stringente per quelle località del Sud Italia caratterizzate da climi più miti.

Il documento stabilisce poi che la temperatura degli edifici abitativi non potrà superare il limite dei 19°, con una soglia di tolleranza di 2°.

Riscaldamento domestico: la suddivisione in fasce climatiche con orari e date di accensione

La suddivisione del Paese in fasce climatiche con date e orari di accensione.

Il piano prevede poi la promozione di alcune campagne di sensibilizzazione volte a promuovere comportamenti consapevoli che possano contribuire a contenere la domanda di gas ed energia elettrica, ad abbassare il costo delle bollette e a diffondere pratiche utili per la riduzione delle emissioni inquinanti.

Tra queste figurano per esempio la riduzione della temperatura e della durata delle docce, l’abbassamento del fuoco dopo l’ebollizione dell’acqua, la riduzione del tempo di accensione delle lampadine e di alcuni elettrodomestici e l’utilizzo di lavastoviglie e lavatrici a pieno carico.

Ripensare il meccanismo per rendere il riscaldamento domestico più sostenibile

Il piano del ministero, sebbene possa contribuire in maniera determinante a contenere l’utilizzo del gas e il costo delle bollette, ha sollevato qualche critica perché non terrebbe conto delle previsioni metereologiche e dei cambiamenti delle condizioni climatiche che hanno interessato il Paese negli ultimi anni.

Come riportato da Altraeconomia, la suddivisione dell’Italia in zone climatiche risale a un decreto presidenziale del 1993. Questo significa che ancora oggi la regolazione dell’accensione del riscaldamento domestico, sebbene ci siano state delle modifiche successive nel 1999 e nel 2013, dipende dalle temperature medie registrate tra il 1961 e il 1990.

Come possiamo osservare in questi giorni, però, le temperature in gran parte del Paese si attestano ancora su valori abbastanza alti e non sembrano dare segno di riduzioni drastiche. Capita spesso poi che dopo alcuni giorni di freddo torni il caldo e che l’arrivo del freddo duraturo ritardi ulteriormente.

Questo suggerirebbe di rivedere la suddivisione in fasce climatiche, introducendo un meccanismo dinamico che di anno in anno tenga conto delle previsioni e del cambiamento delle condizioni climatiche del Paese.

Un ripensamento del sistema permetterebbe di risparmiare gas e di ridurre le emissioni climalteranti.

Secondo uno studio del 2021 realizzato da Elemens per Legambiente, infatti, il gas naturale è il principale vettore energetico impiegato per il riscaldamento domestico (58% del totale), prima di biomasse solide (legname e pellet), e prodotti petroliferi (principalmente gasolio), e contribuisce in maniera determinante alle emissioni di CO2 e polveri sottili.

Utilizzare fonti di energia alternative

Per far fronte ai prezzi elevati, oltre ad aver modificato i parametri di accensione degli impianti per il riscaldamento domestico, il piano del ministero prevede di massimizzare la produzione di energia elettrica utilizzando combustibili diversi dal gas, sfruttando quindi al massimo le residue centrali termoelettriche a carbone, combustibile fossile notoriamente più problematico per quanto riguarda le emissioni climalteranti in atmosfera.

Un provvedimento obbligato, data la situazione, ma che si sarebbe potuto evitare se in passato fossero state adottate misure più lungimiranti, come incentivi e campagne di sensibilizzazione volte all’adozione di fonti di energia alternative e meno impattanti.

Per evitare di commettere nuovamente questo errore governi e amministrazioni pubbliche dovranno incentivare e promuovere l’utilizzo di tecnologie alternative, piuttosto che diversificare i propri fornitori o fare ricorso a fonti di energia climalteranti.

Da questo punto di vista esistono alcuni esempi virtuosi.

A partire da ottobre 2022, nonostante alcuni enti privati abbiano presentato un ricorso su cui il Consiglio di Stato deve ancora esprimersi,  la Giunta di Milano ha messo al bando le caldaie a gasolio: per favorirne la sostituzione, il Comune ha stanziato risorse a fondo perduto per l’acquisto d’impianti di nuova generazione, come pompe di calore e solare termico.

Guardando ad esempi esterni, negli Stati Uniti, invece, la città di San Francisco ha vietato l’installazione di sistemi di riscaldamento a gas naturale nei nuovi edifici residenziali.

Una scelta adottata anche dal Regno Unito, che dal 2025 vieterà l’installazione di sistemi di riscaldamento a gas a favore di soluzioni tecnologiche a minor impatto ambientale.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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