Il 28 gennaio 2023, pochi giorni dopo aver firmato una dichiarazione congiunta con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è volata a Tripoli, in Libia, dove ha incontrato la Ministra degli Affari Esteri del Governo di unità nazionale, Najla al-Mangoush, il Primo Ministro Abdel Hamid Dbeibah e il Presidente del Consiglio Presidenziale dello Stato di Libia, Mohammed al-Menfi. In questa occasione Italia e Libia hanno firmato degli accordi che riguardano il settore energetico e la cooperazione allo sviluppo.

Nella delegazione italiana volata a Tripoli si segnala la presenza di Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, e di Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno.

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La visita in Libia, così come quella in Algeria, rientra all’interno della strategia nazionale di rafforzamento delle relazioni con i Paesi del Mediterraneo e di consolidamento del ruolo italiano nella regione. In particolare, i colloqui tra le due delegazioni si sono incentrati sul settore energetico – i proventi del petrolio, nel 2021, hanno rappresentato il 98% delle entrate pubbliche libiche – e sui flussi migratori in partenza dalla Libia.

I rapporti tra Italia e Libia

Fin dal secolo scorso, a causa della vicinanza geografica tra i due Paesi e delle potenzialità estrattive ed energetiche dello Stato nordafricano, l’Italia ha guardato alla Libia come a un’importante opportunità di sviluppo economico. La Libia, inoltre, rappresenta il punto di arrivo dei flussi migratori che attraversano il continente africano, tanto che dalle sue coste sono partiti molti dei 105.129 migranti arrivati in Italia nel 2022.

Al momento la Libia è divisa politicamente e territorialmente tra due governi rivali. La capitale Tripoli e il nord-ovest del paese sono controllati dal Governo di unità nazionale, riconosciuto dall’ONU, e attualmente guidato del primo ministro Abdul Dbeibah. L’est del paese e vaste zone della Libia centrale, invece, sono guidate dal governo parallelo di Fathi Bashagha, su cui il generale Khalifa Haftar detiene una grande influenza.

In questi anni, l’Italia ha sostenuto il processo delle Nazioni Unite che ha portato alla formazione del Governo di unità nazionale tripolitano, sebbene non abbia mai chiuso definitivamente il dialogo con quello vicino al generale Haftar. Al momento l’ONU si sta sforzando di riportare le dinamiche dei negoziati e del dialogo sotto la propria egida, tanto è vero che l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Abdoulaye Bathily, sta lavorando a una nuova iniziativa per rilanciare il percorso di stabilizzazione.

La strategia di Bathily mirerebbe a favorire i presupposti per la nascita di un governo unificato che possa portare il Paese alle elezioni. Per fare ciò, l’inviato delle Nazioni Unite si è messo in contatto con varie cancellerie e ha cercato il coinvolgimento di attori forti, tra cui si pensa proprio Roma e Washington, per la quale si segnala la visita in Libia del direttore della CIA William Burns.

In cosa consistono gli accordi tra Italia e Libia

La questione migratoria rappresenta una delle priorità del governo italiano, e come dichiarato dalla stessa Presidente del Consiglio, l’Italia sta premendo affinché anche Bruxelles se ne occupi maggiormente. In particolare, i colloqui tra le due delegazioni si sono concentrati sulle questioni dei salvataggi in mare, sulla redistribuzione dei migranti e sui rimpatri assistiti. A questo proposito, Italia e Libia hanno firmato un accordo per la consegna di cinque motovedette, finanziate dall’Unione Europea, che dovrebbero facilitare il controllo delle acque costiere libiche.

Inoltre, in un’ottica di maggiore controllo dei confini meridionali dello Stato nordafricano, si è sottoscritto un protocollo d’intesa per il rafforzamento della cooperazione bilaterale contro il traffico illecito di esseri umani e per lo stanziamento di investimenti sulla cooperazione allo sviluppo.

Proprio quest’ultimo punto rappresenta un elemento importante del cosiddetto “Piano Mattei” italiano, una strategia che prevede la creazione di quelle condizioni che possano favorire lo sviluppo dei Paesi del bacino mediterraneo e limitare drasticamente l’immigrazione clandestina.

A tal proposito, l’AD di ENI, Claudio Descalzi, e il CEO della libica National Oil Corporation (NOC), Farhat Bengdara, hanno firmato un accordo per avviare lo sviluppo delle ”Strutture A&E”, una strategia che dovrebbe aumentare la produzione di gas libico, sia per rifornire il mercato interno libico, che quello europeo.

Come riporta ENI, la “Strutture A&E” è il primo grande progetto ad essere sviluppato in Libia dall’inizio del 2000 e consiste in due giacimenti di gas, chiamati rispettivamente “Stuttura A” e “Struttura E”, situati al largo della Libia. La produzione di gas inizierà nel 2026 e raggiungerà un plateau di 750 milioni di piedi cubi di gas standard al giorno. La produzione sarà assicurata attraverso due piattaforme principali collegate agli impianti di trattamento esistenti presso il complesso di Mellitah, connesso all’Italia tramite il gasdotto Green Stream.

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Marzio Fait

Marzio Fait

Marzio Fait. Svolgo un progetto di servizio civile presso il Forum trentino per la pace. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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