A quasi un mese dal Forum tra Russia ed Africa, è approdata il 18 agosto ad Istanbul la nave “Joseph Shulte” proveniente da Odessa. Si tratta del primo cargo commerciale a salpare da un porto ucraino dopo l’uscita della Russia dall’accordo sul grano siglato lo scorso anno. Alcune settimane prima Mosca aveva bombardato dei silos presenti in uno dei principali porti ucraini sul Danubio, Izmail, destando l’allarme della comunità internazionale e l’attenzione del presidente turco Erdogan, che ha prontamente invitato Putin alla calma.

La “Joseph Shulte” è la prima imbarcazione a sfruttare il nuovo “corridoio umanitario”, ha dichiarato il ministro ucraino Alexander Kubrakov. Nella speranza che iniziative simili possano incontrare l’avallo di Mosca e stimolare l’approdo al tavolo negoziale.

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Putin, Russia in grado di fornire grano gratuitamente in Africa

Il 27 e 28 luglio  si è tenuto a San Pietroburgo il secondo Forum economico e umanitario tra Russia ed Africa.

La kermesse inaugurata dalle autorità russe a Sochi nel 2019, quest’anno si è rivelata però al di sotto delle aspettative. Tuttavia, ciò non ha impedito a Mosca di giudicare positivamente l’esito del summit, contribuendo a rendere l’Africa un terreno sempre più importante nello scacchiere internazionale.

La Federazione Russa è disponibile a sostituire il grano ucraino sia su base commerciale che sotto forma di assistenza ai Paesi africani più in difficoltà, ha dichiarato il presidente Putin in apertura del Forum. Aggiungendo che già dai prossimi mesi Mosca fornirà grano gratuitamente a sei Stati africani. Si tratta del Burkina Faso, dello Zimbabwe, del Mali, della Somalia, della Repubblica Centrafricana e dell’Eritrea, a cui andranno destinate tra le 25.000 e le 50.000 tonnellate di grano.

La mossa della Russia avviene dopo che Mosca, qualche giorno prima, aveva deciso di non rinnovare l’accordo sull’esportazione del grano mediato dalla Turchia e sostenuto dalle Nazioni Unite, il 22 luglio dello scorso anno.

La Russia intende far valere così il suo ruolo e la sua posizione strategica, facendosi garante in prima battuta delle forniture verso quei Paesi in via di sviluppo, che da soli assorbono il 65% del grano esportato.

La missione della Russia in Africa non si gioca soltanto sull’esportazione di grano

Se il blocco alimentare costituisce sicuramente un’arma fondamentale per Mosca, esso non rappresenta tuttavia l’unico strumento a disposizione della Russia.

Occorre ricordare, infatti, che le guerre moderne, a differenza di quelle del passato, hanno regole che si potrebbero qualificare come “non ortodosse”. Il ruolo dei mezzi non militari per raggiungere obiettivi politici e strategici è cresciuto e, in molti casi, ha superato il potere della forza delle armi nella sua efficacia, ricorda Valerij Vasil’evič Gerasimov, capo di stato maggiore generale delle Forze armate russe, nell’articolo in cui presenta la cosiddetta “dottrina” che porta il suo nome (Military Review, January-February 2016, p. 24).

Nell’offensiva narrativa perseguita da Mosca e rilanciata dal suo leader, il continente africano si sta trasformando in un “nuovo centro di potere”. E sebbene l’egemonia di alcuni paesi stia retrocedendo, “alcune manifestazioni del colonialismo persistono e sono ancora praticate dalle ex potenze coloniali, in particolare nelle sfere economica, dell’informazione e umanitaria” (Tass, 28 luglio).

Dal grano alla sicurezza, la campagna russa in Africa

Per tale motivo la Federazione Russa intende perseguire una strategia verso l’Africa ben precisa. Un piano che mira ad implementare la cooperazione, offrendo inoltre ai Paesi africani una sponda politica nella comunità internazionale, in virtù del passato non coloniale nel continente.

Un ritorno della Russia in Africa implica una “presenza fisica, diplomatica e ufficiale”, ha affermato Mikhail Bogdanov, rappresentante presidenziale per il Medio Oriente e l’Africa. Ciò significa apertura di consolati ed ambasciate lì dove non sono presenti e ampliamento della rete di centri scientifici e culturali russi.

Lungo quest’asse si inscrivono le quattro dichiarazioni adottate in materia di prevenzione della corsa agli armamenti nello spazio; cooperazione nella sicurezza informatica; rafforzamento della cooperazione nella lotta al terrorismo; partenariato Russia-Africa, che attuerà le decisioni del vertice. Senza dimenticare la firma, da parte del Governo russo, di un memorandum con l’Organizzazione per lo sviluppo africano e la Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale.

Un nuovo ordine internazionale fondato su una sovranità autentica e sull’equità

Il presidente russo Putin ha inoltre affermato che è favorevole all’ampliamento del ruolo dei Paesi africani all’interno dell’Onu, compreso il Consiglio di sicurezza. Russia e Africa sostengono infatti la formazione “di un ordine mondiale più giusto [e] insieme difendono la Carta delle Nazioni Unite”.

Un ordine internazionale fondato su “un’aspirazione intrinseca a difendere la sovranità autentica, il diritto al proprio percorso di sviluppo”, ha aggiunto Putin (Tass, 28 luglio).

Sono queste le coordinate strategiche sulle quali la Russia intende far leva per ritagliarsi uno spazio nel continente africano. È ancora una volta la ricerca di equilibrio a giocare un ruolo decisivo nello scacchiere internazionale. Nella speranza di trovare un assestamento tra potenze in grado di non far deflagrare la situazione.

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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