Dopo essere già stato in Ucraina, in Russia e negli Stati Uniti, dal 12 al 15 settembre l’inviato speciale del Papa, mons. Matteo Zuppi, si è recato in Cina “per sostenere iniziative umanitarie e la ricerca di percorsi che possano condurre ad una pace giustatra Russia e Ucraina.

In poco meno di quattro mesi, la Santa Sede ha profuso uno sforzo diplomatico non indifferente. Kiev, Mosca, Washington, e adesso Pechino, sono state le tappe che Zuppi ha toccato per tentare di schiudere una prospettiva che andasse oltre il conflitto. Destreggiarsi tra interessi di parte e legittimazioni più o meno fondate, come sta provando a fare la Santa Sede, dà prova di grande capacità di ascolto e al contempo denota una volontà di percorrere ogni strada possibile per raggiungere l’esito sperato.

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La visita di Zuppi e la difficile situazione che vive la Cina

Il viaggio di  Zuppi in Cina cade in un periodo molto agitato per la dirigenza cinese. Secondo fonti del FT, sembra che il ministro della Difesa Li Shangfu sia al centro di un’indagine e che sia stato temporaneamente sollevato dall’incarico.

Il terremoto che avrebbe portato alla sua rimozione probabilmente è il medesimo che ha già sconvolto degli equilibri assai importanti ai piani alti della dirigenza di Pechino. Nel mese di luglio, infatti, sono stati rimossi due alti funzionari responsabili delle Forze missilistiche dell’esercito, i quali sono stati accusati di corruzione. Inoltre, nello stesso mese, è stato rimosso anche il ministro degli Esteri Quin Gang.

Segnali preoccupanti di cui si ha la sensazione che abbiano potuto recitare una parte importante nell’assenza dello stesso presidente Xi Jinping al G20 di Nuova Delhi. Secondo la testata nipponica Nikkei Asia, il leader cinese è stato duramente rimproverato dagli anziani del partito, durante l’incontro estivo di Beidaihe.

Nella liturgia del Partito comunista cinese, l’incontro di Beidaihe, meta costiera amata da Mao Zedong, rappresenta un momento chiave per un confronto tra generazioni di vecchi e nuovi leader circa lo stato del Paese. In quell’occasione pare che Xi Jinping sia stato fatto oggetto di dure reprimende da parte di alti dirigenti comunisti in pensione. E ciò a causa dello stato economico che attraversa la Cina, dell’alto tasso di disoccupazione e, infine, per la gestione delle nomine e delle rimozioni.

Zuppi, Santa Sede e Cina avvertono la necessità di unire gli sforzi per favorire canali di dialogo

Zuppi giunge dunque a Pechino in una fase politica alquanto tesa. Il presidente della Cei ha incontrato il 14 settembre il rappresentante per gli Affari Euroasiatici Li Hui.

I temi trattati si sono incentrati sulla guerra in Ucraina e sui drammatici sconvolgimenti sociali ed economici che ne sono seguiti. Sia la Santa Sede che la Cina si sono trovate d’accordo sulla “necessità di unire gli sforzi per favorire il dialogo e trovare percorsi che portino alla pace”. È stato dedicato spazio anche al tema relativo alla sicurezza alimentare, auspicando il ripristino dell’esportazione di cereali verso i Paesi più a rischio.

Dal 2018 la Santa Sede sta cercando di tessere con la Cina un clima di fiducia. In occasione del recente viaggio in Mongolia, papa Francesco ha affermato “che i governi e le istituzioni secolari non hanno nulla da temere dall’azione evangelizzatrice della Chiesa, perché essa non ha un’agenda politica da portare avanti”. 

L’Accordo sulla nomina dei Vescovi cinesi siglato nel 2018 e rinnovato per ben due volte, nel 2020 e nel 2022, deve essere letto in quest’ottica. Ovvero in una ricerca di armonia e di condivisione di scelte, in grado di consentire alla Chiesa di svolgere in pienezza la sua missione evangelizzatrice.

La missione di Zuppi tra le ombre della guerra fredda

Intanto, nelle stesse ore in cui Zuppi giungeva a Pechino, nel cosmodromo di Vostochny (Russia), Vladimir Putin incontrava il leader nordcoreano Kim Jong Un. Un incontro che segna un “ritorno agli anni più bui della guerra fredda”, ha osservato Federico Rampini sul Corriere della Sera. Una notizia che consente a tutti noi di comprendere ancor meglio l’importanza della missione diplomatica che la Roma apostolica sta tentando di mettere in atto.

In un periodo storico davvero complicato la missione di Zuppi in Cina contribuisce ad accendere una luce di speranza. Una luce che proviene da occidente, ma che ha il cuore ad oriente, e che fa leva proprio su questa duplice identità per accreditarsi agli occhi dei popoli e degli Stati.

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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