Dal 9 al 10 settembre 2023, Nuova Delhi, in India, ha ospitato il G20, un’importante piattaforma internazionale che riunisce le principali economie del mondo e che rappresenta una parte significativa della popolazione mondiale. In questa occasione, i leader dei venti Paesi si ritrovano per discutere e mettere in atto strategie che riguardano la politica, l’economia e la finanza.

Dal G20 indiano sono emerse alcune questioni importanti che riguardano la guerra in Ucraina, la firma di un accordo infrastrutturale tra USA,UE, India e Paesi del Golfo Persico che vuole mettere in discussione la Via della Seta cinese e il riconoscimento dell’Unione Africana come membro permanente del G20.

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Cos’è il G20?

Il G20 è formato da 19 Paesi e dall’Unione Europea ed è stato informalmente creato nel 1999 in risposta all’instabilità economica dovuta alla crisi del peso messicano del ’94, alla crisi del sud-est asiatico del ’97 e a quella russa del ’98.

A partire dal 2008, con lo scoppio della crisi economica, il G20 è stato elevato ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri. La convinzione, infatti, era che quella situazione di grave incertezza richiedesse un approccio che affiancasse alle risposte dell’economia e della finanza anche quelle della politica.

Nel 2009, al Vertice di Pittsburgh, su spinta degli Stati Uniti, i Capi di Stato e di Governo hanno deciso di istituzionalizzare il forum, dando vita a un summit annuale. Il G20 non ha una sede fissa: ogni anno un paese diverso ne assume la presidenza e ne ospita gli incontri. Dal momento che non ha un segretariato permanente, l’agenda del gruppo e le sue attività vengono stabilite dalla Presidenza di turno in collaborazione con lo Stato predecessore e quello successore.

Una foto del G20 italiano, che si è svolto a Roma il 30 e il 31 ottobre 2021. Il focus del forum era incentrato sul tema: "People, Planet and Prosperity".

Una foto del G20 italiano del 2021 dedicato al tema “People, Planet and Prosperity”.

Di cosa si è parlato al G20 in India

A sorpresa, viste le grandi divisioni che caratterizzano i Paesi del G20, i leader mondiali hanno adottato una dichiarazione comune sulla guerra in Ucraina. Il documento ha suscitato molte polemiche perché non condanna direttamente l’aggressione russa, ma richiama in maniera generica gli Stati a rispettare il diritto umanitario internazionale, l’integrità territoriale e la sovranità altrui.

Il Ministero degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha affermato che la dichiarazione non ha “nulla di cui andare fieri” e ha aggiunto che una presenza ucraina avrebbe permesso ai partecipanti di comprendere meglio la situazione vissuta dal suo Paese.

Secondo il Post, ci sono due ragioni che giustificano questa concessione da parte dei Paesi membri: la prima riguarda la necessità di preservare la centralità del G20 di fronte alla concorrenza di altri eventi simili, come la riunione dei paesi emergenti BRICS, che negli ultimi anni ha guadagnato l’attenzione dei Pasi del Sud globale (BRICS è un acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. È un raggruppamento di economie dalle caratteristiche simili, che ha tra i principali obbiettivi la de-dollarizzazione del mercato finanziario globale). A questo proposito, i Paesi membri hanno deciso di includere come membro permanente del G20 l’Unione Africana,  un’organizzazione internazionale di libero scambio che comprende la maggior parte degli stati africani.

La seconda ha a che fare con la volontà di offrire una vittoria diplomatica al Primo ministro Narendra Modi, percepito dall’Occidente come un importante alleato in funzione anti-cinese. Modi ha sfruttato il vertice di Nuova Delhi per dimostrare che l’India mira a diventare una potenza diplomatica di rilievo. Se, come si è rischiato, il G20 fosse stato l’unica edizione a non avere una dichiarazione finale, sarebbe stata una grossa umiliazione. Le cancellerie occidentali hanno preferito evitarla, a costo di grosse concessioni.

I paesi del G20, dopo il vertice in India che ha permesso l'entrata dell'UA.

In rosso gli Stati del G20. In verde l’Unione Africana.

L’IMEC come risposta alla Via della Seta cinese

Durante il vertice, è stata annunciata un’importante iniziativa infrastrutturale, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC): UE, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e USA hanno firmato un memorandum d’intesa per collegare l’Indo-pacifico al Medio oriente e all’Europa attraverso ferrovie, porti, linee elettriche e gasdotti.

Il patto giunge in un momento critico, in cui gli Stati Uniti puntano a contrastare la minaccia rappresentata dalla Belt and Road Initiative cinese, proponendo Washington come partner e investitore affidabile per i Paesi in via di sviluppo del G20.

A questo proposito, in un bilaterale a margine del G20, Giorgia Meloni ha informato il Primo pinistro cinese Li Qiang che l’Italia ha intenzione di ritirarsi dal protocollo d’intesa sulla Belt and Road Initiative, firmato nel 2019.

L’Italia, quindi, se saprà sfruttare l’occasione, potrebbe presto ricoprire un ruolo chiave per l’IMEC, diventando un crocevia europeo per il trasporto di beni energetici e commerciali. Questo, anche a fronte della partecipazione dell’Italia alla fondazione dell’Alleanza Globale per i Biocarburanti, una piattaforma che vuole promuovere l’uso di biocarburanti per raggiungere un’economia a zero emissioni di carbonio.

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L’India ospita il G20

G20 di Roma

Concluso il summit ASEAN

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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