Nel conflitto israelo-palestinese il 23 luglio scorso a Pechino, Hamas, Fatah e altre 12 fazioni palestinesi hanno siglato l’accordo di riconciliazione ed unità. L’obiettivo primario è mantenere il controllo sulla Striscia di Gaza una volta terminata l’aggressione israeliana.
L’azione mediatrice svolta dalla Cina parte dalla consapevolezza che le divisioni interne delle varie componenti politiche palestinesi contribuiscono ad ostacolare l’attuazione della soluzione dei due Stati. La leadership cinese ambisce al cessate il fuoco a Gaza ed al riconoscimento internazionale dello Stato palestinese come membro ufficiale delle Nazioni Unite.
Le forze politiche palestinesi nel conflitto israelo-palestinese
Fatah è un’organizzazione laica fondata nel 1959 da Yasser Arafat, leader politico palestinese che diventerà una figura di spicco nel panorama politico mondiale. L’obiettivo è quello di appoggiare lo scontro armato contro Israele e la nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Nel 1964 Fatah crea l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), grazie all’appoggio degli stati arabi. Questi ultimi vogliono un’organizzazione riconosciuta a livello internazionale che possa rappresentare la causa del popolo palestinese nel conflitto israelo-palestinese.
Nel 1967 la sconfitta nella Guerra dei sei giorni contro Israele e l’occupazione dei territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, radicalizza le posizioni delle due organizzazioni contro Israele. Iniziano gli attacchi contro i civili e i militari nel territorio israeliano.
L’Autorità Nazionale Palestinese ANP
Nel 1988 comincia la Prima intifada, ossia la ribellione della popolazione contro i soldati israeliani durante l’occupazione militare. Dopo un periodo difficile, nel 1993 Fatah e l’OLP iniziano le prime negoziazioni con Israele che portano all’accordo di pace di Oslo. In base all’accordo, nasce l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) con lo scopo di controllare e amministrare i territori della Striscia di Gaza e parte della Cisgiordania.
Come è nata Hamas
Nel 1967 appare Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, come braccio operativo del movimento fondamentalista egiziano dei Fratelli Musulmani nei territori palestinesi. Uno dei leader dei Fratelli Musulmani, lo sceicco Ahmed Yassin, crea inizialmente Hamas come Centro Islamico a Gaza. Nei primi anni il movimento ha come obiettivi la promozione della previdenza sociale e sanitaria a favore della popolazione palestinese.
Negli anni Ottanta, con la Prima intifada, Yassin decide di partecipare alla lotta creando un’ala militare nota come le Brigate Izz ad-Din al-Qassam. Nel 1989 Hamas inizia ad attaccare alcuni obiettivi militari israeliani. Nel 1994 l’organizzazione prende di mira anche i civili israeliani, facendo ricorso ad attentati suicidi e stragi terroristiche.
Hamas diventa protagonista nel conflitto israelo-palestinese
Negli anni 2000, dopo il fallimento dei negoziati di pace di Camp David e l’inizio della Seconda intifada, Hamas rafforza il suo ruolo nella vita politica palestinese. Intanto Israele e il suo esercito lasciano la Striscia di Gaza e il controllo del territorio passa all’ANP.
Nel 2006 si proclamano nuove elezioni per eleggere i vertici dell’ANP. Hamas vince nettamente, ma non trova un accordo di governo con Fatah. I rapporti si incrinano e le tensioni con Fatah e l’OLP sfociano in un conflitto civile armato. Nel 2007 Fatah lascia Gaza ed Hamas assume il controllo totale della Striscia.
L’accordo di riconciliazione firmato il 23 luglio a Pechino
Il ministro degli esteri cinese Wang Yi è l’artefice dell’accordo di riconciliazione tra le diverse fazioni palestinesi. La novità dell’intesa è soprattutto l’accettazione di Hamas ai principi finora sempre rifiutati. In particolare l’istituzione di una Palestina indipendente basata sulla risoluzione n.181 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1947, ovvero il piano di divisione della Palestina con la soluzione dei due Stati. L’adesione di Hamas a questi principi dimostra un suo cambiamento concreto.
Operativamente, l’accordo dispone l’istituzione di un governo di unità nazionale provvisorio, la formazione di una leadership palestinese unita e la libera elezione di un nuovo Consiglio nazionale palestinese. Le parti palestinesi sono soddisfatte, l’alto funzionario di Hamas, Mousa Abu Marzouk, ha dichiarato “Oggi firmiamo un accordo per l’unità nazionale e affermiamo che la strada per completare questo viaggio è l’unità nazionale”. Il rappresentante di Fatah, Mahmoud al-Aloul, ha ringraziato la Cina per il suo sostegno alla causa palestinese.
La Cina si presenta come garante di pace e stabilità
La Cina si rilancia come forza stabilizzatrice nel Medio Oriente. Il conflitto tra Hamas e Israele è ricominciato in un momento in cui la Cina stava già svolgendo un ruolo più attivo nella politica internazionale dell’area: l’anno scorso Pechino ha mediato un’intesa tra Iran e Arabia Saudita per il ripristino delle relazioni diplomatiche interrotte dal 2016.
Con l’accordo del 23 luglio, la Cina vorrebbe arrivare ad una soluzione per tutto il Medio Oriente. Wang Yi ha dichiarato: “Solo se marciate uno a fianco all’altro potrete riuscire nella causa di liberazione nazionale”. La posizione cinese vuole accompagnare le varie forze palestinesi nel processo di unità nazionale. La sua azione diplomatica nel Medio Oriente sembrerebbe nettamente differente dalla diplomazia americana nella regione.