Nel conflitto israelo-palestinese il 30 agosto è stata raggiunta una tregua umanitaria per consentire il primo ciclo di vaccinazione antipoliomielite a Gaza. Le autorità israeliane hanno acconsentito a una sospensione dei combattimenti nella Striscia.

Il mese di settembre è iniziato con una notizia positiva nel conflitto israelo-palestinese: l’accordo per consentire la vaccinazione, ha previsto una serie di pause dai combattimenti di tre giorni per ogni fase. La campagna vaccinale è iniziata il 1° settembre ed è terminata il 12.

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Come si è svolta la campagna vaccinale nonostante il conflitto israelo-palestinese

La campagna vaccinale divisa in tre fasi ha coperto l’intera Striscia di Gaza da nord a sud. L’OMS ha fornito le linee guida tecniche ed ha assicurato gli standard internazionali dei vaccini somministrati. L’Unicef ha svolto il ruolo di coordinamento operativo e logistico, coinvolgendo alcune organizzazioni locali e internazionali presenti nell’area.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) ha concordato anche con Israele e Hamas una pausa umanitaria di nove ore al giorno per la sicurezza delle comunità e degli operatori sanitari. Centinaia di squadre sanitarie mobili e fisse hanno operato per raggiungere ogni bambino, anche nelle zone più remote.

La campagna è iniziata con 473 squadre sanitarie tra cui 230 mobili e 143 presidi fissi di vaccinazione nella zona centrale di Gaza. Di seguito si è spostata nella zona meridionale con 91 presidi sanitari fissi ed integrati dalle squadre mobili. Infine, si è conclusa nel nord della Striscia, raggiungendo i bambini soprattutto con le squadre sanitarie mobili.

L’obiettivo era di immunizzare il maggior numero di bambini nel minor tempo possibile. Secondo i dati dell’Unicef sono stati vaccinati quasi 560.000 bambini sotto i dieci anni per il primo ciclo.

Le pause umanitarie nel conflitto israelo-palestinese per i vaccini consentono l’ingresso delle ONG internazionali

Prima della campagna vaccinale le autorizzazioni alle missioni umanitarie nella Striscia di Gaza erano concesse con il contagocce dalle autorità israeliane. Solamente chi era già presente nella Striscia come ad esempio la Caritas (organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana) è stata tollerata. Anche perché non ha mai lasciato Gaza anche dopo il 7 ottobre 2023. Infatti, ha potuto partecipare attivamente alla campagna di vaccinazione con 14 squadre di medici attivi nei due centri sanitari della Caritas di Gaza-city.

Dopo mesi di attesa per ottenere il permesso umanitario, Emergency è entrata il 27 Agosto a Gaza con l’ombrello legale dell’OMS. L’obiettivo di Emergency è di offrire assistenza sanitaria di base alla popolazione palestinese.

Il progetto di Emergency: aprire una clinica a Gaza

Il team di Emergency è entrato a Gaza per aprire una clinica che offrirà primo soccorso, stabilizzazione di emergenze medico-chirurgiche e trasferimento presso strutture ospedaliere, oltre ad assistenza medico-chirurgica di base per adulti e bambini. Stefano Sozza, il capomissione di Emergency a Gaza ha affermato che “Le condizioni della popolazione sono insostenibili, serve un cessate il fuoco immediato, anche per permettere l’ingresso di aiuti umanitari. La popolazione di Gaza non può continuare a vivere in queste condizioni disumane”.

L’importanza di ottenere il cessate il fuoco

Terminato il primo ciclo le Organizzazioni Internazionali si stanno preparando per il secondo ciclo vaccinale che si terrà nel mese di ottobre. Il cessate il fuoco è ancora più necessario ed indispensabile perché come ha dichiarato il dottor Richard Peeperkorn, rappresentante dell’OMS per i Territori palestinesi occupati: “La speranza è che queste pause siano riconfermate dalle parti anche per il secondo ciclo, perché questa campagna ha chiaramente mostrato al mondo cosa è possibile fare quando si dà una possibilità alla pace”.

Il personale dell’Unicef ha deciso di rimanere a Gaza per continuare a fornire supporto ai bambini bisognosi ed alla popolazione palestinese. Il 19 settembre il vicedirettore generale dell’Unicef Ted Chaiban, al termine della sua missione in Israele, Cisgiordania e Gaza, ricorda come la conclusione del primo ciclo della campagna vaccinale ha dimostrato al mondo che quando tutti si allineano è possibile portare aiuti fondamentali ai bambini ed alla popolazione di Gaza.

C’è bisogno del cessate il fuoco per rispondere ai bisogni urgenti dei bambini, per la distribuzione dell’acqua e del cibo. C’è bisogno di più punti di ingresso all’interno di Gaza, e dovrebbero essere prese tutte le misure per ristabilire l’ordine pubblico e migliorare la sicurezza di tutti, operatori umanitari compresi.

Ted Chaiban chiude il suo comunicato chiedendo che: “La continua distruzione di Gaza e l’escalation di violenza in Cisgiordania non porteranno pace o sicurezza nella regione. Questa può essere raggiunta solo con una soluzione politica negoziata, che dia priorità ai diritti e al benessere di questa e delle future generazioni di bambini israeliani e palestinesi”.

L’occhio delle Organizzazioni Internazionali e della società civile deve restare nella Striscia per monitorare e fare pressione affinché si raggiunga una soluzione negoziale il prima possibile.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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