Sabato 7 ottobre 2023, le brigate Ezzedine al-Qassam, la formazione combattente dell’organizzazione politica palestinese Hamas ha lanciato l’operazione Al-Aqsa Flood, dando il via a una svolta storica nella lunga guerra tra Israele e Palestina.

Come riporta l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti, l’attacco mirerebbe a liberare i prigionieri politici nelle carceri israeliane, a protestare contro la violazione dei luoghi sacri musulmani da parte di Israele e a ribattere agli attacchi dei coloni israeliani contro i civili palestinesi. Non si esclude, però, che l’operazione possa avere obiettivi ben più estesi.

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Nel giro di poco tempo le brigate palestinesi hanno condotto attacchi via mare e via aria, con il lancio di razzi a lunga gittata, rapimenti e violenze che hanno colto alla sprovvista  i servizi segreti e le difese di Tel Aviv.

Il governo israeliano ha reagito annunciando l’operazione Spade d’Acciaio, mentre Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ha avvertito che Gaza si trasformerà presto “un’isola deserta”.

Alle radici del conflitto tra Israele e Palestina

Secondo il portale di informazione Geopop, il conflitto israelo-palestinese nasce da una rivendicazione: Israele e Palestina vogliono lo stesso territorio. Gli israeliani credono di avere il diritto di controllare la Palestina perché è il luogo di nascita del popolo ebraico. I palestinesi, invece, sostengono di abitare quei territori da prima degli israeliani (da cui sarebbero stati cacciati con la forza) e per questo di avere il diritto di controllarli.

Nel corso degli anni, la diplomazia internazionale ha cercato di trovare una soluzione che potesse appianare le tensioni, ma l’ultimo tentativo di pace (non considerando quello avanzato da Donald Trump nel 2020, faziosamente sbilanciato verso Tel Aviv), si è concluso con la morte del politico israeliano Yitzhak Rabin, ucciso da un fondamentalista  israeliano contrario alla stipula degli accordi di Oslo del 1993.

Cos’è Hamas?

Hamas è un’organizzazione politica fondamentalista, che dal 2006 controlla la Striscia di Gaza, territorio palestinese in cui vivono oltre due milioni di persone, e dispone di un gruppo armato, le brigate Ezzedine al-Qassam.

Hamas non riconosce la legittimità dello Stato di Israele e ha scelto di imbracciare la lotta armata come strumento di liberazione. In questo si contrappone a Fatah, che dal 2007, in seguito alla guerra civile palestinese, controlla i territori della Cisgiordania.

La nuova versione dello statuto fondativo del movimento, che inizialmente prevedeva la distruzione dello Stato d’Israele, riconosce i confini 1967 come la base per la creazione di uno Stato palestinese, con Gerusalemme capitale e il ritorno dei rifugiati palestinesi in patria.

La divisione del governo palestinese, avvenuta dopo il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza, nel 2005, e la guerra civile del 2007, con la presa del potere da parte di Hamas, ha portato Israele a cercare di isolare ulteriormente il territorio intorno a Gaza, per limitare l’azione di un movimento che considera mosso da fini terroristici.

Nel giro degli ultimi quindici anni si sono registrati numerosi scontri tra Gaza e Tel Aviv, ma come riporta il New York Times, l‘attacco di sabato 7 ottobre non è come tutti gli altri: si contraddistingue per estensione, per sofisticazione e violenza.

Una mappa che mostra la Striscia di Gaza all'interno di Israele.

La striscia di Gaza

Perché Hamas ha attaccato Israele

Come riporta Il Post, una prima ipotesi è che Hamas abbia attaccato Israele perché poteva farlo: negli ultimi tempi si sono presentate le condizioni giuste per un attacco massiccio e coordinato, sia all’interno della Striscia di Gaza sia all’esterno. È probabile, infatti, che dopo una lunga pianificazione e una sofisticata opera di depistaggio per creare un falso senso di sicurezza, abbia sfruttato la scarsa presenza di truppe israeliane per penetrare nel Sud di Israele.

Non è da escludere, inoltre, che l’attacco sia dovuto al crescente isolamento diplomatico a cui è sottoposto Hamas, in particolare in seguito alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e alcuni Paesi arabi. Negli ultimi anni, gli Accordi di Abramo, hanno modificato le alleanze e i rapporti di forza tra i Paesi del Medio Oriente, ma soprattutto il sostegno diplomatico ed economico alla causa palestinese. Un motivo di rabbia e frustrazione per la leadership di Hamas, che ormai può contare solo sul supporto esplicito dell’Iran, della Siria e dall’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah.

Alcuni analisti, poi, ritengono che Hamas abbia condotto l’operazione Al-Aqsa Flood per dimostrare la debolezza di Fatah e compattare il popolo palestinese nella lotta contro lo Stato israeliano.

Qualsiasi siano le ragioni a pagarne le conseguenze sono i civili, dall’una e dall’altra parte.

Il grave attacco di Hamas ha causato 3000 feriti, 1300 morti e il rapimento di numerosi civili. I bombardamenti di Tel Aviv sulla Striscia di Gaza, invece, hanno provocato almeno 3200 morti e circa 12000 feriti.

La situazione peggiora di giorno in giorno, proprio mentre Israele continua l’assedio della Striscia di Gaza, rimasta senza luce, acqua e fonti di energia. Secondo l’OCHA, l’Ufficio ONU per gli affari umanitari quasi 339mila persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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