L’Italia, patria di bellezze artistiche e paesaggistiche uniche al mondo, sta vivendo un paradosso: il turismo, motore dell’economia nazionale, rischia di soffocarla. L’overtourism sta mettendo a dura prova le città d’arte e le località marine iconiche dello Stivale.
L’equilibrio tra crescita economica e tutela del territorio sembra sempre più difficile da mantenere e il turismo può trasformarsi da opportunità in minaccia, allontanando i turisti più esigenti e danneggiando l’immagine del Bel Paese. Per far fronte a questa sfida, è necessario adottare misure innovative e sostenibili.
Che cos’è l’overtourism e quale è la situazione attuale in Europa
Il termine overtourism, traducibile alla lettera con sovraffollamento turistico, viene diffuso per la prima volta nel 2016 da Rafat Ali, fondatore della newyorkése Skift – società di analisi del settore viaggi.
Il tema dell’eccesso dei turisti è qualcosa che riguarda ormai la quasi totalità delle mete più gettonate, in Italia, in Europa e non solo. Se, da un lato il turismo di massa genera ricchezza e occupazione, dall’altro causa seri problemi: degrado ambientale, sovraffollamento, congestione del traffico, aumento dei prezzi, perdita di autenticità, insoddisfazione e spopolamento dei residenti.
Il sovraffollamento turistico sta mettendo in ginocchio mete e città turistiche alimentando il malcontento delle persone che, questi luoghi, li vivono. I residenti delle città più gettonate di Spagna, Olanda e Croazia, più o meno recentemente, sono scesi in piazza per manifestare pacificamente la loro contrarietà verso questa forma di turismo invasiva e incontrollata. Barcellona, Amsterdam, Dubrovnik e Copenhagen manifestano per non essere invase mobilitandosi per dire “no” al fenomeno.
Overtourism in Italia dati alla mano
In Italia la situazione non è delle migliori considerando che gli ultimi dati Istat sull’andamento turistico italiano indicano che tra il 2019 e il 2023 gli arrivi nelle strutture ricettive italiane crescono di 3 milioni di unità (+2,3% rispetto al 2019), mentre le presenze turistiche crescono di 14,5 milioni (+3,3%). Nel solo 2023, inoltre, sono stati circa 16 milioni gli arrivi in più rispetto al 2022 (+13,4%) e oltre 39 milioni le presenze (+9,5%).
Il dato più allarmante arriva dall’analisi di Ref Ricerche che indica che, in Italia, il 15% dei Comuni totalizza l’86% del totale delle presenze turistiche. Città come Venezia, Rimini, Roma, Napoli, Firenze e Milano “sopportano” il “carico” del peso del valore turismo nel PIL Italiano con tutto ciò che consegue. È quanto emerge dai dati della Congiuntura 2023 di Confindustria che indicano che a fine 2023 il pacchetto turismo ha incassato circa 50 miliardi di euro.
Possibili soluzioni per arginare l’emergenza e non perdere ricchezza
Per cercare di arginare il fenomeno dell’overtourism diverse città hanno già messo in atto strategie e possibili soluzioni più o meno convincenti. Venezia, regina italiana vittima del fenomeno, ha sperimentato, da aprile a luglio, un ticket di ingresso per tentare di mettere un freno agli arrivi selvaggi. La provincia autonoma di Bolzano, invece, ha imposto un tetto massimo ai posti letto. Tetto massimo di arrivi via mare e via terra anche per la Sardegna e necessità di prenotazione via app con almeno tre giorni di anticipo.
Queste sono solo alcune delle possibili misure messe in atto da istituzioni e amministrazioni locali ma, per far fronte a questa sfida, è necessario adottare misure innovative e sostenibili, complesse e articolate che non penalizzino i residenti. La diversificazione dell’offerta turistica, la promozione di destinazioni meno conosciute, la regolamentazione degli affitti brevi, la de-stagionalizzazione dell’offerta e l’investimento in infrastrutture ecosostenibili potrebbero aiutare ad arginare il fenomeno e garantire una maggiore ridistribuzione della ricchezza verso destinazioni meno battute, alleggerendo lo strangolamento delle città più gettonate.
Il futuro del turismo italiano dipende dalla capacità di trovare un nuovo equilibrio tra crescita economica e tutela del patrimonio culturale e ambientale. La conferma arriva da Roberta Garibaldi – tra i massimi esponenti italiani di settore – docente universitaria di tourism management, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico «Occorre riequilibrare i territori: la gente ha voglia di spazi aperti, borghi minori ed esperienze enogastronomiche. Tutti i dati ci indicano che questa è una via da percorrere».

