Il Canale di Panama collega l’Oceano Atlantico a quello Pacifico evitando alle navi di dover percorrere oltre 11 mila chilometri in più per aggirare Capo Horn, la punta meridionale del Sud America. Il 40% del traffico di container degli Stati Uniti e il 5% del commercio mondiale attualmente passano nel canale di Panama.
Le dichiarazioni fatte da Trump nell’ultimo mese sono un’accusa diretta al governo di Panama, che applicherebbe delle tariffe eccessive alle navi statunitensi. Per Trump ci sono i presupposti per riprendersi il controllo del Canale, soprattutto per arginare il rischio dell’intensificarsi della presenza cinese.
La storia della costruzione del Canale di Panama e la sua giurisdizione
Il progetto è stato una delle più grandi imprese ingegneristiche della storia. Grazie al Canale di Panama le navi non devono più circumnavigare il continente americano, ma possono attraversarlo per un tratto lungo appena 77 km. Nel 1901 gli USA hanno ottenuto i diritti sul progetto di costruzione, assicurandosi così il controllo dell’infrastruttura. Gli americani, appoggiando le sommosse indipendentiste in Colombia, hanno così favorito la nascita dello Stato di Panama. Nel 1906 il Senato americano autorizza la costruzione del canale, i cui lavori vengono terminati il 3 agosto 1914. Per l’inaugurazione ufficiale, però, bisognerà attendere il 1920, a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale.
La giurisdizione del Canale è regolata da tre trattati: il primo prevedeva il diritto degli Stati Uniti di difendere il Canale da ogni minaccia che potesse interferire con l’accessibilità delle navi in transito. Il secondo trattato del 1977 ha stabilito il passaggio del Canale alle autorità di Panama entro la fine del secolo. Il terzo trattato ha circoscritto la neutralità nella striscia d’acqua di fronte al Canale. Nel 2000 il Canale e la zona limitrofa sono tornati definitivamente alla sovranità panamense.
Le mosse di Trump per controllare il canale di Panama
Il canale di Panama rappresenta solo uno dei tasselli nel più ampio contesto globale in cui Stati Uniti e Cina competono per il controllo finanziario e strategico delle rotte commerciali marittime (come sta accadendo con lo scontro in atto sulla Groenlandia)
In seguito alle pressioni americane esercitate sul governo panamense, per ridimensionare la presenza di Pechino, il Presidente Jose Raul Mulino ha incontrato il neosegretario di Stato americano Marco Rubio. Durante l’incontro il Presidente Mulino ha confermato che procederà alla rescissione dell’accordo con la Cina relativo alla cosiddetta “Via della Seta”. Mulino ha annunciato inoltre, che ci sarà una revisione favorevole delle tariffe di transito applicate alle navi battenti bandiera statunitense.
L’11 aprile Washington e Panama firmano un accordo per la sicurezza del canale di Panama e per risolvere la questione dei pedaggi. Il segretario alla difesa americano Ed Hegseth ha dichiarato: “Gli Stati Uniti monitoreranno qualsiasi tentativo da parte di altri Paesi di compromettere il funzionamento o l’integrità del Canale“. Questo rappresenta un primo passo concreto di Trump per riprendersi il controllo del Canale di Panama.
L’accordo firmato sancisce anche i pedaggi per le navi militare americane e il monitoraggio dei servizi di sicurezza contro minacce comuni. Il ministro del Canale di Panama Icaza ha chiarito che il nuovo accordo non prevede un transito gratuito, ma un modello di compensazione: Panama non addebiterà pedaggi mentre gli USA offriranno servizi di sicurezza al Canale.
Il patto permette all’esercito americano e alle compagnie militari private di utilizzare siti autorizzati per addestramento e attività umanitarie.
La strategia cinese
Le motivazioni principali che spingono la Cina ad operare nel Canale di Panama sono di tipo strategico ed economico. La Cina intende diversificare le proprie rotte commerciali e garantirsi una maggiore indipendenza rispetto alle tradizionali vie di navigazione controllate dagli USA.
La modernizzazione dei terminal portuali attuata nel contesto dell’iniziativa della Nuova Via della seta, include anche il Canale di Panama. Gli investimenti strategici e le collaborazioni commerciali di Pechino rafforzano la propria influenza economica su Panama e consolidano la sua posizione rispetto agli Stati Uniti.
La Cina utilizza un approccio simile alle strategie adottate in Africa e in Asia, mentre gli USA replicano le tattiche della Guerra Fredda contro l’URSS per contenere le potenze emergenti. Dopo la decisione cinese di fermare l’accordo per cedere i porti panamensi controllati dalla compagnia cinese Ck Hutchison (impresa di Hong Kong) al gruppo guidato dal fondo di investimento BlackRock, è arrivata la risposta politica dei dazi di Trump. Una risposta che colpisce soprattutto Pechino.
Il governo di Panama dovrà ridefinire gli equilibri regionali in un contesto globale sempre più instabile, per non essere una pedina in mano alle due grandi potenze mondiali. Ma sicuramente il fatto che siano in corso interlocuzioni con le due grandi potenze, su questo tema, e che il patto tra Usa e Panama preveda anche maggiori facilitazioni per operazioni di tipo umanitario, è un buon auspicio per il futuro di tutta l’area.

