Oggi la felicità può essere misurata grazie a un indice specifico. L’istituto Piepoli ha condotto lo scorso febbraio una ricerca per conto di Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori) nella quale, per la prima volta, è stato valutato il benessere della popolazione andando oltre i classici parametri economici, cercando di stabilire cos’è la felicità e i fattori che la determinano .

L’indagine è stata realizzata attraverso interviste fatte a un campione rappresentativo della popolazione italiana, a cui è stato chiesto di valutare il proprio livello di felicità con un indice su una scala da 1 a 10. Il 37% degli intervistati si è dichiara molto felice, il 26% infelice e il restante abbastanza felice, con differenze in base all’età. I giovani sembrano sperimentare, infatti, livelli di felicità più intensi, mentre gli over 54 godono di una serenità più moderata, ma duratura.

Nella letteratura psicologica la felicità è definita come una condizione di profondo benessere, pienezza interiore, emozioni positive e senso di appagamento. Secondo il sondaggio, sebbene la disponibilità economica risulti importante, il segreto della vera felicità risiede in una vita affettiva e relazionale soddisfacente, risultato che trova conferma in alcuni studi scientifici.

A ogni età la sua felicità

Il 38% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si dichiara molto felice, grazie principalmente all’entusiasmo per i progetti futuri e alla realizzazione sentimentale, percentuale che scende al 37%  nella fascia 35-54 e al 32% tra gli over54, soprattutto a causa di problemi di salute.

Quando si parla, invece, di felicità «intermedia», gli ultracinquantenni si collocano al primo posto (48%), complice la maggiore capacità di apprezzare le piccole cose nonché le minori responsabilità lavorative e familiari che gravano sulla fascia 35-54 anni (36%), più preoccupata per le condizioni economiche del nucleo familiare e il futuro dei figli.

L’analisi dell’indice di felicità ha scoperto anche come essere felici. Eventi positivi e serenità in famiglia sono l’elemento dominante (36%), seguiti dal miglioramento della salute propria o dei propri cari (28%) e dalla stabilità affettiva (20%). Chiudono, al 13%, sicurezza economica e certezza lavorativa. Tra i principali motivi di insoddisfazione figurano, invece, problemi di salute (36%), difficoltà finanziarie (24%) e situazioni familiari complesse (22%).

Cos’è la felicità? Un tesoro multifattoriale

Un dato interessante verte sul valore del denaro. Se la disponibilità economica, invero, non risulta tra i fattori più importanti per raggiungere la felicità, compare al secondo posto tra le cause d’infelicità. Ciò evidenzia quanto il denaro abbia precipuamente la funzione di garantire stabilità e sicurezza, utili a costruire una vita soddisfacente, piuttosto che rappresentare il benessere in sé.

In un’intervista al Corriere della Sera Martina Donini, presidente di Udicon, ha dichiarato «I dati ci dicono che la felicità degli italiani non dipende solo dai consumi, ma anche dalla percezione di stabilità e di fiducia nel futuro. Servizi accessibili, stabilità lavorativa, affetti e sicurezza sociale sono parametri fondamentali nella società di oggi», utili a comprendere e spiegare cos’è la felicità nel suo complesso.

I soldi: fattore importante ma non decisivo

Il valore relativo del denaro rispetto al benessere trova giustificazione in un recente studio nato dalla collaborazione tra Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia e Matt Killingsworth, esperto di studi sulla felicità.

Secondo l’indagine, ottenere maggiori quantità di denaro porta sì a livelli più alti di felicità, ma solo se già si gode di un buon livello di benessere. Se si è infelici a causa di un malessere emotivo, infatti, il denaro produce effetti positivi solo fino a 100.000 euro annuali di reddito. Una volta raggiunta tale cifra, la felicità smette di crescere.

Anche se i soldi possono contribuire alla felicità infondendo sicurezza, soddisfando bisogni materiali e consentendo di pianificare il futuro, non sono in grado, da soli, di generare benessere o mantenerlo nel tempo se si vive una condizione di disagio interiore.

Come essere felici: la risposta è l’eudaimonia, parola di Aristotele

La distinzione stabilita dal filosofo greco Aristotele più di duemila anni fa tra felicità edonica ed eudaimonica specifica ulteriormente cos’è la felicità. Quest’ultima può essere edonica, ovvero consistere in un piacere intenso, fugace e dovuto a fattori esterni, oppure eudaimonica. In quest’ultimo caso la felicità è autentica, duratura, conseguibile praticando una vita virtuosa e configurandosi come una competenza da acquisire.

Il denaro, quale fattore esterno, può permettere di raggiungere solo una felicità di tipo edonico, mentre la dimensione relazionale e la crescita personale concorrono a costruire la vera felicità, eudaimonica, originatasi nell’interiorità della persona.

Si tratta di una concezione che trova dimostrazione in uno studio intitolato “Mystery Experiment”, condotto dai ricercatori della British Columbia University di Vancouver e di Turku in Finlandia. A un gruppo di duecento persone sono stati messi a disposizione diecimila dollari a testa, da spendere a piacere entro tre mesi.

Dai risultati è emerso che le persone più felici sono quelle che hanno speso il loro budget in donazioni benefiche o acquistando regali per altre persone, sperimentando nell’atto del dono una gioia molto intensa.

Il valore delle relazioni rivela cos’è davvero la felicità

Relazioni significative con gli altri, sentirsi amati e sostenuti sono, dunque, il principale viatico per la felicità. A sostegno di ciò, lo psicologo Martin Seligman, padre della psicologia positiva, afferma che le persone più felici sono quelle che possono contare su rapporti personali qualitativi. Nell’ottica di Seligman le relazioni positive sono uno dei cinque pilastri del benessere, insieme a emozioni positive, impegno, ricerca di senso e raggiungimento di obiettivi.

Le relazioni positive sono essenziali in quanto foriere di supporto emotivo, affetto e senso di appartenenza. Seligman sottolinea che le relazioni autentiche favoriscono la salute mentale, permettono di affrontare meglio le sfide della vita, offrono conforto e migliorano sia la resilienza che il benessere generale. Come ha scritto lo psicoanalista Sigmund Freud «C’è una sola felicità nella vita: amare ed essere amati».

Condividi su:
Carlotta Sganzerla

Carlotta Sganzerla Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni, la dimensione morale, portandomi ad analizzare questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Abbraccio questi temi prospettando soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la mia scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici