La lotta ai trafficanti di esseri umani è un obiettivo pressante per i governi europei che, per controllare le frontiere, cooperano tra loro o con i Paesi di provenienza dei flussi migratori illegali, in modo da favorire l’allontanamento sicuro di stranieri che, pur invocando l’applicazione della Convenzione di Ginevra sull’asilo, non ne hanno diritto.
Gli Stati membri più esposti ai fenomeni migratori, peraltro, hanno chiesto agli organi di governo dell’Ue un differente approccio alle politiche migratorie, anche per dissuadere ogni forma d’illegalità. Lo scorso 16 aprile, pertanto, la Commissione europea ha proposto agli Stati di anticipare l’efficacia di alcune norme, altrimenti applicabili dal giugno 2026.
L’anticipo, in particolare, attiene all’elenco dei Paesi sicuri ove, in caso di allontanamento, gli stranieri non rischierebbero persecuzioni, nonché all’esame rapido delle domande d’asilo. La Commissione, quindi, attraverso ciò intende offrire uno strumento per trattare efficacemente le richieste di protezione che potrebbero essere infondate.
All’orizzonte s’intravedono due buone notizie: la prima, ossia che potranno ricevere asilo esclusivamente coloro che risulteranno realmente profughi.
L’altra buona notizia è che il business delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani potrebbe risentirne significativamente, come vedremo più avanti.
Allontanamento e cooperazione tra Paesi
Lo scorso 12 maggio, a Roma si sono incontrati Giorgia Meloni e Kyriakos Mitsotakis, Primi Ministri italiano e greco. Ambedue hanno ribadito l’importanza di alcuni temi, come difesa dei confini, lotta ai trafficanti, rafforzamento degli allontanamenti, cooperazione con i Paesi terzi e sicuri. Quest’ultima occorre anche per ridurre, durante l’attraversamento del Mediterraneo centrale, i decessi in mare: sono stati 2.475 nel 2024, 569 al 10 maggio 2025.
Sulla stessa linea è il cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui tutti i Paesi devono difendere meglio i confini dell’Europa. Anche Keir Starmer, premier laburista inglese, ha preannunciato misure più rigide per l’ingresso nel Regno Unito, ritenendo “fallito l’esperimento dei confini aperti”.
Paesi sicuri: perché vanno individuati
Dall’ultimo report dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EUAA) emerge che le domande di protezione presentate nei Paesi dell’Ue sono diminuite dell’11% nel 2024 rispetto all’anno precedente. Il 48% delle richieste riguarda cittadini di Paesi con un basso tasso di riconoscimento dell’asilo, come Bangladesh, Marocco e Tunisia.
Detti Paesi, quindi, non sono ritenuti pericolosi, poiché riconoscono i diritti fondamentali. Sono nazioni che, insieme a Egitto, India, Colombia e Kosovo, rientrano nell’elenco dei Paesi sicuri preparato dalla Commissione per consentire l’esame rapido delle domande di asilo, nonché il successivo allontanamento. Tale lista si affiancherà agli elenchi nazionali, che ogni Stato membro già può autonomamente definire.
Dai citati dati emerge che i migranti considerano l’Europa una meta da raggiungere per scappare da situazioni difficili. Sui loro bisogni, peraltro, lucrano i sodalizi criminali che ne favoriscono l’ingresso nell’Ue, violando le regole sull’attraversamento delle frontiere. Chi le valica illegalmente rischia il rimpatrio e, come già evidenziato, per evitarlo numerosi migranti si dichiarano profughi pur se non lo sono, indotti ad affermarlo perlopiù da chi li raggira.
Infatti, le domande respinte nel 2024 hanno registrato percentuali elevate: 49% in ambito Ue, 64% in Italia. Paesi sicuri e procedure accelerate, quindi, potrebbero favorire la protezione dei veri profughi, nonché dissuadere i migranti dall’affidarsi ai trafficanti per entrare in Europa e, poi, essere allontanati pur chiedendo asilo.
Domande di asilo infondate: la strategia dell’Ue
La Commissione, che ha già adottato misure a tutela dei rifugiati, intende quindi perseguire l’illegalità, agevolando gli allontanamenti dall’Ue di chi non ha diritto alla protezione internazionale e, contestualmente, rendendo più agevole il processo di accoglimento di chi ne ha diritto. Ha, quindi, proposto agli Stati l’applicabilità della procedura accelerata alle domande d’asilo presentate da chi proviene da Paesi ove, in media, il tasso di accoglimento non supera il 20%.
Altra proposta attiene alle liste nazionali dei Paesi sicuri, che potranno includere gli Stati ove l’allontanamento potrebbe presentare rischi, purché siano circoscritti a parte del territorio o a specifiche categorie di persone. Ciò potrà influire sulla controversia sollevata alla Corte di giustizia europea da alcuni Tribunali italiani. Questi ultimi, infatti, non ritengono Bangladesh ed Egitto Paesi completamente sicuri, pur se inclusi dall’Italia nell’apposita lista nazionale.
Spetta, ora, al Parlamento europeo e al Consiglio approvare quanto proposto dalla Commissione. Il diritto d’asilo non è in discussione: ogni domanda, infatti, necessita di essere esaminata individualmente, pur se il richiedente proviene da un Paese sicuro. L’eventuale rigetto, inoltre, sarà sempre impugnabile dinnanzi al giudice.
Per i trafficanti di esseri umani a breve potrebbe essere più difficile speculare sui migranti.
