In risposta agli attacchi militari condotti da USA e Israele contro il territorio iraniano, Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz al traffico mercantile dal 1° marzo 2026. Il blocco ha interrotto una cospicua quota del traffico marittimo di gas e petrolio, oltre al transito di merci, cibo e materie prime fondamentali per l’economia globale.

Quasi sei mesi dopo, la crisi non è risolta. Il 16 agosto 2026 una sola nave mercantile ha attraversato il passaggio, contro le 130-140 navi al giorno registrate prima del conflitto. Il memorandum temporaneo tra USA e Iran firmato a giugno è già scaduto.

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La comunità internazionale si è mossa su più fronti per ripristinare la libertà di navigazione, con risultati parziali e una domanda ancora aperta: il diritto internazionale del mare è abbastanza robusto per affrontare queste crisi?

Cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è strategico

Lo Stretto di Hormuz è un corridoio navigabile lungo circa 60 chilometri e largo in media 33, che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e all’Oceano Indiano. Attraverso di esso transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa di gas naturale liquefatto, diretti principalmente verso Cina, India e le Nazioni dell’Asia orientale.

Il blocco di Hormuz non colpisce solo i Paesi consumatori diretti: le quotazioni del petrolio vengono definite su scala globale e a marzo 2026 hanno raggiunto i 100 dollari al barile.

La libertà di navigazione negli stretti internazionali è disciplinata dall’UNCLOS, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. Il trattato conta oggi oltre 160 Stati membri. Tra questi figura anche l’Iran, che ha firmato l’accordo ma non lo ha mai ratificato.

L’articolo 38 garantisce il diritto di passaggio in transito, che non può essere sospeso. L’Iran ha contestato questo principio applicando restrizioni alle navi di Paesi considerati ostili.

Le risposte concrete della comunità internazionale

La risposta istituzionale alla crisi si è articolata su tre livelli:

  • Il primo livello è diplomatico. A marzo 2026 l’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) ha convocato una riunione di emergenza del proprio Consiglio a Londra, approvando una dichiarazione formale per la creazione di un corridoio marittimo sicuro come misura urgente per ripristinare i transiti. A maggio una bozza di risoluzione ONU è stata presentata al Consiglio di Sicurezza. A giugno si è arrivati a un memorandum temporaneo tra USA e Ira che ha allentato brevemente le tensioni, ormai scaduto.
  • Il secondo livello è operativo, a guida americana. Dal 4 maggio 2026 il Comando Centrale degli Stati Uniti, lo stesso Paese che ha avviato il conflitto, ha avviato il “Project Freedom”. L’operazione fornisce alle navi mercantili informazioni sulle rotte sicure, con unità navali nelle vicinanze in caso di attacchi. La tensione è però aumentata dopo attacchi a navi mercantili nell’area, incluse due petroliere della compagnia emiratina ADNOC.
  • Il terzo livello è multilaterale, a guida europea. La missione EUNAVFOR ASPIDES del Consiglio dell’Unione Europea, già operativa nel Mar Rosso contro gli attacchi degli Houthi yemeniti, ha esteso il suo raggio d’azione per supportare la sicurezza del transito nel Golfo Persico. È la prima missione navale europea di protezione del traffico commerciale in quest’area.

La voce dell’IMO: principi non negoziabili

Durante tutta la crisi, il segretario generale dell’IMO, Arsenio Dominguez, ha mantenuto una posizione chiara e pubblica. Rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 27 aprile 2026, ha ricordato che la libertà di navigazione non è negoziabile e che le navi devono poter commerciare in tutto il mondo senza ostacoli e nel rispetto del diritto internazionale.

Dominguez ha ribadito che il diritto internazionale non prevede alcun meccanismo che consenta ai Paesi di imporre tariffe alle navi commerciali per attraversare lo Stretto di Hormuz. L’IMO ha condizionato la ripresa della navigazione a garanzie concrete: sicurezza della rotta, rimozione dei rischi, incluse le mine navali, e ripristino del libero passaggio per tutte le navi senza discriminazioni.

Il nodo giuridico: i limiti dell’UNCLOS nelle crisi acute

L’UNCLOS garantisce la libertà di transito, ma non prevede meccanismi automatici di controllo. Uno Stato può decidere di non attenersi a questo principio senza conseguenze immediate. Come ha sottolineato Dominguez, qualsiasi deviazione da questi principi consolidati crea un precedente negativo e mina gravemente il sistema del commercio globale.

Il precedente si inserisce in un contesto più ampio di pressione sulle rotte marittime strategiche, che include gli accordi ONU per la protezione degli oceani e il dibattito su come rafforzare le istituzioni multilaterali in un mondo in continua evoluzione, come si è potuto osservare nello scenario geopolitico del 2025.

Cosa ci dice questa crisi sul futuro della libertà di navigazione

La crisi dello Stretto di Hormuz ha mostrato che il sistema internazionale può adoperarsi per reagire. La comunità internazionale si trova a dover aggiornare strumenti pensati per un mondo in profondo cambiamento rispetto al passato, in cui la sovranità degli Stati e la libertà di navigazione sono sempre più in conflitto tra loro. Un tema che il diritto internazionale ha già affrontato in altre crisi, come la guerra in Ucraina, senza trovare soluzioni definitive.

Le proposte sul tavolo includono un rafforzamento dei meccanismi di osservazione e controllo dell’UNCLOS, una maggiore coordinazione tra le missioni navali multilaterali e l’istituzione di corridoi di sicurezza garantiti internazionalmente. Come ricordano gli impegni ONU per la tutela dei mari, il diritto da solo non basta: serve volontà politica per applicarlo.

La libertà di navigazione non è uno stato naturale delle cose. È un’architettura giuridica e diplomatica costruita nel tempo, che va difesa e aggiornata quando le crisi ne mostrano i limiti.

La domanda che lo Stretto di Hormuz lascia aperta è se la comunità internazionale riuscirà a trasformare questa risposta in norme più robuste.

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Alessandro Rossi

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