Il Photovoice è un metodo innovativo di ricerca partecipativa che si è diffuso negli ultimi anni come uno strumento potente per dare voce alle comunità emarginate. Attraverso la combinazione di fotografia, narrazione ed empowerment giovanile, il Photovoice permette ai giovani di esprimere le loro esperienze, affrontare le problematiche sociali e promuovere il cambiamento.

Nell’ambito sociale, il photovoice è diventato uno strumento importante di mappatura e di narrazione attraverso cui far emergere un senso di cittadinanza attiva e portare alla luce le problematiche sociali. Sono diverse le realtà associative che utilizzano il photovoice come strumento di “mappatura” sociale: il progetto “Visioni in Azione”, in corso nella Regione Campania per sviluppare una mappatura fotografica dei problemi dei maggiori quartieri dei capoluoghi della regione.

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L’origine del Photovoice

Il Photovoice ha le sue radici negli anni ’90, quando la dottoressa Caroline C. Wang, docente di Salute Pubblica presso l’Università del Michigan, e Mary Ann Burris, fotografa e attivista comunitaria, hanno sviluppato questa metodologia. L’obiettivo iniziale era quello di capire meglio le esperienze di queste donne e le sfide che affrontavano nella loro vita quotidiana.

Il suo approccio innovativo che combina fotografia, narrazione ed empowerment ha attratto l’attenzione di ricercatori, attivisti e operatori comunitari che cercavano modi creativi per coinvolgere le persone marginalizzate nella ricerca e nella promozione del cambiamento sociale. Da allora, il Photovoice è stato ampiamente utilizzato in una varietà di contesti e con diverse comunità. È stato applicato per esplorare questioni come la salute pubblica, l’ambiente, la povertà, i diritti umani, l’identità culturale e molte altre.

L’Empowerment Giovanile attraverso la fotografia sociale: dare voce e potere ai giovani

L’empowerment giovanile è uno dei pilastri fondamentali del Photovoice. Questo metodo dà ai giovani l’opportunità di partecipare attivamente, assumendo un ruolo attivo nel processo decisionale e nel racconto delle loro storie. Attraverso il Photovoice, i giovani diventano protagonisti del loro stesso cambiamento, acquisendo fiducia in sé stessi e sviluppando competenze di leadership. Le sessioni di discussione di gruppo permettono ai giovani di esprimere le loro opinioni, di condividere le loro esperienze e di identificare soluzioni concrete ai problemi che affrontano. Il Photovoice va oltre la mera partecipazione e si focalizza sull’attivazione dei giovani come agenti di cambiamento nella propria comunità.

Il Photovoice ha dimostrato di avere un impatto significativo nelle comunità. Le immagini e le storie condivise dai giovani partecipanti, attraverso la fotografia, suscitano empatia e promuovono la consapevolezza su tematiche sociali rilevanti. I progetti di Photovoice possono portare a un dialogo aperto tra i membri della comunità, le organizzazioni e le autorità locali, contribuendo a promuovere il cambiamento sociale e a sviluppare politiche più inclusive.

Photovoice esempi di mappature sociale e sostegno all’empowerment giovanile

La forza del Photovoice sta nel riuscire a porre l’attenzione su tutte quelle zone d’ombra che passano inosservate nella quotidianeità. La fotografia diviene occhio collettivo sul mondo intorno a noi. Alcuni esempi di progetti sul Photovoice:

Una foto per dare voce ai rifugiati

Il progetto “Voices of Refugees” coinvolge rifugiati e richiedenti asilo nel documentare le loro esperienze attraverso la fotografia. Le immagini raccontano le loro storie di fuga, resilienza e speranza. Il progetto mira a sensibilizzare il pubblico sulle sfide affrontate dai rifugiati e a promuovere una maggiore comprensione ed accoglienza nelle comunità.

“Visioni in Azione”: la mappatura dei quartieri a rischio nei capoluoghi campani

Il progetto “Visioni in Azione“, attualmente in corso nella regione Campania, è promosso dall’Arci Campania in partenariato con il sindacato Acli e Auser. Il parteneriato lavora al progetto per «promuovere – spiegano gli organizzatori – l’empowerment delle comunità di quartiere per realizzare esperienze stabili di solidarietà e cura collettiva». Il percorso sarà avviato dalle sedi presenti nei cinque capoluoghi campani con l’intento di coinvolgere gli abitanti del quartiere in un percorso di photovoice. L’iniziativa dello scatto partecipativo permetterà di porre l’accento sulle problematiche dei singoli quartieri mappati, stimolando l’azione sociale e partecipativa dei giovani. Il metodo del photovoice è l’esempio migliore per lo sviluppo di un’agorà di quartiere che permetterà di dismolare un cambiamento sociale partendo dal basso.

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Vittorio Palmieri

Napoletano. Emigrato nell'entroterra irpino-sannita, in controtendenza con l'emorragia dei paesi interni verso la vita metropolitana. Ignoto poeta "prestato alla burocrazia". Nell’entroterra segue percorsi sociali con enti del terzo settore. Ha collaborato ad un progetto di agricoltura sociale con le Associazioni Irpine “Ecopotea Aps” e “Al Centro dei Ragazzi Odv”. Nell’ultimo anno fonda Introterra Aps, nata con lo scopo di rivalutare e riscoprire l'entroterra campano, e con la quale rileva un progetto giornalistico editoriale decennale "bMagazine.it" e fonda l'etichetta "Introterra Edizioni"Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per Buonenotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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