In vista della crescente domanda alimentata dalla transizione ecologica dell’automotive, la paventata scarsità delle materie prime critiche nel giro di qualche decennio crea non poche apprensioni all’Unione Europea. La panacea dell’economia circolare, come unica soluzione, non convince più. Per poter garantire catene di approvvigionamento sicure e sostenibili per un futuro verde sulle strade dell’Europa, una lista di materie prime critiche (Critical Raw Material List) non è più sufficiente. Oggi, con il Critical Raw Materials Act, la Commissione Europea propone una serie completa di azioni per garantire l’accesso dell’UE a un approvvigionamento sicuro, diversificato, accessibile e sostenibile di materie prime essenziali.

La maggior parte delle materie prime critiche sono importate al 100% da fuori Europa. Si tratta di materie prime fondamentali per la transizione ecologica in generale che, ad oggi, vengono prodotte in pochi Paesi il più delle volte instabili dal punto di vista geopolitico” sostiene Giovanni Grieco, professore associato di georisorse e giacimenti minerari presso l’Università Statale di Milano.

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Unione europea tra decarbonizzazione, industrializzazione e crescita della popolazione

Al fine di raggiungere l’obiettivo di eliminare la dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni dei combustibili fossili, le istituzioni europee concordano sulla necessità di sostenere misure volte a incrementare l’efficienza e il risparmio energetico e a decarbonizzare più rapidamente le industrie e i trasporti.

La realtà, seppur complessa – spiega il professore -, va analizzata da differenti punti vista. La domanda di metalli rari di recente applicazione industriale per la transizione energetica è in forte sviluppo in tutto il mondo e le previsioni indicano che nei prossimi anni ci sarà un’ulteriore accelerazione. Questa domanda a livello globale non dipende solo dalla crescita esponenziale della popolazione, ma anche e soprattutto dall’aumento del consumo per ogni abitante. Il rischio è quello di arrivare al 2050 con una domanda che superi l’offerta”

La possibilità di continuare nel tempo a trovare questi metalli è la vera parte critica della transizione ecologica, ma il mondo dell’attività estrattiva è dinamico. Sino ad oggi le attività di esplorazione hanno sempre permesso di individuare nuove risorse, che possono essere trovate in località mai investigate o in giacimenti mai sfruttati dove si riescono ad individuare nuove possibilità estrattive.

L’economia circolare, un cerchio imperfetto

Seguendo anche quelle che sono le indicazioni del Critical Raw Materials Act, aumentare la capacità di riciclo è sicuramente di grande aiuto, ma il processo di estrazione delle materie prime resta essenziale e ha costi energetici esorbitanti. L’economia circolare, seppure fornisca un contributo importante per attenuare il divario tra domanda e offerta, non è un cerchio perfetto: metà delle materie prime non si riciclano e altre, ad esempio il piombo, che si ricicla fino all’80%, richiedono però processi dispendiosi e che portano ad emissioni di CO2.

“Con l’economia circolare non hai necessità di uscire dall’Europa, ma, a ben vedere, è complicata per altri motivi. In primo luogo – afferma Grieco– , separare i metalli da un computer o da un tablet è molto difficile. In secondo luogo, questo processo ha un impatto ambientale devastante proprio per l’imponente impiego di energia per tirarli fuori”. Nella maggior parte dei casi, riottenere la materia prima da un prodotto finito che va al macero è un processo che costa molto di più che partire dalla miniera.

Il problema del gap temporale deve inoltre essere preso in seria considerazione. Se oltre il 90% del litio estratto si trova attualmente nelle batterie delle automobili in circolazione, è evidente che non sarà possibile riciclarlo fino a rottamazione. “Questo è un punto cruciale – continua Grieco -. Il reimpiego delle materie prime non potrà certamente coprire i fabbisogni futuri e per l’approvvigionamento di metalli a breve e medio termine, avremo la necessità di continuare ad estrarre. 

Life Cycle Assessment: l’impronta ambientale dell’automotive

Solo valutando tutte le fasi di un processo produttivo si può comprendere se l’impatto ambientale dell’oggetto in questione alteri o meno l’ambiente che lo circonda. Il Life Cycle Assessment (LCA), ossia la Valutazione del Ciclo di Vita, quantifica in maniera oggettiva l’impronta ambientale potenziale associata ad un prodotto, dall’acquisizione delle materie prime al loro fine vita.

Le nuove tecnologie per la produzione di energia e per l’automotive – sostiene il professore – richiedono una quantità di metalli, soprattutto di metalli rari, molto più elevate della tecnologia tradizionale. Pensiamo alle auto elettriche in una realtà come Milano. È ovvio che in loco non siano inquinanti, ma seguendo tutto il processo l’impatto ambientale, a livello globale, risulta devastante sia per l’impiego di materie prime rare che per la sostituzione in tempi brevi del parco macchine esistente“. È quindi necessario analizzare tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto, dall’estrazione alla lavorazione della materia prima passando dalla fabbricazione, distribuzione e uso del prodotto, arrivando infine allo smaltimento o al riciclaggio finale dei materiali che lo compongono.

“Per produrre pochi grammi di materia prima critica è necessario movimentare tonnellate e tonnellate di roccia – afferma Grieco – e questo lavoro lo si fa con i camion che, a loro volta, generano inevitabili emissioni. Anche gli stessi scarti di produzione potrebbero rimanere ad inquinare per anni quella zona”.

L’Unione Europea e la dipendenza dalle materie prime critiche: possibili soluzioni

Per la transizione ecologica, tra le materie prime critiche indispensabili nella produzione di pannelli fotovoltaici, batterie e turbine eoliche, troviamo il cobalto, la bauxite, il litio e le terre rare. Gli analisti di Cassa Depositi e Prestiti sottolineano come ad oggi l’industria europea evidenzi una dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche come queste superiore all’80%.

Occorre quindi utilizzare fonti alternative di approvvigionamento per mitigare la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di materie prime. “È possibile aumentare l’attività estrattiva in Europaconclude Griecorivalutando giacimenti noti o individuandone altri non ancora scoperti. È inoltre di fondamentale importanza valutare e rilavorare gli scarti minerari nelle miniere abbandonate che producono la maggior parte dell’inquinamento, recuperandone le materie prime utili e riducendone l’impatto ambientale. Sarebbe poi necessario aumentare la durata di vita dei prodotti impedendo, o comunque diminuendo, l’obsolescenza programmata evitando che il prodotto diventi inservibile dopo un periodo di tempo prefissato così da avere bisogno di meno materia prima.

Rimane infine imprescindibile il partenariato con Paesi affidabili e stabili: condividere competenze e conoscenze permette di generare un’ecosistema favorevole diminuendo così il rischio di importazioni complicate e inattendibili.

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Florinda Ambrogio

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con specializzazione in Scienze Forensi, amo la cronaca tanto quanto la narrativa. Da sempre impegnata per portare l'attenzione sui sempre attuali temi della crescita personale. Il cassetto mi piace riempirlo fino all'orlo di sogni che sostituisco non appena diventano realtà. Aperta al cambiamento solo se porta a migliorare.

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