La certezza della presenza di acqua sulla Luna è un grande passo per le prossime missioni lunari

A trovarla è stata Sofia, un Boing 747SP appositamente modificato per ospitare un telescopio riflettore di 2.5 metri. I dati sono certi perché l’aereo osservatorio Sofia vola a 12 km dal livello del mare e questa altezza gli permette di evitare nuvole e vapore acqueo che altrimenti comprometterebbero l’esattezza di ciò che rileva. Superando gli strati più bassi dell’atmosfera e raccogliendo il 90% delle radiazioni infrarosse, Sofia infatti ha potuto decifrare con certezza l’inconfutabile “firma” di molecole di acqua sulla Luna.

Questa scoperta è molto importante, in particolare per il Progetto Artemis, un programma di volo spaziale in corso che si concluderà entro il 2024. Artemis è una missione che vede coinvolti in primis la Nasa, alcune società spaziali private statunitensi e partner internazionali come l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la Canadian Space Agency (CSA) e la JAXA. Gli obbiettivi della missione sono molto ambiziosi come far sbarcare la prima donna e il prossimo uomo nella regione del polo sud lunare.

Artemis è il primo passo verso la permanenza umana a lungo termine sulla Luna ed è per questo che la scoperta di acqua si rivela cruciale: potrà alimentare impianti permanenti e i futuri insediamenti umani.

Acqua anche nella zona luminosa della Luna

Prima, fino a circa dieci anni fa, si pensava che l’acqua sulla Luna non esistesse. Poi nel tempo alcune ricerche hanno dimostrato che esistono tracce d’acqua intrappolate in superficie.

Oggi ci sono altre due novità

La prima è che due nuovi studi pubblicati su Nature Astronomy suggeriscono che l’acqua presente è molta di più del previsto. Sulla Luna ci sono alcune aree che gli esperti chiamano “trappole fredde”. Sono zone che non vengono baciate dal Sole potenzialmente da miliardi di anni ed è proprio qui che si erano trovati gli indizi sulla presenza di acqua sotto forma di ghiaccio. I nuovi studi hanno confermato che queste zone oscure possano essere molto più numerose di quel che avevano stimato le ricerche precedenti. Infatti, basandosi sui dati dettagliati del Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa, i ricercatori stimano che la Luna potrebbe ospitare quasi 40mila chilometri quadrati di “ombre permanenti”. Serbatoi di diverse dimensioni,  in grado di preservare l’acqua attraverso il ghiaccio.

La seconda novità è che Sofia ha confermato, per la prima volta, la presenza di acqua anche sulla superficie lunare illuminata dal Sole, e questo significa che essa può essere distribuita su tutta la superficie e non limitata alle famose “zone fredde”. Sono ancora al vaglio le ipotesi su come si conservi, visto che quando viene colpita dalla luce del Sole, la superficie lunare può raggiungere una temperatura di 127 gradi centigradi, ma di fatto la presenza è attestata.

Dalla Luna a Marte

Artemis non solo sta gettando le basi per il cosiddetto business spaziale per le società private che intendono costruire un’economia lunare, ma vede la Luna come un trampolino per Marte: infatti è da una base spaziale in orbita attorno alla Luna che l’uomo partirà per il pianeta rosso. Colonizzare Marte è ormai ritenuto un passaggio inevitabilmente per l’umanità. Il primo progetto non fantascientifico risale al 1952, ma allora si conosceva ben poco del pianeta rosso. Oggi ne sappiamo molto di più e ci sono addirittura aziende private che finanziano ricerche per i futuri viaggi verso il Nuovo Pianeta. Secondo grandi visionari come Elon Musk e la stessa Nasa, la colonizzazione del pianeta Marte sarà ben avviata entro il 2050.

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