Riapertura di bar e ristoranti anche al chiuso: i dati positivi fanno sperare in un graduale ritorno alla libertà

Dopo mesi di assolute restrizioni nel mondo della ristorazione, si può tornare alla quasi “normalità”. Sono infatti ben 160 mila le attività che hanno dovuto posticipare l’apertura delle loro porte al pubblico, non potendo disporre di spazi al di fuori del locale.  Oggi però il calendario delle riaperture sembra procedere spedito: accanto a bar e ristoranti al chiuso, anche gli stadi torneranno ad essere popolati. E questo grazie ad una campagna vaccinale che, ad oggi, registra numeri che fanno ben sperare. Sono infatti 12 milioni gli italiani già immunizzati con doppia dose e 35 milioni quelli che hanno ricevuto la prima somministrazione.

Le regole base delle riaperture di bar e ristoranti anche al chiuso

Pranzare e cenare nei ristoranti all’interno di bar e ristoranti – con il limite di 4 al tavolo – o gustare un buon caffè e cornetto al bancone: sono solo alcuni dei “ritorni” alla normalità in vigore da martedì 1° giugno. L’allentamento delle restrizioni si accompagna a regole che, per ora, devono essere obbligatoriamente seguite. All’interno dei locali il numero massimo di presenze va deciso «in relazione ai volumi di spazio e ai ricambi d’aria». Rimane il distanziamento di 1 metro tra un cliente ed un altro di tavoli diversi e l’obbligo di indossare la mascherina quando non si è seduti (il personale deve invece sempre tenerla). Sono vietati assembramenti anche al di fuori del locale e rimane in vigore la regola dei buffet: il personale ha il compito di servire il cibo, i clienti possono servirsi da soli solo per porzioni monodose. Per quanto riguarda i menù, possono essere consultabili digitalmente oppure «in stampa plastificata, disinfettabile dopo l’uso».

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L’allarme del personale, difficile da trovare.

Diversi segnali positivi tornano quindi a far respirare un settore allo stremo. Tuttavia non va ignorato lo scenario attuale e vanno prese in esame le situazioni ancora da risolvere. I problemi economici accumulati nei mesi di lockdown hanno costretto moltissimi locali ad abbassare definitivamente le serrande: sono stati circa 22mila lo scorso anno e già 20mila nel 2021. A mettere in crisi è anche il forte calo del turismo straniero. Altra evidente discesa si registra nel fatturato annuo di bar e ristoranti che, se nel 2019 era di 90 miliardi di euro, tra il 2020 ed il 2021, è di circa 60 miliardi in meno.

Altra questione da risolvere è quella del personale. A parlare del problema in questione è la Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi aderente a Confcommercio, con il direttore generale Roberto Calugi: “Mancano all’appello circa 150mila lavoratori. In particolare stiamo parlando dei 120mila professionisti a tempo indeterminato che nel corso dello scorso anno, a causa dei troppi impedimenti imposti alle nostre attività, hanno preferito cambiare lavoro e interrompere i loro contratti. Si tratta di cuochi e bar tender di lunga esperienza, attorno ai quali, spesso, sono state costruite intere imprese.” A questi numeri – sottolinea il direttore – vanno aggiunti 20mila lavoratori che lo scorso anno lavoravano a tempo determinato e che oggi, vista la precarietà lavorativa, preferiscono strumenti di sostegno al reddito come i sussidi di disoccupazione (l’indennità di licenziamento o il reddito di cittadinanza).

Quali strumenti verranno adottati per la ripartenza

Certamente  un primo modo per diffondere segnali di fiducia è quello di dare certezze e regole chiare. A darle devono essere soprattutto i governatori e le istituzioni, per evitare situazioni provvisorie e mancanza di progettualità. Il 20 maggio il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Sostegni Bis che prevede lo stanziamento di 40 miliardi di euro per misure in favore delle imprese. I ristoratori potranno accedere ad un rimborso a fondo perduto da 15,4 miliardi. Ulteriore novità sarà la possibilità di richiedere un ricalcolo della somma dei contributi, misura che lo stesso premier Draghi ritiene fondamentale,  soprattutto per coloro che hanno risentito maggiormente della crisi.

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