La settimana lavorativa corta prevede di lavorare quattro giorni alla settimana. Lavorare meno per lavorare meglio sembrerebbe portare a un aumento della produttività, ma non solo. Gli altri benefici sono dati dalla possibilità per i lavoratori di avere maggiore tempo libero e per le aziende di risparmiare in termini di consumi energetici.

Alcuni, però sembrano non essere favorevoli alla settimana corta. Infatti ci sono dei settori, come quello del trasporto pubblico e della sanità, che richiedono una presenza continua e una riduzione di ore di lavoro non sarebbe praticabile. Ma dove ciò è possibile è stato già sperimentato: alcuni Paesi come Islanda, Giappone e Regno Unito hanno ridotto l’orario di lavoro con risultati positivi. E in Italia anche la situazione potrebbe cambiare.

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Settimana lavorativa corta: cos’è e come siamo messi in Italia

In Italia sono due i gruppi, Intesa Sanpaolo e Lavazza, che stanno sperimentando questa soluzione. L’esigenza è derivata dalla riorganizzazione del lavoro durante la pandemia e dalla necessità di tutelare i dipendenti. In più, a causa dei rincari sui consumi energetici causati dalla guerra russo-ucraina, le aziende hanno deciso di continuare su questa linea per contenere i costi.

Intesa Sanpaolo ha già pianificato il lavoro e introdotto un nuovo modello per i 74 mila dipendenti. Tra i principali cambiamenti, la settimana breve di quattro giorni da nove ore lavorative a parità di retribuzione, su base volontaria e compatibilmente con le esigenze tecniche e produttive. Anche Lavazza aveva adottato una sperimentazione analoga nel 2022. Anche se secondo gli ultimi dati di Eurostat, è emersa una tendenza contraria: nel nostro Paese, circa 2 milioni di lavoratori restano sul posto per 50 ore a settimana, contro le tradizionali 8 ore al giorno per cinque giorni settimanali.

In Italia non esiste una normativa sul tema: la decisione è a discrezione delle aziende: infatti alcune imprese, quelle che non richiedono una presenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, hanno volontariamente ridotto l’orario di lavoro dei propri dipendenti facendo un turno di lavoro più lungo, ma lavorando un giorno in meno alla settimana.

I Paesi che hanno introdotto la settimana lavorativa breve

Tra il 2015 e il 2019 è stata l’Islanda a introdurre la settimana di quattro giorni per 35-36 ore di lavoro: i risvolti sono stati positivi, con le imprese che hanno segnato un aumento della produttività e l’86% dei dipendenti che ha scelto i quattro giorni per ridurre il carico di stress.

Mentre in Nuova Zelanda le sperimentazioni sono iniziate nel 2018, introdotte dalla multinazionale Unilever e poi rinviate dal governo. Nel 2021, la Spagna ha introdotto un test triennale, con l’obiettivo di diminuire a 32 ore su quattro giorni la settimana lavorativa.

Invece in Gran Bretagna,  tra giugno e dicembre del 2022, 61 imprese con quasi 3 mila dipendenti hanno sperimentato la Four Days Week. Delle 61 che avevano iniziato il test, 38 hanno prolungato la sperimentazione della settimana corta e 18 hanno deciso di adottarla definitivamente con risultati che sono andati oltre ogni previsione.

Nel 2022 il Belgio ha introdotto la settimana corta, ma senza ridurre il numero di ore: l’idea è concentrarle in quattro giorni, previo accordo tra datore di lavoro e dipendente, con un periodo di prova di sei mesi. Anche Giappone, Stati Uniti e Svezia stanno testando questo nuovo modello lavorativo.

Settimana lavorativa corta: la situazione in Italia

Edifici adibiti ad uso lavorativo

Settimana corta: i vantaggi e i contro di lavorare 4 giorni

Secondo i sostenitori della settimana lavorativa breve, i vantaggi porterebbero a un aumento della produttività e soddisfazione dei lavoratori, che beneficerebbero di più tempo per dedicarsi al tempo libero, riuscendo così a conciliare al meglio vita lavorativa e tempo libero. Inoltre, una settimana corta potrebbe avere un impatto significativo sulla qualità della vita dei dipendenti, riducendo il livello di stress legato a orari di lavoro estesi e intensi. I dipendenti potrebbero sentirsi più motivati e coinvolti nel loro lavoro, contribuendo così a un clima positivo e produttivo.

La riduzione del numero di giorni potrebbe portare a un aumento delle responsabilità e delle attività da svolgere in ciascuna giornata lavorativa e ciò potrebbe creare una situazione di tensione dovuta a un maggiore carico di lavoro. Riguardo all’aspetto economico non ci sarebbero variazioni.  Con una settimana lavorativa ridotta, si lavorerebbe un giorno in meno alla settimana, ma la retribuzione percepita rimarrebbe invariata.

Un altro fattore da valutare è che la settimana corta potrebbe non essere adatta per tutte le aziende o settori. Imprese di produzione che richiedono orari di lavoro continuativi, incontrerebbero difficoltà nella riorganizzazione delle loro attività per adattarsi a una settimana lavorativa più breve. Per ovviare alla riduzione delle ore di lavoro, si potrebbero ridefinire il sistema di turnazione per evitare di  procedere all’assunzione di più personale, che comporterebbe un aumento insostenibile dei costi.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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