Settimana corta di 4 giorni lavorativi dal 1° gennaio 2026: lo stabilimento Persol di EssilorLuxottica di Lauriano (Torino) è il primo sito produttivo al mondo del gruppo ad applicare in modo esteso la settimana lavorativa corta per l’intero organico, per venti settimane all’anno, con l’obiettivo di migliorare benessere, produttività e sostenibilità.
La settimana corta: una svolta nel mondo del lavoro industriale
Il progetto coinvolge circa 1.200 dipendenti (900 operai e 300 impiegati). Il venerdì è il giorno aggiuntivo di riposo senza riduzioni di stipendio. Si tratta di un passaggio storico per il settore manifatturiero italiano, spesso considerato meno aperto all’innovazione organizzativa. Il modello è stato definito in modo pianificato e condiviso, al termine di una fase di test conclusasi con l’approvazione definitiva da parte dei lavoratori nel corso del 2025.
I dati raccolti hanno mostrato un miglioramento del benessere individuale. Si sono registrati anche dati positivi su efficienza, sostenibilità e riduzione degli infortuni in itinere. È calato l’assenteismo e la gestione delle presenze è diventata più agile.
La novità rientra in una strategia di valorizzazione del capitale umano. Nel 2025, nella sede di Agordo, 71 dipendenti sono stati premiati per oltre 35 anni di servizio. Un riconoscimento che dimostra l’attenzione dell’azienda alla continuità professionale, all’esperienza e al senso di appartenenza. L’azienda conferma così il suo impegno verso un modello produttivo che unisce tradizione, innovazione e centralità della persona.
Il modello Time4You: un’organizzazione flessibile già consolidata
La settimana corta fa parte di un più ampio programma interno denominato Time4You, che EssilorLuxottica ha avviato per promuovere nuovi modelli di lavoro orientati al benessere, alla flessibilità e all’efficienza. Questo modello include, oltre alla riduzione dell’orario settimanale, anche elementi come la gestione autonoma dei turni, lo smart working e nuove forme di ascolto interno.
Time4You è già stato sperimentato in sei stabilimenti italiani, coinvolgendo oltre 3.500 addetti, ed è oggi applicato in modo strutturato. Secondo l’amministratore delegato Francesco Milleri, il nuovo assetto riflette “una tensione costante verso l’innovazione, dall’organizzazione del lavoro alle tecnologie produttive”. L’accordo prevede anche:
- un premio qualità fino a 350 euro legato agli obiettivi 2026
- un piano per la produzione di componenti per dispositivi wearable
- nuovi indicatori di performance e un maggiore ascolto interno.
Settimana corta: un modello replicabile?
Il caso Luxottica non è isolato, ma rappresenta un’eccellenza rara nel panorama italiano, dove la settimana corta resta un modello sperimentale ancora poco diffuso.
Secondo Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, uno degli ostacoli principali alla diffusione è la resistenza culturale all’innovazione organizzativa, soprattutto tra le piccole e medie imprese.
La settimana corta, infatti, non è un protocollo pronto all’uso, ma richiede una forte volontà manageriale, flessibilità e capacità di adattamento. Le aziende che la adottano devono rivedere turni, obiettivi, strumenti di misurazione e criteri di responsabilizzazione.
Questo spiega perché oggi è praticata quasi esclusivamente da grandi realtà come Intesa Sanpaolo, Lavazza, Lamborghini, o nel settore pubblico da SACE, dove l’Osservatorio sta monitorando l’impatto dell’orario ridotto su produttività e benessere.
Il modello Time4You di Luxottica, invece, ha già raggiunto oltre 3.500 addetti e si è affermato come formula stabile e pianificata: una modalità che permette di ottimizzare la presenza in fabbrica, ridurre assenze e infortuni, e valorizzare il contributo individuale in un contesto produttivo ad alta qualità.
Secondo l’Osservatorio, tre elementi saranno decisivi per il successo della settimana corta in Italia: sperimentazione graduale, flessibilità organizzativa e una visione condivisa tra imprese e lavoratori. E proprio questi sembrano essere i pilastri del progetto, che potrebbe diventare un riferimento anche per altri settori manifatturieri.
Un possibile cambio di paradigma
La settimana corta rappresenta uno dei primi esempi concreti di trasformazione organizzativa nel settore manifatturiero. Portare questo modello in fabbrica, un ambiente solitamente rigido, significa riscrivere le regole della produttività in chiave sostenibile e partecipativa. “Lavorare meno a parità di salario” non è solo uno slogan. È una visione che punta su qualità della vita, fiducia nelle competenze e miglior uso del tempo. L’obiettivo è creare ambienti professionali in cui benessere e performance possano crescere insieme. L’esperienza di Lauriano sarà seguita con attenzione: potrebbe diventare un modello da osservare, adattare e, dove possibile, replicare.
In un momento in cui i modelli tradizionali mostrano i loro limiti, iniziative come questa offrono una reale opportunità per ripensare il tempo, il lavoro e il ruolo delle imprese nella società. Il cambiamento è possibile. Servono solo visione, coraggio e voglia di sperimentare.

