Per il lavoro di domani c’è bisogno di soft skill, qualità relazionali ed emotive. 

L’educazione emotiva, ossia “quell’insieme di competenze per aiutare le persone a interagire tra loro“, così definita dallo psicologo Daniel Goleman nel suo libro Emotional Intelligence (1995), rappresenta una disciplina importante per lo scenario lavorativo del futuro e non solo.  Una recente ricerca condotta dell’ Università di Harvard, infatti, dimostra che  l’85 % del successo nel mondo lavoro dipende dalle soft skill e il 15 % dalle competenze tecniche. Una ricerca della McKinsey  (società internazionale di consulenza manageriale) rivela l’importanza di coltivare le competenze sociali ed emotive, prevedendo l’ aumento della domanda di queste qualità pari al 30 % entro il 2030.

Soft skill, ok, ma cosa sono?

Le competenze trasversali (in inglese soft skills) sono quell’insieme di caratteristiche proprie del personale lavorativo che una macchina non può offrire. Esempi concreti sono: la capacità di comunicare e ascoltare, la capacità di fare lavoro di squadra, la flessibilità e la leadership. Competenze ritenute da sempre  indispensabili per il successo organizzativo,  come emerge da un antico studio del 1918, scritto da Charles Riborg Mann della Carnegie Foundation. Oggi sono caratteristiche fondamentali per imprese e candidati del mondo del lavoro.

Un recente report condotto da Linkedin tra 5.000 professionisti delle risorse umane ha fatto emergere  le soft skill come tendenza numero uno del mondo del lavoro dei prossimi tre anni: la voce  era stata citata dal 91% del campione.  Le soft skill, definite “gli eroi silenziosi della digital trasformation” dall’ IDC Perspective (principale fornitore globale di informazioni di mercato), influenzano la trasformazione culturale alla base di quella digitale.   

Educazione emotiva: la scuola si muove

In un momento storico così delicato è importante riflettere su quello che stiamo vivendo e sperimentare emozioni diverse e forti. Il ruolo della scuola è fondamentale per l’educazione alle emozioni dei bambini e degli adolescenti per riconoscerle e essere consapevoli del valore dell’altro. È importante non sottovalutare le emozioni, in quanto l’apprendimento, privo d’attenzione all’ascolto delle emozioni, risulta essere inefficace in un momento come questo. Già prima della pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva delineato delle linee guida per interventi educativi rivolti ai bambini e agli adolescenti, finalizzati a sviluppare empatia e gestione delle emozioni. Competenze che permettono di assumere comportamenti positivi, affrontare le sfide della vita quotidiana e disagi psicologici come ansia e depressione

Tre esercizi di educazione emotiva 

Tra gli esercizi proposti da Fuoriclasse in Movimento, un progetto di Save The Children nato del 2017 e attualmente in atto in 170 scuole, per favorire benessere scolastico e garantire il diritto dell’ istruzione per tutti, tre riscuotono particolare interesse negli addetti ai lavori.

Emozioni in colori e parole. L’insegnante invita gli studenti a chiudere gli occhi e riflettere sulle emozioni di questo periodo, trascriverle o disegnarle su un foglietto e condividerle con i propri compagni. Si tratta di un esercizio utile a conoscere e riconoscere le proprie emozioni negli altri.

Che faccia hai? L’insegnante chiede ai partecipanti di dividere il foglio in due colonne per indicare da una parte emozioni che conoscono e caratteristiche specifiche. Un esercizio che stimola l’empatia e lo sviluppo di una particolare emozione. 

Una tempesta di emozioni. L’insegnante divide la classe in gruppi, chiedendo di scrivere delle emozioni (tempo 5 minuti). Dopodiché per ogni emozione si aggiungerà la situazione, lasciando altri 10-15 minuti. Ogni gruppo sceglierà un portavoce che esporrà il lavoro del suo gruppo. L’insegnante guiderà una discussione differenziando le emozioni primarie (felicità, tristezza, paura ecc.) da quelle secondarie (vergogna, gelosia, imbarazzo, ecc.), sensibilizzando gli studenti a conoscerle e riconoscerle. 

Un disegno di legge argentino

In Argentina, Lucas Malaisi, psicoterapeuta e presidente della Fondazione per l’educazione emotiva, sostiene che l’intelligenza emotiva non è questione di genetica o ereditarietà, ma si può apprendere al 99%, migliorando la qualità della vita e riducendo i comportamenti sintomatici. Dal 2009 Malaisi è promotore del disegno di legge sull’educazione emotiva in Argentina e in altri paesi come Uruguay, Cile, Perù, Colombia e Honduras. Il 10 Novembre 2016 la legge è stata approvata nella provincia di Corrientes e, l’anno successivo a Misiones. Per celebrare questo traguardo è stata istituita la giornata dell’educazione emotiva il 10 Novembre. Tra le tecniche proposte dallo psicologo c’è la Mindfulness, di cui avevamo già trattato e consigliato per affrontare al meglio il lockdown.

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