Negli ultimi anni, il food delivery è diventato parte integrante della vita quotidiana di milioni di italiani: il 21% degli utenti utilizza una piattaforma di consegna, con una frequenza media di 1,5 ordini a settimana. Quello che un tempo era un servizio occasionale, oggi si è trasformato in un’abitudine consolidata, cambiando profondamente il rapporto con il cibo.
Piattaforme come JustEat, Glovo e Deliveroo hanno reso l’offerta accessibile in pochi clic, estendendola dal piatto pronto alla spesa alimentare. Questa evoluzione risponde a ritmi della vita moderna, ma sta anche sviluppando una nuova sensibilità etica: alla comodità della consegna si sono affiancate realtà dedicate alla lotta allo spreco, come Too Good To Go, e una crescente attenzione verso la produzione locale, segno che il consumatore è sempre più attento all’origine di ciò che mangia.
La fotografia del settore: una crescita inarrestabile e le criticità da gestire
Ordinare cibo a domicilio non è più solo un’eccezione, bensì una prassi consolidata. Nel 2024, il mercato mondiale ha superato i 6,5 miliardi di dollari e le proiezioni indicano che continuerà a crescere ulteriormente, con un tasso annuo del 4,8% entro il 2030.
Questa ascesa ha però acceso i riflettori sul costo umano del servizio, sollevando critiche urgenti sulla sicurezza e sulla mancanza di tutele per i rider. Non si tratta solo di rischi stradali, ma di una vera e propria emergenza lavorativa: la categoria, prevalentemente composta da giovani e stranieri, opera spesso in un assenza di diritti, soggetta a ritmi serrati e una precarietà contrattuale che rasenta lo sfruttamento.
Questa pressione influisce direttamente sulla sicurezza: uno studio condotto dall’Università di Milano, nell’ottobre 2024, ha rilevato che il 39% dei rider ha subito almeno una volta un incidente stradale, spesso legato a cattive condizioni del manto stradale, collisioni con altri veicoli o dovuto alla stanchezza.
Proprio l’assenza di standard minimi di protezione per i rider ha spinto l’Unione Europea ha trovare un accordo, entrato in vigore nell’aprile 2024, per rafforzare i diritti dei lavoratori della gig economy. Il provvedimento garantisce loro piene tutele contrattuali e contrasta il falso lavoro autonomo, ossia quella situazione in cui un collaboratore viene inquadrato come libero professionista ma di fatto lavora come un dipendente subordinato.
Gli italiani e il food delivery: i nuovi rituali del pasto
II food delivery è un servizio che coinvolge tutte le generazioni in maniera trasversale, sebbene siano i Millennials (67%) e la Gen Z (63%) a spingere maggiormente sulla domanda. Gli utenti scelgono la piattaforma per la comodità (61%), seguita dalla consegna programmata (40%) e dalla velocità (29%). A ciò si aggiunge la questione della sostenibilità: i giovani orientano sempre più le loro preferenze verso ristoranti che utilizzano imballaggi biodegradabili o riciclabili e ingredienti locali.
Sul fronte delle scelte, la pizza rimane il piatto preferito di 7 italiani su 10. Ma il panorama gastronomico si sta allargando rapidamente: tra i trend più sorprendenti negli ultimi anni spicca il boom della cucina coreana, con piatti come il kimchi (contorno a base di verdure fermentate) e bibimbap (riso al vapore con verdure e uova) sempre più presenti sulle tavole italiane.
Allo stesso tempo, emerge anche l’attenzione per le esperienze multisensoriali legate all’ASMR (Autonomous Sensory Meridian Response), termine che indica una piacevole sensazione innescata da stimoli uditivi o visivi. Un esempio è il suono “crunch “dato dalla croccantezza della frittura: il 19% degli utenti cerca piatti di consistenza croccante o comunque stimolante, mentre il 22% si lascia attrarre dalla sua estetica.
Il futuro del settore
Il food delivery in Italia non rappresenta un fenomeno passeggero quanto un settore in piena maturazione, dove l’innovazione tecnologica rappresenta un alleato strategico. L’intelligenza artificiale, infatti, non serve solo a offrire raccomandazioni personalizzate, ma anche per aiutare i ristoratori a eliminare gli sprechi alimentari. In questo modo, l’IA si trasforma in uno strumento strategico per ridurre l’impatto ambientale e rendere il servizio più fluido e sicuro.
Inoltre, il settore si sta evolvendo sempre più verso il Quick Commerce, ossia consegne ultra rapide in meno di un’ora. Il successo di questo modello è reso possibile da un’evoluzione delle infrastrutture fisiche, come le dark kitchen, ossia laboratori dedicati esclusivamente all’online, evolvendosi in food corner, situati in punti strategici della città, dove diversi brand di ristorazione preparano piatti in un unico spazio condiviso. In Italia, il primo è stato creato a Torino, nel quartiere di Pozzo Strada.
Questi spazi, nel 2025, hanno visto una crescita del 50% degli ordini last minute sulla piattaforma Glovo, permettono di abbattere i tempi di preparazione e logistica portando il pasto a casa dell’utente in pochi minuti.
Il delivery non è più solo un servizio: è un fenomeno sociale che trasforma le abitudini di consumo e la gestione del tempo. Questo successo però deve coincidere con la tutela dei diritti dei rider, standard di sicurezza più elevati e una sostenibilità ambientale concreta. Perché solo garantendo la dignità di chi rende questo servizio possibile, il settore potrà dirsi realmente maturo e pronto a guidare le abitudini di consumo del futuro.