Il metodo scolastico finlandese fa scuola anche nel nostro Paese: non è sempre facile adottarlo nelle nostre scuole ma alcune ci ha provato. E i risultati sono decisamente incoraggianti.

Metodo scolastico finlandese: la rete italiana

La rete italiana di oltre 100 scuole che hanno scelto di adottare il metodo scolastico finlandese (di che si tratta? Ne parliamo qui) nasce nel 2018 e vede come capofila l’Istituto omnicomprensivo “Della Rovere” di Urbania con il supporto dell’università Cattolica e Bicocca di Milano e dell’università politecnica delle Marche.

I maggiori cambiamenti apportati dall’adozione del metodo finlandese sono negli orari e nell’organizzazione della settimana scolastica. La ricompattazione dell’orario scolastico prevede lezioni dal lunedì al venerdì, escluso il sabato, dalle 8.00 alle 13.00 per la scuola primaria e dalle 8.00 alle 14.00 per la secondaria.

Il metodo scolastico finlandese prevede un tipo di apprendimento “attivo”: per questo i ragazzi sono invitati a sperimentare, anche grazie al lavoro di gruppo. Lo sviluppo del pensiero critico, anche divergente, è incoraggiato. Si tende a non delegare a casa ciò che può essere fatto a scuola: i compiti vengono svolti durante l’orario scolastico, anche per poter aiutare chi non può avere il supporto dei genitori.

Ogni concetto viene appreso attraverso la sperimentazione pratica che viene successivamente rielaborata, la cosiddetta meta-cognizione. Il raggiungimento di risultati di apprendimento in autonomia motiva il bambino e attiva la memoria a lungo termine.

La sperimentazione nelle Marche

Una delle prime scuole ad adottare il metodo scolastico finlandese è stato l’Istituto comprensivo di Piandimeleto, in provincia di Pesaro. Anche qui il cambiamento comincia dall’orario: le lezioni durano 50 minuti. In Finlandia ogni insegnante è tenuto a concedere 15 minuti di pausa ogni ora agli studenti. Di questi 50 minuti, 30 sono di lezione frontale e 20 dedicati all’apprendimento cooperativo.

Anche l’organizzazione dell’orario settimanale è stata rivoluzionata: non si studiano più diverse materie ogni giorno ma a essere riorganizzato è il tempo che i bambini passano a scuola. Due giorni e mezzo sono dedicati allo studio delle materie umanistiche e il resto del tempo è riservato a quelle scientifiche. Un approccio decisamente in linea con il pragmatismo educativo che contraddistingue la scuola finlandese.

La preside Antonella Accili è soddisfatta: “Con questa sperimentazione si elimina la stratificazione del sapere, si aumentano la conoscenza, l’attenzione, la responsabilità e l’autonomia degli alunni. Abbiamo notato che c’è una maggiore rapidità di apprendimento. I ragazzi ora studiano ma hanno la possibilità anche di sperimentare visto che buona parte della lezione è laboratoriale. Questo permette di ricordare maggiormente ciò che hanno appreso. Infine, grazie a questo metodo c’è una valorizzazione dei talenti e una promozione dell’affettività nei confronti della scuola”.

Metodo finlandese o montessoriano?

La preside dell’Istituto Comprensivo Lorenzo Lotto di Jesi, Sabrina Valentini, sottolinea come il metodo scolastico finlandese e quello italiano, nonostante le apparenti differenze, abbiano una genesi comune: quello montessoriano (di cui abbiamo parlato approfonditamente qui).

“Non vogliamo creare un modello che sia per forza esterofilo, anche perché quello finlandese, che si basa sull’apprendimento attivo, deve molto a Maria Montessori. La Finlandia è capofila nel mondo per quanto riguarda la scuola grazie ai risultati che ottengono i suoi studenti, ma il presupposto di partenza è il metodo montessoriano. Imparare facendo, usare lo spazio in maniera moderna, collaborare. Il lavoro in classe spesso si svolge a coppie, per sviluppare l’empatia”. 

La scuola, in Italia, deve tornare a essere il centro di tutto: Sabrina Valentini ne è certa.

“Solo la scuola può garantire un domani migliore e solo la formazione di tutti i cittadini può rendere l’Italia un Paese migliore, abitato da persone consapevoli e capaci di vivere in armonia gli uni con gli altri senza conflitti e divisioni”.

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