Dopo gli eventi accaduti in Emilia-Romagna si sta riproponendo – di fronte all’opinione pubblica – una domanda posta più volte alla classe politica: il rischio rappresentato dalle alluvioni in Italia viene affrontato nel modo giusto? Alcune caratteristiche proprie della Penisola la espongono ai fenomeni di dissesto idraulico cui abbiamo assistito. In particolare, ha il suo peso un’estensione dei fiumi abbastanza ridotta rispetto ad altri Paesi europei. Le alluvioni, infatti, si verificano quando le grandi piogge producono portate che i vari corsi d’acqua non possono convogliare verso le valli.

Proprio per questo, l’attenzione di molti si sta concentrando su una piattaforma di Google, chiamata “Flood Hub”, in grado di prevedere le inondazioni fluviali. Sfruttando l’intelligenza artificiale, essa monitora le precipitazioni atmosferiche e – attraverso degli algoritmi – lancia un allarme relativo ai luoghi interessati. Funzionante, fino a oggi, in venti nazioni, da quest’anno la piattaforma arriva a coprirne ottanta – come annunciato dal CEO di Google Sundar Pichai –, fra cui anche l’Italia.

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Fronteggiare le alluvioni in Italia: un’esigenza da sempre

Volendo tracciare una storia delle alluvioni in Italia, si può constatare che negli ultimi vent’anni sono state ben poche le regioni non interessate da almeno un episodio rilevante. E questo senza tener conto dei più drammatici episodi accaduti nel passato. Si pensi a quelli del Polesine nel 1951, o all’alluvione del 1966 che colpì Firenze e parte del Veneto. Difatti, una peculiare combinazione di caratteristiche meteo-climatiche, topografiche e geologiche fa sì che l’Italia sia più esposta a tale rischio rispetto ad altre nazioni d’Europa.

Tale situazione risente anche del fatto che nella Penisola l’acqua ha poco spazio per defluire, in caso di esondazioni. Negli ultimi decenni, la forte espansione delle aree abitate e industriali non è stata d’aiuto. Infatti, consumando il suolo, essa ha portato a una riduzione dei terreni in grado di assorbire la pioggia. Inoltre, più crescevano gli spazi urbanizzati, più aumentava l’esposizione al pericolo – per i beni e le persone – nelle zone più critiche. Esiste infatti una “mappatura” del rischio di alluvioni in Italia, e tra le regioni più esposte troviamo proprio l’Emilia-Romagna.

Quando si parla di modi per contrastare le alluvioni, in genere viene proposta tutta una serie di interventi materiali. Tra questi ci sono l’innalzamento degli argini dei fiumi, la pulizia dei loro alvei e la creazione di vasche atte a raccogliere l’acqua in eccesso. Tuttavia – al netto dei costi che richiedono tali misure – non esiste una soluzione definitiva, avendo ogni territorio delle caratteristiche a sé stanti. Inoltre, allo stato attuale, gli esperti della materia non sempre sono concordi sulle strategie da adottare.

Perciò l’attenzione degli studiosi si sta concentrando su alcune tecnologie che consentono un costante monitoraggio della situazione meteorologica, per poter “giocare d’anticipo” sugli eventi. L’obiettivo principale, infatti, è quello di tutelare in primis la vita degli esseri umani.

Una piattaforma di Google per salvare le popolazioni

Giocare d’anticipo. È proprio questa l’idea a cui si ispira “Flood Hub”, piattaforma di Google basata sull’intelligenza artificiale, in grado di prevedere le inondazioni fluviali e di indicare quando e dove si verificheranno. Creata nel 2018 – con un raggio d’azione ancora limitato –, quest’anno essa è arrivata a coprire una popolazione di 460 milioni di persone in ottanta Paesi, Italia compresa.

Utilizzando “Flood Hub”, i governi, le organizzazioni umanitarie e gli individui potranno prepararsi all’emergenza in tempo utile, visualizzando le previsioni sulle inondazioni a livello locale. Tutto ciò sarà possibile fino a sette giorni prima dell’evento, compiendo un passo avanti rispetto al passato. In precedenza, infatti, le informazioni venivano date solo quarantotto ore prima.

La piattaforma di Google attinge le informazioni da varie fonti di dati disponibili a livello pubblico, come le previsioni del tempo e le immagini satellitari. In sostanza, la sua tecnologia combina due modelli. Il primo è un modello idrologico che – analizzando i dati meteorologici – prevede quanta acqua finirà in un certo fiume. In questo modo, si può stabilire se esso è destinato a esondare. Il secondo invece – simulando un’esondazione – cerca di prevedere dove l’acqua andrà a finire, per calcolare l’ampiezza delle aree alluvionate.

In Italia – da poco entrata nel suo raggio d’azione –, la copertura di “Flood Hub” ancora non è ottimale, poiché si limita al monitoraggio di aree circoscritte (del resto, i recenti eventi lo confermano). Tuttavia, non si può negare che l’innovazione digitale si sta dimostrando lo strumento più promettente per ridurre non tanto le calamità, quanto il numero delle loro vittime. Oggi, è in questo campo che si ripongono le maggiori speranze.

Alluvioni in Italia e piattaforma di Google

La piattaforma di Google “Flood Hub” può aiutare a monitorare il rischio di alluvioni in Italia. Fonte: Pixabay

Una maggiore informazione sulle alluvioni in Italia

I fatti verificatisi in Emilia-Romagna sono stati caratterizzati da alcuni aspetti eccezionali: in primo luogo, la combinazione di forti piogge ravvicinate, e poi la vasta estensione del territorio colpito. Ciò sembra confermare quel che gli studiosi affermano da tempo: a causa dei cambiamenti climatici vi sarà un incremento degli eventi naturali di questo tipo – e perciò non si può far altro che cercare di farvi fronte.

Dunque, allo scopo di migliorare la gestione delle emergenze, è importante informare meglio i cittadini. Bisogna infatti osservare che, nel caso dei terremoti, la maggior parte delle persone conosce le precauzioni di base da adottare per mettersi in salvo (ripararsi sotto un tavolo, allontanarsi dai palazzi ecc.). La stessa cosa dovrebbe accadere di fronte al rischio di alluvioni. Perché se è vero che è impossibile frenare la natura, una buona conoscenza dei fenomeni legati a essa li rende, quantomeno, più controllabili.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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