Gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati particolarmente evidenti quest’estate. Siamo passati in pochi giorni dalla peggiore siccità degli ultimi settanta anni agli a oltre 400 millimetri di pioggia caduti sulle Marche in poche ore. Purtroppo questa altalena di fenomeni metereologici è perfettamente in linea con la crisi climatica in atto.

Catastrofi causate non solo dai cambiamenti climatici

I tragici fatti avvenuti nelle Marche sono solo l’ultima voce di un lungo elenco di catastrofi naturali a cui però dovremo abituarci. La natura ormai ha preso il suo inequivocabile corso, in gran parte per cause di origine antropica. Un fattore importante, per esempio, è cheil terreno è ormai troppo impermeabilizzato per poter assorbire l’acqua prodotta da imprevedibili temporali tropicali come quello che si è abbattuto sulle Marche.

Nel caso dei bacini idrici in particolare fa riflettere il dato dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che mostra come negli ultimi cinquanta anni siano state urbanizzate le aree di esondazione naturali, passando dal 3,56% al 25,7%. A questo occorre poi aggiungere, nel caso delle Marche, il rischio idrogeologico molto elevato (R4), ad esempio, del fiume Misa, e la mancata attuazione di piani di prevenzione e messa in sicurezza mai avvenuti, nonostante le risorse per prevenire i disastri dovuti ai cambiamenti climatici fossero stanziati dal 2014.

Il Weater, Climate and Catastrophe Insight ha stimato che nel 2021 gli eventi metereologici estremi sono costati all’economia globale 329 miliari di dollari. Inoltre negli ultimi 15 anni la popolazione mondiale a rischio inondazione è aumentata del 20-24%. Una lungimirante prevenzione senza dubbio eviterebbe catastrofi e costerebbe sicuramente molto meno in termini economici.

Cambiamenti climatici portano a cambiamenti urbanisitici

Tra le novità che potrebbero rappresentare modelli utili c’è il caso della Cina, dove esiste un concetto in fase avanzata di attuazione che ha una grande rilevanza nei contesti regionali: la Sponge City. Un modello di città già applicato a Zhuhai e nella regione cinese Mena. Si tratta di un modello sostenibile e molto semplice nello sviluppo del suo concetto che funziona bene sia in aree geografiche con piogge eccessive, ma anche in regioni come il Medio Oriente.

La città-spugna permette di raccogliere l’acqua piovana per poi utilizzarla per l’irrigazione e l’uso domestico. In sostanza, grazie a delle superfici urbane permeabili è possibile assorbire l’acqua, filtrarla e immagazzinarla in bacini sotterranei. Si crea così un sistema decentralizzato di raccolta dell’acqua e si evitano anche alluvioni o situazioni di siccità.

Sistemi di allerta precoce per rischi climatici

Il climate risk & early warning systems (CREWS) sta supportando progetti di sviluppo e rafforzamento di servizi di prevenzione e allerta precoce per sviluppare una resilienza contro i cambiamenti climatici e i loro effetti devastanti in particolare nei Paesi meno sviluppati. Ne sono alcuni esempi il Bangladesh, l’Afghanistan, il Mali, Papua Nuova Guinea e molti altri.

Alcune coste verranno sommerse

Fairbourne, un villaggio incastonato tra il parco nazionale Snowdonia e il Mare d’Irlanda nel Galles, rischia fortemente di venire sommerso dall’innalzamento del livello del mare.  Dal 2014 il Gywnedd Council, che si occupa del monitoraggio e controllo del villaggio e ne cura le difese contro le inondazioni, ha permesso ai suoi abitanti una vita serena e sicura. Gli stessi studi condotti però hanno mostrato che dal 2054 non ci potranno più essere abitanti, perché Faibourne verrà sommerso dal mare. Purtroppo, seppur estrema anche questa è prevenzione ed evita di piangere catastrofi causate dai cambiamenti climatici che però si possono prevedere.

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Riccardo Pallotta

Riccardo Pallotta

Laureato in comunicazione e marketing con una tesi sul brand journalism. Attore e speaker radiofonico in Italia e all'estero. Social media manager. Oggi collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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