Nonostante il calo demografico, nel nostro Paese non accenna a calare il numero di persone connesse a internet. Come non accenna a calare il numero di smartphone utilizzati e, conseguentemente, dei rifiuti elettronici generati.

Mediamente si resta connessi circa sei ore al giorno, di cui due trascorse sui social. Il 97% degli italiani naviga tramite smartphone, mentre la restante parte preferisce utilizzare computer e laptop. L’uso dei devices resta dunque fondamentale per interagire tra persone e per restare aggiornati sui fatti del mondo. Altrettanto fondamentale, però, è capire cosa si sta facendo per aumentare la sostenibilità ambientale di questi strumenti.

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Persone connesse e utilizzo dei devices

Il Global Digital Report ci consegna un quadro altamente indicativo delle abitudini assunte dagli italiani in questi ultimi anni. Dopo l’epidemia da Covid in particolare, la società si è resa ancor più dipendente dalla rete e dai devices.

Il bisogno di “socialità” è divenuto tutt’uno con la necessità di avere uno smartphone. Perché è attraverso di esso che è possibile interagire con gli altri. I dati attestano infatti che sono ben 41 milioni le persone che frequentano le piattaforme social. Tra loro, sono in costante aumento gli utenti che le utilizzano per incontrarsi virtualmente e dialogare.

Da strumento per telefonare, il cellulare è divenuto dunque un’estensione del proprio corpo. Il problema, però, è che quasi mai si riflette sulla natura dell’oggetto che si ha tra le mani. Pochissimi sono a conoscenza del fatto che il proprio smartphone, per esempio, è una vera e propria miniera di materiali eterogenei e di difficile reperibilità.

Rifiuti elettronici: un tesoro non considerato

Tanto è vero che la giornalista Rosaria Amato, in un articolo su “la Repubblica” (20.06.2023), ha parlato di un vero e proprio “tesoro” che può ricavarsi dai rifiuti elettronici. Che l’Italia, però, finisce col disperdere quasi interamente.

Il riferimento è ai cosiddetti RAEE, acronimo che identifica i “rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”. Secondo il rapporto annuale del Centro di Coordinamento RAEE, nel 2022 la dispersione dei rifiuti elettronici, da parte dei cittadini, “ha avuto la meglio sulla crescita della raccolta”. I volumi di rifiuti avviati a corretto riciclo si fermano infatti intorno alle 361.000 tonnellate, in diminuzione del 6.1% rispetto al 2021. Nella stessa direzione il dossier di Altroconsumo, pubblicato il 17 ottobre, sui percorsi di smaltimento e riciclo dei RAEE. Secondo l’inchiesta, in Italia solo 6 rifiuti elettronici su 10 vengono smaltiti correttamente.

E se è vero che tra le cause a cui addebitare tale situazione vi è spesso la mancanza di centri di raccolta sul territorio, a venire meno, tuttavia, è soprattutto una efficace campagna di sensibilizzazione sul tema. Accompagnata, per altro verso, da una cultura che non vede l’ora di gettare via il vecchio per fare spazio al nuovo.

Persone connesse con eco-smarthpone: una soluzione sostenibile

Proprio per tentare di arginare l’inquinamento ambientale e la dispersione dei rifiuti elettrici ed elettronici, si stanno diffondendo i cosiddetti “eco-smartphone”. Questi ultimi compongono quel mosaico variegato denominato green-tech.

Oltre alla Fairphone, di cui ci siamo già occupati in un altro articolo, anche note case produttrici di smartphone, come Nokia, Samsung ed Apple, iniziano a fare spazio all’interno del proprio listino, a prodotti green realizzati con materiali interamente o quasi riciclati.

Sintomo di un cambio di paradigma in atto sempre più forte e che sta già dando i suoi frutti. Se gli interrogativi sull’efficacia a lungo termine di tali passi, resta, d’altra parte va sottolineato che le soluzioni non mancano, come dimostra la crescente espansione del mercato green.

Le misure dell’Unione europea sui rifiuti elettronici

In questa direzione si stanno muovendo anche le istituzioni europee. Il 24 ottobre, ad esempio, il Consiglio europeo ha approvato in via definitiva la direttiva relativa al caricabatteria standardizzato. Questo significa che, nel 2024, una porta USB tipo C diventerà obbligatoria per una vasta gamma di dispositivi elettronici come telefoni cellulari, tablet e cuffie”, si legge sul sito.

Una misura del genere non solo sarà di ausilio ai consumatori, per via delle semplificazioni che determinerà. Ma, soprattutto, comporterà una riduzione assai significativa dei rifiuti elettronici. Nella medesima direzione vanno ricomprese le misure adottate dell’Ue , visti i 700 milioni di telefoni cellulari che giacciono inutilizzati nei cassetti e negli armadietti.

Per favorire lo sviluppo di una economia circolare, l’Ue ha infatti disposto incentivi finanziari per la restituzione dei dispositivi, come sconti, buoni o premi in denaro […]” e quant’altro. Nell’ottica di facilitare il periodo di transizione verso una economia green e favorire così il risveglio in una società più sostenibile.

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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