Un laboratorio di economia circolare che opera a livello europeo per sviluppare processi e tecnologie eco-innovative. È questo l’identikit dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea).

Particolarmente interessante è il progetto da essa coordinato, denominato “Portent”. Quest’ultimo ha come obiettivo il recupero di materiali e metalli di alto valore da telefoni cellulari a fine vita. Un tema di assoluta importanza che esige di essere affrontato con attenzione, visto anche il rapido aumento dei devices e, conseguentemente, delle impronte carboniche da essi rilasciate.

L’aumento esponenziale degli smartphone e il loro impatto sull’economia circolare

La crescita esponenziale degli smartphone ha ormai raggiunto picchi vertiginosi.

Secondo il portale tedesco “Statista”, sono oltre 6,8 miliardi gli smartphone utilizzati nel mondo. Circa il doppio di quelli in circolazione nel 2016, quando ammontavano a 3,6 miliardi.

I cosiddetti “feature phones” (telefoni cellulari basici), invece, sono oltre 500 milioni e sono diffusi principalmente nei Paesi in via di sviluppo. Dato che fa riflettere, se si considera che la telefonia stessa ha mutato i suoi connotati, divenendo strumento di interazione sempre più complesso.

E questo, con inevitabili ricadute nella società e in particolar modo sull’ambiente, visto il largo uso di materiale prime di cui sono composti i devices. Basti pensare che una tonnellata di schede elettroniche da cellulari a fine vita contiene in media 276 g di oro, 345 g di argento, 132 kg di rame.

Economia circolare e rifiuti elettronici: un problema da affrontare in una società di smartphone

In Italia sono utilizzati circa 46,5 milioni di smartphone. Il nostro Paese si attesta al diciassettesimo posto nella graduatoria di quelli con la maggior presenza di questa tipologia di device. In rapporto alla popolazione, in Italia la diffusione degli smartphone è particolarmente alta, presentando un tasso di penetrazione del 77%. Negli Stati Uniti, giusto per fare un confronto, è all’82% (Statista).

Numeri che si riflettono nelle cifre presentate dal Parlamento europeo. I rifiuti elettronici, secondo l’istituzione comunitaria, sono infatti una delle categorie di rifiuti in maggior crescita nell’Ue. Al contempo, tuttavia, meno del 40% di essi viene riciclato.

Aspetto che ha una forte impatto in ambito ambientale, senza dimenticare le potenziali conseguenze dannose per la salute. Per questa ragione, il tema della sostenibilità ambientale, soprattutto in questo ambito, esige di essere affrontato, meritando risposte efficaci e in tempi certi. E’ ciò che si propone di fare un laboratorio di economia circolare come quello rappresentato da Enea.

Una sfida per un futuro ecosostenibile

È a questo punto che inizia la sfida di progetti come “Portent”. Avendo soprattutto come obiettivo quello di offrire delle soluzioni ecosostenibili sia dal punto di vista della produzione che dello smaltimento.

Essendo ricchi di metalli preziosi e strategici, infatti, gli smartphone possono rappresentare un incentivo per evitare ulteriori estrazioni di materie prime e, al tempo stesso, arginare il problema legato al loro smaltimento.

Attraverso l’impiego di tecnologie specifiche si mira prima a disassemblare lo smartphone, per selezionare il materiale da cui è composto. Successivamente, attraverso l’idrometallurgia, si passa al recupero da destinare al rimpiego.

Particolare attenzione è volta a favorire proprio una circolarità. Ossia un modello di produzione e consumo “che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile”, secondo la definizione datagli dalle istituzioni comunitarie.

Economia circolare e smartphone, tra cultura e investimenti

La filosofia che le sta alla base è radicalmente differente dal paradigma attuale. Il fine è quello di favorire un recupero del materiale impiegato, generando così nuovo valore e combattendo l’emissione di CO2. Per poter arrivare presto agli obiettivi prefissati, tuttavia, è necessario ripensare in primis l’eco-progettazioneosserva Danilo Fontana, responsabile del laboratorio Enea – e questo vale per qualsiasi parte del telefono”. 

“Se sapessi, ad esempio, che il componente di colore verde contiene palladio, sarebbe tutto più semplice”, conclude Fontana (Economiacircolare.com, 7.02.2022). E questo è un discorso che riguarda i materiali plastici, la batteria, il display, la scheda elettronica e tutti i restanti componenti. Altro discorso, invece, concerne gli investimenti necessari all’acquisto o allo sviluppo di tecnologie che consentano di selezionare e rendere riutilizzabili i materiali estratti dai devices.

Va ricordato, infatti, che in Italia gli impianti di recupero di materie prime difettano. E questo a causa di una carenza di tecnologie. Così, dopo gli iniziali trattamenti di frantumazione, i materiali più preziosi vengono spediti fuori confine, per essere sottoposti a trattamenti specifici, come l’idrometallurgia.

Per colmare questo deficit l’Agenzia ha depositato un brevetto riguardante una particolare metodologia per il recupero di materiali importanti, impiegando proprio tecniche idrometallurgiche. In conclusione, visione e investimenti sono questi gli ingredienti messi in campo da Enea, per rendere il futuro più sano e sicuro.

Diego B. Panetta

Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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