Per i lavoratori della Gig economy la tutela cambia e si aggiorna: dopo una trattativa durata anni, l’11 novembre è stata pubblicata la direttiva europea con le nuove norme per migliorare le loro condizioni di lavoro per chi opera con le piattaforme digitali.
Un risultato storico per questi lavoratori (i più noti sono i rider), che in Europa raggiungeranno quota 43 milioni nel 2025 e che sono sottoposti al controllo di piattaforme digitali che operano attraverso una gestione algoritmica e senza un inquadramento legale e inequivoco dei lavoratori.
La direttiva non è però l’unico strumento di tutela: ad essa si affiancano due interessanti progetti internazionali che hanno cercato soluzioni alternative e condivise di protezione sociale con risultati già altamente promettenti.
Il Progetto FAIRwork: una valutazione delle piattaforme digitali
A spianare la strada della tutela dei lavoratori dei lavoratori della GIG economy è stato il Progetto FAIRwork, un’iniziativa internazionale sviluppata in 39 Paesi che ha valutato le piattaforme digitali più utilizzate e diffuse in base a criteri chiave come retribuzione, condizioni di lavoro, trasparenza e governance.
Non solo: il progetto ha esercitato una pressione significativa sulle aziende per spingerle a cambiare e correggere le proprie iniquità. Sessantaquattro aziende monitorate hanno implementato oltre trecento modifiche alle proprie politiche introducendo aumenti salariali e canali più efficaci per segnalazioni e reclami da parte dei lavoratori. In questo modo, FAIRwork ha contribuito a diffondere pratiche di lavoro più eque e favorire una maggiore trasparenza sulle condizioni di lavoro offerte.
Anche i lavoratori su piattaforma, però, hanno organizzato la propria tutela, riscoprendo forme di cooperativismo di successo.

Diffusione del Fairwork Project nel mondo in 39 Paesi -Fonte: FAIRWORK ANNUAL REPORT 2023
Tutela GIG Economy: il “Cooperativismo di piattaforma”, un modelli di successo
La nascita delle “cooperative di lavoratori su piattaforma” per contrastare il potere delle piattaforme digitali societarie (oltre 500 con un fatturato di 14 miliardi) è volta a contenere i fenomeni di sfruttamento indiscriminato verificatisi negli anni post-pandemia con la crescita della Gig Economy.
I risultati positivi del cooperativismo sono numerosi: le due cooperative spagnole di consegna a domicilio Mensakas (Barcellona) e La Pájara (Madrid) hanno creato piattaforme che mettono al centro i lavoratori puntando su pieni diritti e tutele, tanto da raggiungere i vertici della classifica di FAIRwork. In Brasile, la piattaforma di consegne Señoritas Courier di San Paolo ha integrato nello staff gruppi tradizionalmente svantaggiati, incluse le donne transgender. Up & Go, una piattaforma cooperativa di pulizia di New York City ha eliminato gli intermediari e, applicando una retribuzione equa, trattiene solo il 5% dei guadagni totali dei lavoratori.
Il “cooperativismo di piattaforma”, seppur virtuoso nei suoi propositi, presenta limiti finanziari innegabili dovuti, da un lato, alla forte concorrenza di mercato e, dall’altro, alla (spesso obbligata) strategia di “crescita prima del profitto” ovvero quella tendenza propria delle cooperative a cui porre l’accento sull’espansione della quota di mercato, posticipando la crescita della redditività al futuro. Questa strategia ne ostacola la crescita e l’attrattività di investimenti privati, necessari per sostenere lo sviluppo tecnologico delle piattaforme realizzate.

Inquadramento dei lavoratori su piattaforma digitale e tutele – Fonte: Consiglio europeo
La Direttiva Europea: più diritti certi per i lavoratori su piattaforma
Con la Direttiva europea per i lavoratori su piattaforma (Dir. n. 2024/2831), l’UE ha stabilito finalmente regole comuni per la GIG Economy e per inquadrare il lavoratore come autonomo o dipendente ed ha confermato i diritti base della tutela del lavoro digitale, ovvero congedi, malattie, retribuzione minima e aspetti di salute e sicurezza sul lavoro.
Le nuove norme europee affermano il diritto del lavoratore su piattaforma a essere debitamente informato sui sistemi di controllo, modalità di assunzione, condizioni di lavoro, riconoscendo il suo diritto a ottenere chiarimenti sulle scelte operate dalla piattaforma e vietano, inoltre, l’uso di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati per il trattamento di determinati tipi di dati personali, quali i dati biometrici o relativi allo stato emotivo o psicologico dei lavoratori.
Tutela dei lavoratori della GIG economy: i passi da compiere
Si tratta però di un passo ancora prudente, perché la Direttiva per la tutela della GIG economy fonda una “presunzione legale” ovvero che sussista un rapporto di lavoro tra una piattaforma di lavoro digitale e una persona che lavora mediante detta piattaforma qualora si riscontrino fatti che indicano una direzione e un controllo, ai sensi del diritto degli Stati membri: quest’ultimi restano liberi di definire quando ed in che modo quegli elementi fondano il rapporto di lavoro subordinato o di altra natura.
Manca poi un sostegno finanziario specifico per le forme alternative di organizzazione del lavoro su piattaforma come le cooperative di lavoratori, sicuramente più garantiste in termini di tutela ma più bisognose di un aiuto economico nelle fasi iniziali del loro ingresso sul mercato, per competere alla pari con le grandi piattaforme societarie.
Uno sforzo economico che andrebbe a vantaggio del mercato e dei consumatori, ma anche dei lavoratori su piattaforma stessi, agevolando il passo verso una tutela piena, riconosciuta e uniforme dei diritti dei prestatori d’opera digitali in tutta l’Unione europea.