Peyo è un cavallo nato nel 2005, vive in Francia e di professione non corre, ma vive della sua vocazione: curare le anime delle persone più fragili grazie alla sua straordinaria empatia. Dal 2016, accompagnato dal suo proprietario, quello che ormai è conosciuto in Francia come Dottor Peyo si reca tutte le settimane negli ospedali, dove rappresenta una terapia per chi, colpito da una malattia che non lascia scampo, sta per andarsene.

La sua presenza, asseriscono i medici, arreca benefici ai pazienti: i malati terminali, dopo l’incontro con lui, riescono a diminuire gli ansiolitici, mentre chi soffre di Alzheimer riesce a recuperare temporaneamente la memoria.

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Peyo, storia di un cuore empatico

Peyo è uno stallone, la cui altezza al garrese supera il metro e settanta; il mantello lucido, color bronzo, ricopre una muscolatura possente ed elastica; incede con eleganza sfiorando la terra, il collo imponente disegna un arco a sostegno di un muso attraversato da una lista bianca, a dividere un paio di occhi scuri e profondi.

Hassen Bouchakour, cavaliere algerino, acquista Peyo nel 2011 per partecipare a spettacoli di Dressage Artistico. Il cavallo, però, non ha un temperamento facile, anzi, mostra un carattere dominante, quasi aggressivo; lavorare con lui è difficile, ma ogni volta, al termine del suo numero, il cavallo si trasforma, come racconta Bouchakour al portale francese Ouest France.

Al termine di ogni esibizione, racconta Hassen, Peyo intercetta sempre tra il pubblico le persone più anziane o colpite da qualche disabilità e si avvicina loro cercando di instaurare una relazione, porgendo il muso e annusandole, con una calma e una dolcezza prima sconosciute. Hassen decide così di mettere a servizio dei malati questa dote di Peyo, cercando al contempo nella scienza una risposta in grado di spiegare il comportamento dell’animale.

L’equino viene studiato da più di 150 ricercatori che riscontrano in lui un’attività cerebrale unica, assente negli altri 500 cavalli – alcuni figli dello stesso Peyo – confrontati con lo stallone sauro. I risultati delle ricerche mostrano come il quadrupede riesca non solo a riconoscere coloro che versano in uno stato di sofferenza fisica o psichica, ma anche a rilevare tumori. Per questo, nel 2016, Peyo comincia a lavorare  negli ospedali francesi come cavallo terapeuta.

Peyo, dottore in corsia: quando la terapia è l’empatia

Ogni volta, prima di visitare i pazienti, Peyo viene disinfettato, tosato e indossa sempre una coperta per garantire la massima igiene, porta anche un pannolone e ha imparato a sporcare solo dove gli è permesso. Ci sono voluti tre anni di preparazione fisica e mentale affinché riuscisse a camminare sulle scivolose pavimentazioni degli ospedali e a prendere tranquillamente l’ascensore. Il cavallo opera come terapeuta nei reparti di cure palliative, oncologia, Alzheimer, pediatria e psichiatria di cinque diverse strutture, tra cui quella di Calais, città in cui vive.

Peyo assiste una persona malata in ospedale. Fonte Facebook

Dottor Peyo assiste una persona malata in ospedale. Fonte: Les Sabots Du Coeur

Una volta giunto in corsia Peyo, mosso dal suo istinto, sceglie da solo la camera in cui entrare. Si mette davanti alla porta e non c’è più modo di smuoverlo da lì: ha deciso chi assistere. I medici affermano che il cavallo sceglie sempre le persone con il quadro clinico più grave.

Peyo ha scelto quale paziente assistere e attende di poter entrare

Peyo ha scelto quale paziente assistere e attende di poter entrare. Fonte: Les Sabots Du Coeur

Una volta entrato, il cavallo terapeuta si avvicina al paziente, gli sfiora le mani delicatamente con le labbra, struscia con la testa il corpo del malato facendosi accarezzare; i risultati, come dimostrato nella sperimentazione condotta in modo controllato nell’Ehpad (Istituzione di alloggio per anziani non autosufficienti) di Vinay, sono sorprendenti: persone rinchiuse nel loro mutismo sorridono e parlano, in sua presenza i malati di Alzheimer improvvisamente ricordano: “Mia madre soffre di Alzheimer […] non sa più che sono suo figlio. Poi un giorno questo straordinario cavallo le si è avvicinato. E ho scoperto che ha ritrovato gran parte della sua memoria per diverse decine di minuti“, racconta un uomo la cui madre è ricoverata in un ospedale di Digione.

Un cavallo come terapia: il progetto “Les Sabots Du Coeur

Dottor Peyo effettua circa venti interventi terapeutici ogni mese e percorre circa 250mila chilometri all’anno per arrivare nelle strutture ospedaliere in cui è richiesto. Hassen sottolinea come il cavallo non compia miracoli, ma riesca a ridare serenità ai malati.

Bouchakour ha fondato l’associazione Les Sabots Du Coeur, gli zoccoli del cuore, allo scopo di creare un centro per i malati terminali a Calais: “Sarebbe un centro unico al mondo […] I pazienti avrebbero un vero supporto psicologico e noi potremmo aiutare le famiglie in questi momenti difficili. Sarebbe un luogo aperto agli animali, a metà strada tra casa e cure palliative“, ha dichiarato Hassan a Paris Match.

Peyo insieme allo staff medico dell’ospedale

Peyo insieme allo staff medico dell’ospedale. Fonte: Les Sabots Du Coeur

Il caso del dottor Peyo non rientra nelle usuali pratiche di pet therapy, la sua capacità di entrare in connessione empatica con le persone è un dono, che però può trovare spiegazione nel rapporto instauratosi nei millenni tra uomo e cavallo. Come riportato dagli studiosi del Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali (CRN IAA) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie in una recente ricerca, i cavalli e gli esseri umani hanno condiviso circa 5500 anni di co-evoluzione, durante i quali è avvenuta una sintonizzazione dei rispettivi stati emotivi, nata dalla sincronizzazione di attività fisiologiche, come quella cardiaca e cerebrale.

Nella relazione uomo-cavallo, quindi, avviene uno scambio emotivo che può modificare i rispettivi comportamenti. Questo spiegherebbe la straordinaria capacità terapeutica di Peyo, ma dovrebbe, forse, invitare a riflettere anche sul rispetto che i cavalli meritano, troppo spesso dimenticato.

 

 

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Carlotta Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni. Questo interesse si è poi veicolato verso la dimensione morale, portandomi a cercare di analizzare le questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Vorrei fornire un’informazione capace di abbracciare questi temi prospettando anche soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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