Avere del tempo per sé stessi ed essere meno impegnati è davvero il sogno di tutti? In un mondo sempre più frenetico, quella che per molti può apparire una meta irraggiungibile, per alcuni rappresenta una tremenda paura. Non avere impegni, in molti casi, spaventa e crea malessere: si chiama oziofobia e, secondo lo studio “What workers want” del 2020, curato dall’agenzia internazionale di reclutamento Hays, interessa il 53% dei lavoratori.
Se è vero che «la libertà è fare ciò che si desidera», come disse il filosofo britannico John Stuart Mills, avere troppo tempo libero può creare ansia e portare ad attacchi di panico. È dunque importante saper riconoscere i sintomi dell’oziofobia e riuscire a individuare le soluzioni più efficaci per ritrovare la voglia di godersi i momenti di pausa.
Oziofobia, un malessere irrazionale
La paura di avere del tempo libero fu definita per la prima volta col termine oziofobia dallo psicologo spagnolo Rafael Santandreu che, per primo, riconobbe i sintomi di una paura paradossale.
Oggi studi clinici dimostrano che l’oziofobia interessa quei soggetti abituati ad essere sempre competitivi, a identificare il proprio tempo sulla base degli impegni programmati e dei risultati ottenuti: non aver alcun impegno genera un senso di vuoto che si trasforma in ansia. Questi soggetti, abituati all’efficienza, interpretano la vita ponendosi sempre nuovi obiettivi da raggiungere, anche a discapito della felicità.
Parola d’ordine: rallentare
In una società basata sull’immagine, in cui la vetrinizzazione sui social media è ritenuta fondamentale, apparire interessanti e impegnanti è considerato un obbligo. Oggi, la parola d’ordine è “fare qualcosa”, poiché costituisce un’occasione per comunicare e mostrarsi, ma crea dipendenza: scattarsi un selfie o pubblicare una storia mentre si è in pausa disabitua al riposo. È quindi indispensabile invertire la rotta, cambiare abitudini e ritrovare la voglia di stare con sé stessi e, per farlo, serve una forte determinazione.
Come sempre, per superare una paura, il primo passo è saperla riconoscere: anche nel caso dell’oziofobia serve innanzitutto maggiore consapevolezza ovvero, rendersi conto che si tratta di una irrazionale paura di libertà. Per slegarsi dalla routine quotidiana bisogna rivedere il proprio stile di vita riducendo al minimo i fattori che possono generare questa fobia, tra cui:
- ridurre il ritmo: distrarsi facendo della pause per alleggerire la mente
- abbassare le aspettative: essere meno esigenti con se stessi
- rispettare i momenti di ricarica: evitare di prendere ulteriori impegni durante le pause
- essere meno rigidi: predisporsi alla flessibilità per gestire meglio il proprio tempo
- confidarsi: riferire a qualcuno di soffrire di questa paura può aiutare a liberarsene
L’importanza di guardarsi dentro
Il disagio psicofisico generato dall’oziofobia, potrebbe nascondere qualcosa di più profondo. Come sperimentato durante gli anni della pandemia, il tempo libero, talvolta, obbliga ad affrontare situazioni interiori da cui si preferirebbe fuggire. Condurre una vita in salita, scalando le gerarchie sociali, sempre pronti a battere nuovi record, per alcuni è solo un modo per rimandare un difficile momento di confronto con séstessi.
L’introspezione è un viaggio interiore fondamentale per accettarsi e superare le paure: chi soffre di oziofobia evita di guardarsi dentro. È importante rivolgersi ad un professionista in grado di offrire un supporto concreto. Come asseriva lo psicologo Roberto Assagioli, considerato da Sigmund Freud il padre italiano della psicosintesi, “la vita non procede per riempimento di vuoti ma per conquista di spazi interiori”.
L’oziofobia è un malessere silenzioso e poco conosciuto a cui si fatica a credere. Ammettere di soffrirne e rallentare i ritmi può risultare determinante per ritrovare il tempo di guardarsi dentro, liberi da paure interiori e dai dogmi di un mondo che corre.