La crisi di mezza età, un tempo considerata passaggio di vita dei 50 anni, sembra essere ringiovanita. Sempre più giovani, intorno ai 30-35 anni, si ritrovano con dubbi esistenziali che fino a qualche decennio fa si manifestavano in età più matura. Tale problematica trova riscontro nei dati sull’infelicità giovanile, in costante aumento secondo recenti studi.
La cosiddetta “crisi di mezza età anticipata”, osservata inizialmente negli Stati Uniti, è indicatore dei cambiamenti che stanno interessando la nostra società. In cosa differisce dalla tradizionale crisi e quali sono le strategie per trasformare questo momento in un’opportunità di crescita?
Quando la crisi arriva a 30 anni: le possibili cause
Chi avrebbe mai immaginato che la crisi di mezza età potesse colpire alla soglia dei trent’anni? Secondo il World Happiness Report 2024, gli over 25 si dichiarano più insoddisfatti rispetto alla categoria tra 15 e 24 anni, ma anche rispetto ai Boomers (nati prima del 1965). Tale insoddisfazione tenderebbe ad aumentare con l’età per i Millennials, la generazione nata dopo il 1980.
Simile alla crisi del quarto di vita, la crisi di mezza età anticipata è contraddistinta da insoddisfazione, ansia o smarrimento. Tuttavia, se la prima è più focalizzata sulla ricerca di identità e sull’instabilità professionale, la seconda è connessa al confronto sociale e alla pressione di raggiungere determinati obiettivi di vita.
Le cause risiedono nell’aumento di responsabilità professionali ma anche personali, come cercare casa o mettere su famiglia. In particolare, però, l’attuale generazione di trentenni vive preoccupazioni tipiche di quest’epoca: dipendenza dai social, diseguaglianza salariale, costi degli affitti, timori per il cambiamento climatico e la guerra.
Oltre la crisi tradizionale: gli errori da evitare
Diversamente dalla classica crisi di mezza età, spesso scatenata da eventi tangibili come l’invecchiamento fisico o cambiamenti familiari, la crisi precoce è un momento di riflessione scaturito dalla differenza tra le aspettative esterne e i traguardi personali.
Il motivo è connesso all’immaginario collettivo per cui a 30 anni si debba aver raggiunto stabilità emotiva e lavorativa. I Millennials dichiarano di sentirsi incompresi da genitori e nonni, che non riescono a cogliere le sfide uniche della loro generazione.
La sensazione comune è di sentirsi intrappolati in ruoli che, un tempo vissuti con interesse, ora appaiono privi di significato. Il rischio è di trascurare il benessere pisco-fisico, scivolando verso errori quali: agire in modo automatico senza consapevolezza nella quotidianità, rimanere paralizzati di fronte al futuro, dimenticare di vivere il “qui e ora”, prendere decisioni impulsivamente, senza una vera riflessione.

Ragazza riflette guardando alla finestra (Abbat – Unsplash).
Cambio di rotta: la crisi di mezza età come opportunità
Margie Lachman, professoressa di psicologia presso la Brandeis University, sottolinea al New York Times che la crisi di mezza età può essere un’occasione per abbandonare dinamiche disfunzionali passate e sperimentare una nuova versione di sé. Nonostante le incertezze dell’epoca moderna, i Millennials non scivolano nel cliché di comprare auto sportive, piuttosto scelgono di ripartire dall’autoconsapevolezza.
Porsi delle domande e rivalutare alcuni aspetti della vita è un’opportunità di crescita da non sottovalutare. Il punto di partenza è accettare che non sempre si può avere tutto sotto controllo e lasciare andare il passato. Per abbracciare il cambiamento, è essenziale perdonare sé stessi per i fallimenti precedenti e celebrare anche i successi più modesti.
“Nel corso dell’età adulta, la vita sociale tende a ridursi man mano che ci immergiamo nel lavoro o nella vita familiare“, afferma Lachman. Risulta quindi prezioso coltivare rapporti autentici, oltre che riscoprire passioni accantonate da giovanissimi, magari per mancanza di tempo o di coraggio.
Dalla crisi ci si può rialzare più forti di prima purché ci si prenda il tempo necessario per capire la direzione da intraprendere. “Per sopravvivere a una crisi, – sostiene lo scrittore e banchiere Jacques Attali – bisogna avere un forte rispetto per se stessi. Voler vivere bene, non solo sopravvivere. Avere dei valori, puntare all’eccellenza, essere protagonisti del proprio futuro”.