Lavoro nel mondo dello sport” è la frase che oggi finalmente molti collaboratori sportivi possono pronunciare. Dall’1 luglio 2023 i rapporti lavorativi degli sportivi, soprattutto dilettanti, sono normati dalla Riforma dello sport. Vediamo in cosa consiste e la sua utilità contro l’evasione.

Dall’1 luglio 2023 esiste il lavoratore sportivo

Grazie alla Riforma dello Sport, attiva dall’1 luglio, sono lavoratori sportivi gli atleti, allenatori, istruttori, direttori tecnici, direttori sportivi, preparatori atletici e direttori di gara. Cosa comporta essere o no un lavoratore sportivo, lo spiega chiaramente Mauro Berruto, deputato responsabile allo sport del Partito Democratico, che alla Riforma dello Sport ha lavorato.

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L’ex commissario tecnico della Nazionale di Pallavolo su un social scrive: “Sarà perché dopo 25 anni di carriera, fra categorie minori, serie A e Nazionale, non mi sono mai potuto definire un lavoratore. Per quei 25 anni non ho messo da parte un euro di previdenza, perché l’Inps, di quelli come me, ignorava l’esistenza. Sarà perché non ho mai potuto esercitare un diritto o una tutela. O perché per me, e per quelli come me, il Tfr è un acronimo sconosciuto, mentre i contratti stracciati, le riduzioni arbitrarie di stipendio, gli stipendi che arrivano in ritardo, o non arrivano proprio, sono una realtà ben nota. Sarà perché quelli come me, sanno perfettamente che non possono neppure immaginare di entrare in una banca per chiedere un mutuo, perché nessuna banca, ma proprio nessuna, un mutuo te lo concederebbe mai“.

Dall’1 luglio 2023 con l’attivazione della Riforma dello sport aumentano per i lavoratori sportivi le tutele previdenziali e in materia di malattia, infortunio, gravidanza, maternità, genitorialità, disoccupazione involontaria (Naspi), salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Riforma dello sport: abolito il compenso lavorativo sportivo

La Riforma dello Sport ha abolito il compenso lavorativo. Il compenso lavorativo sportivo è il corrispettivo riconosciuto degli Enti sportivi ai propri collaboratori e atleti per svolgere le proprie attività. Il collaboratore sportivo a sua volta dichiarava tale compenso come “reddito diverso” godendo di regime fiscale agevolato, come rimborsi per i costi di trasferta o per altre spese relative alle operazioni svolte a favore dell’associazione.

Dall’1 luglio 2023 i compensi non sono più considerati redditi diversi, ma redditi da lavoro subordinato o autonomo, anche nella forma di collaborazione coordinata e continuativa.

Questo significa due cose: la prima che l’anno 2023 è soggetto a doppia tassazione con data spartiacque il 1 luglio. La seconda è che da questa data tutti lavoratori sportivi devono obbligatoriamente inquadrarsi a seconda delle mansioni svolte presso gli Enti sportivi dove operano. Per i lavoratori sportivi, il contratto  può assumere la natura di:

  • apprendistato, con contratti per giovani atleti;
  • contratto subordinato, in uso soprattutto nel professionismo;
  • contratti a partita IVA per lavoratori autonomi;
  • contratto di collaborazione coordinato e continuativo (co.co.co), per 24 ore nell’area del dilettantismo;
  • contratto a termine: per una durata di 5 anni e riconfermabile.

Tra i lavoratori non sportivi ci sono i collaboratori che svolgono mansioni amministrativo gestionali, da inquadrare con i co.co.co. Infine ci sono i volontari, per i quali è previsto solo un compenso inferiore a 150 euro/mese di rimborso spese. Nell’area del dilettantismo, le collaborazioni inferiori ai 5000 euro non è prevista alcuna tassazione, mentre per i redditi compresi tra 5.000 e 15.000 euro annue sono applicate solo le ritenute previdenziali. Inoltre per i primi cinque anni, i contributi previdenziali saranno calcolati sul 50% dei compensi per lavoro sportivo. Per i dipendenti pubblici che svolgono attività sportiva vale il meccanismo di silenzio-assenso per la richiesta di autorizzazione all’amministrazione di appartenenza. Questo quadro lavorativo include i correttivi del 12 luglio 2023.

Una riforma sostenibile e contro l’evasione

Secondo la Relazione Tecnica 2022 del decreto correttivo al testo della Riforma, 1,1 milioni di soggetti lavorano e percepiscono compensi dal mondo dello sport (professionistico e dilettantistico). Il 30% è già dipendente o professionista, mentre il restante 70% opera in ambito dilettantistico. Qui soltanto 500 mila contribuenti risultano soggetti certificati. La Relazione Tecnica parla di la mancanza di commitenti per i lavoratori sportivi, di Certificati Unici compilati da professionisti troppo costosi per le piccole associazioni. C’è poi chi  volutamente evade.

L’ultimo episodio a maggio 2023. La Guardia di Finanza in provincia di Salerno sanziona per evasione una palestra camuffata da Associazione Dilettantistica Sportiva no profit, dove i clienti pagavano per accedervi. A loro rilasciava certificati un medico dipendente dell’ASL di Salerno, all’insaputa dell’amministrazione di appartenenza e in violazione del vincolo di esclusività,  incassando a nero. Anche lui sanzionato per doppio lavoro.

Per contrastare questi fenomeni, la Riforma fa leva proprio sulle agevolazioni utilizzando il Registro delle attività sportive dilettantistiche, tenuto dal Dipartimento per lo Sport. Le associazioni e le società sportive dilettantistiche per beneficiare delle agevolazioni sono obbligate a consultare il registro e a inserire l’avvio di ogni collaborazione con i dati anagrafici dei soggetti contrattualizzati. Tutti i dati passeranno agli enti previdenziali e dell’agenzia delle Entrate facilitando i controlli su fenomeni di evasione o elusione.

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Anna Restivo

Editor e creator freelance nel motorismo sportivo e storico.  Ho collaborazioni in F1 dal 2014, passando anche dalla Motogp, e dal 2019 in manifestazioni di auto e moto d'epoca. Mi piace raccontare il motorismo e le sue connessioni con società, arte, ambiente, creando format e progetti. Attualmente collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al quale ho avuto l'opportunità di conoscere il giornalismo costruttivo.

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