Mettendo a confronto il periodo pre-pandemico con il triennio 2020-2021-2022, si può notare un trend molto diverso tra ciò che è avvenuto con gli omicidi che vedono come vittime gli uomini e i femminicidi. Un reato che divenne perseguibile per la prima volta nel Regno Unito nel 1848.

Sugli omicidi, l’Italia è uno dei Paesi più sicuri d’Europa

Gli ultimi dati ufficiali a disposizione sono quelli aggiornati al 28 maggio dal Dipartimento di Pubblica sicurezza nel report settimanale pubblicato sul sito del Viminale. Da inizio di quest’anno al 28 maggio, in Italia, si sono registrati complessivamente 129 omicidi. Le vittime donne sono 45, di cui 37 uccise in ambito familiare o affettivo.

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Negli ultimi 30 anni l’Italia ha visto calare il numero di omicidi dell’84% diventando così uno dei Paesi più sicuri in Europa. Nel 2020, complice anche la pandemia, il numero di omicidi volontari consumati è stato di 285, il più basso degli ultimi quattro anni. Non si può dire lo stesso purtroppo degli omicidi volontari con vittime donne, che nel quadriennio in esame (2019-2022) hanno avuto un incremento del 12%.

Nonostante il numero di omicidi totale in ambito affettivo sia diminuito, quando la vittima è donna si assiste ad un incremento del 10%. In generale, inoltre, rispetto agli omicidi con vittima una donna, la quasi totalità dei casi rientra nell’ambito familiare o affettivo. Ed è quindi classificabile come femminicidio.

Cercando di guardare all’impatto del Covid, il report del Ministero dell’Interno osserva che nei mesi delle restrizioni più severe gli omicidi totali sono molto bassi rispetto all’anno precedente.  Per quanto riguarda le vittime donne invece “la maggior incidenza si registra proprio nel primo periodo del lockdown. Già dal mese di marzo si attesta al 61%, per poi nuovamente diminuire nei mesi successivi, risalendo sino al 59% nel mese di novembre.”

Il report, conclude quindi che “la diminuzione degli omicidi totali non ha trovato corrispondenza con una pari riduzione di quelli con vittime donne.” Bensì “nei mesi di febbraio, maggio, ottobre e novembre 2020, il 100% delle donne sono state uccise in ambito familiare-affettivo.”.

Una lente di ingrandimento per capire il fenomeno del femminicidio

Rispetto agli uomini, le donne non sono solo vittime in percentuale maggiore di omicidi in ambito affettivo e famigliare, ma anche di tutti quei reati cosiddetti “spia”. 

Questi, in molti casi fungono da campanello di allarme, indicando che i femminicidi non sono solo degli episodi o degli atti perpetuati dai “mostri” in preda a dei “raptus” bensì una delle tante manifestazioni con cui la violenza sulle donne si palesa all’interno di una cultura molto precisa ovvero quella sessista.

Sempre secondo il Ministero degli Interni, tra “i reati spia” rientrano i maltrattamenti contro familiari e conviventi, lo stalking e le violenze sessuali. Per il quadriennio 2019-2022, a tutte queste tre voci, la percentuale femminile è sempre superiore al 70% con un picco 93% nel 2020 per le vittime di violenze sessuali.

In numeri assoluti questi tre reati sono in crescita e hanno visto degli aumenti sostanziali nel periodo delle limitazioni dovute alla pandemia.  Nonostante questo dato sia sicuramente preoccupante, il report non dimentica di sottolineare, soprattutto in riferimento alla violenza sessuale,  “l’affioramento di un sommerso, ossia la testimonianza anche di una aumentata sensibilità verso il fenomeno e quindi di una maggiore propensione alla denuncia da parte delle vittime e dei testimoni.

Accessi in pronto soccorso e ricoveri

Allo scopo di inserire il femminicidio all’interno una cornice di violenza di genere ampia e culturalmente determinata, serve anche osservare gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri con indicazione di violenza attraverso una lente di genere. Questa analisi ci è fornita dall’ISTAT che qualche mese fa, per la prima volta, ha messo a disposizione questi dati.

Prendendo in esame il periodo tra il 2017 e il 2021, il report fa emergere delle dinamiche già descritte in precedenza. Come per gli omicidi, confrontando il 2019 e il 2020, gli accessi totali al pronto soccorso sono diminuiti in maniera più sostanziosa ( -39,8%) rispetto agli accessi di donne con indicazione di violenza (-25,2%). Queste inoltre hanno un’incidenza di accesso in costante aumento dal 2017, passando dal 14,1 al 18,4 (per 10.000 accessi).

Per quanto riguarda i ricoveri, gli uomini vengono ricoverati più spesso a causa di una violenza, solo che le motivazioni di tale violenza variano sensibilmente tra generi: “negli uomini la quasi totalità dei ricoveri è riconducibile a lesioni inflitte da altre persone (circa 91%), mentre nelle donne, oltre a queste, sono frequenti anche le diagnosi riferite al maltrattamento delle adulte e delle bambine. Vengono indicati con frequenza maggiore rispetto agli uomini anche i problemi coniugali e i problemi genitori-figli, nonché i codici riferiti all’osservazione per sospetta violenza e all’anamnesi di violenza.”

Tabella estrapolata dal Report ISTAT "GLI ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO E I RICOVERI OSPEDALIERI DELLE DONNE VITTIME DI VIOLENZA"

Tabella estrapolata dal Report ISTAT “GLI ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO E I RICOVERI OSPEDALIERI DELLE DONNE VITTIME DI VIOLENZA”

Come è messa l’Italia rispetto agli altri Paesi europei? E perché i dati sono importanti?

Inserire i dati sul femminicidio all’interno del contesto europeo non è facile perché non esistono dei dati armonizzati rispetto alle definizioni. L’European data journalism network ha cercato comunque di analizzare il fenomeno prendendo in considerazione la categoria domestica ovvero gli omicidi volontari con vittime di sesso femminile commessi da familiari o (ex) partner. In questa particolare classifica che prende in esame 15 Paesi europei, l’Italia è molto in basso (alla 12ima posizione) con un’incidenza di 0,32 omicidi ogni 100mila abitanti. Fanno peggio sia la Francia (0,43) che la Germania (0,53) e al primo posto troviamo la Lituania.

Tutti ciò ci dimostra che la messa in risalto dei dati è un ottimo punto di partenza verso una presa di coscienza collettiva  – anche da pare di chi la violenza la narra e la descrive – della dimensione strutturale dei femminicidi e della loro collocazione sulla punta dell’iceberg di un sistema molto spesso violento nei confronti delle donne.

La violenza di genere, infatti, per essere capita ed analizzata, non può essere mai estrapolata dal suo contesto sociale e culturale in cui è inserita e da cui è determinata.

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Camilla Valerio

Mi piace scrivere di diritti, sport, attualità e questioni di genere. Collaboro con il Corriere del Mezzogiorno e scrivo per BuoneNotizie.it grazie al progetto formativo realizzato dall'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.

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