L’emozione del futuro potrebbe passare dalla riscoperta di qualcosa che credevamo morto e sepolto, come il turismo vintage. Pochi giorni fa è stata siglata una partnership strategica tra due grandi gruppi economici del settore alberghiero e dell’alta moda per rilanciare l’Orient Express. Un nome che non può fare a meno di catapultarci nella stagione della Bella Époque e nell’universo letterario di Agata Christie. Il successo del turismo vintage è un indicatore di gusto ma anche una manifestazione di insoddisfazione nei confronti di alcuni canoni della contemporaneità. Alla velocità, si preferisce la calma. All’ansia di “fare”, la pretesa “essere”. Alla tecnologia e al dominio dell’utile, l’equilibrio umano e il gusto della bellezza. Una tendenza, dunque, che porta a riflettere e, al contempo, a riconsiderare i reali bisogni e necessità dell’uomo.

La ricchezza dei locali storici, tra gusto e raffinatezza

Parlare di turismo vintage, significa entrare in un mondo variegato e multiforme. Eppure, se ci pensiamo, come si può spiegare, razionalmente, la considerazione che riscuotono ancora oggi caffè, alberghi e ristoranti di fine Ottocento o di inizio Novecento?

Certamente la storia, ma da sola non basta. Si tratta piuttosto di un incontro tra sensazioni e la consapevolezza di uscire per un istante fuori dal tempo. Di calarsi nell’eleganza di un ambiente e di gustare per un momento ciò che il mero possesso di un oggetto non può dare.

Nel nostro Paese, dal 1961, opera Locali Storici d’Italia, un’associazione che raccoglie i luoghi più antichi e prestigiosi della Penisola. Di essa ne fanno parte circa 200 e la loro età media si attesta sui 150 anni. Sul suo sito internet è possibile vedere foto e leggere le storie dei personaggi che sono passati per le loro stanze o che si sono fermati a bere un caffè ai loro tavoli.

Il turismo vintage e la riscoperta dell’Orient Express

Probabilmente, però, il segnale più rappresentativo di questa crescente voglia di eleganza senza tempo è sicuramente la volontà di rilanciare il treno più famoso di sempre, l’Orient Express. Inaugurato nel 1883, è divenuto ben presto uno dei simboli, o forse, il simbolo per eccellenza della Bella Époque.

La concezione del mondo e del tempo che riflette l’interno dei suoi vagoni è diametralmente opposta alla stessa idea di treno con cui siamo cresciuti. Per noi, infatti, treno significa essenzialmente spostamento. E il criterio con cui lo giudichiamo è prevalentemente quello dell’efficienza: nel numero di minuti o di ore che impiega nel raggiungere la destinazione scelta.

L’Orient Express fuoriesce radicalmente da questa idea. Da Parigi a Istanbul, piuttosto che da Vienna a Budapest, non importa tanto il numero di km da percorrere, quanto ciò che si prova. È l’esperienza infatti, più che lo spostamento, a definire il viaggio. E non bastano le lancette delle ore e dei minuti a scandirlo. Servono piuttosto le impressioni degli ambienti e un’armonia generale fatta di bellezza ed eleganza, a registrarlo attimo dopo attimo.

Il veliero e la consapevolezza del viaggio

Se tutto questo è vero per un treno, immaginiamo cosa voglia dire per un veliero. Il successo che sta vivendo la compagnia di navigazione Star Clippers, a questo proposito, è particolarmente esemplificativa. Essa, infatti, offre ai turisti che vi si rivolgono l’emozione di una crociera su questa tipologia di imbarcazione in particolare.

Ed è evidente che le considerazioni fatte poc’anzi a proposito dell’esperienza del viaggio, nel caso di cui stiamo parlando, assumono una valenza ancor più rilevante. Del resto, il solo voler sfruttare la forza del vento come principale forza motrice la dice lunga rispetto al tipo di “efficienza” che si vuole dare a questa tipologia di traversata.

Anche qui, rispetto alle crociere tradizionali, l’elemento che più conta è la riscoperta del gusto di trascorrere del tempo in armonia con l’esperienza che si sta facendo. Gesto che libera la mente e il corpo da ansie e aspettative che spesso finiscono con il trangugiare l’esistenza di ciascuno di noi.

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Diego Benedetto Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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