Regolare l’accesso ai musei è un tema ricorrente nel dibattito delle istituzioni culturali. È giusto garantire a chiunque la possibilità di fruire della cultura, ma sarebbe necessario porre un freno al fenomeno del sovraffollamento nei musei per non danneggiare l’esperienza del turista e preservare l’integrità delle opere custodite.

Musei come il Louvre ricevono il doppio dei visitatori che potrebbero accogliere e questi finiscono per accalcarsi davanti ai capolavori più celebri. Per ovviare al problema, il noto quotidiano francese Le Monde ha proposto di riservare alla Monna Lisa uno spazio autonomo con ingresso separato.

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Regolare l’accesso ai musei italiani dopo la pandemia

Nel 2019, ultimo anno pre-pandemia statisticamente utilizzabile, i principali musei italiani hanno fatto registrare cifre da capogiro. Secondo la classifica stilata da TEA in collaborazione con AECOM, i Musei Vaticani, terzi più visitati al mondo, hanno sfiorato quasi 7 milioni di presenze, mentre gli Uffizi ne hanno accolte circa 2,4.

Il trend positivo osservato tra il 2006 e il 2019 si è arrestato nel 2020, a seguito delle restrizioni introdotte dal governo. La chiusura forzata ha però spinto molti musei a trovare metodi alternativi per proporsi al pubblico e si è intensificato il ricorso al digitale, dalle presentazioni in streaming delle proprie collezioni, ai tour virtuali per consentire le visite guidate a distanza. Al momento della riapertura anche le strutture che non ne erano ancora provviste hanno investito in servizi online per consentire ai visitatori di prenotare in anticipo la propria visita.

Come gestire l’incremento dei visitatori

Nell’anno della pandemia, il calo dei visitatori nei musei italiani è stato drammatico, secondo l’Istat pari al -72% rispetto al 2019. Mentre molti siti cercavano in tutti i modi di attrarre visitatori, il più delle volte senza successo (e infatti l’8% non ha riaperto per l’impossibilità di adottare norme anti-Covid o per mancanza di personale e risorse economiche), la metà dei visitatori si concentrava nei musei di sole 10 città italiane. Il problema dell’overtourism in alcune località si riflette, infatti, anche nei musei. I siti che nel 2020 hanno fatto registrare il più alto numero di visitatori sono stati Pantheon, Colosseo e Musei Vaticani a Roma, Museo dell’Opera e Duomo di Siena, Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano a Firenze, l’Area Archeologica di Pompei.

Il turismo è ora in forte ripresa e le elevate presenze del Ponte d’Ognissanti appena trascorso fanno ben sperare. Tuttavia, un’elevata pressione antropica può causare usura delle collezioni e maggior rischio di danneggiamento, oltre che disagio per i visitatori costretti a percorsi stressanti e sovraffollati.

Buone pratiche da replicare oggi

Nei primi mesi della riapertura, caratterizzati in larga parte da un contingentamento obbligatorio degli ingressi, era necessario effettuare la prenotazione prima della visita, sia per le esibizioni temporanee che permanenti. Oggi questa tendenza sembra via via venir meno, in favore di un più severo rispetto del principio della democratizzazione della cultura per il quale un turista arrivato da Oltreoceano ha tutto il diritto di poter ammirare la Cappella Sistina o la Nascita di Venere. Perciò, sui siti web ufficiali dei principali musei, la prenotazione resta fortemente consigliata (talvolta a costi aggiuntivi), ma non obbligatoria.

Allora come conciliare un accesso agevolato al turista con il distanziamento sociale?

In un documento pubblicato nel 2017 dal Ministero dei Beni Culturali erano stati analizzati vari modelli per il calcolo della capacità di carico turistica e alcuni di essi applicati a musei italiani come la Galleria Nazionale delle Marche e il Museo MAXXI, risultati sottoutilizzati. I turisti registrati, infatti, sono stati inferiori a quelli che potrebbero accogliere. Sarebbe perciò interessante applicare la stessa metodologia anche alle principali istituzioni museali e rapportare la capacità di carico turistica all’effettivo numero di ingressi registrati.

Ma nell’immediato, è possibile disciplinare i flussi distribuendoli in maniera omogenea nell’arco dell’intera giornata, incentivando le prenotazioni online con scontistiche invece che supplementi e allungando l’orario di apertura. Lo ha proposto anche Vittorio Sgarbi, neo sottosegretario alla Cultura. A tal proposito, il recente caso degli Uffizi rimasti chiusi il primo novembre ha attirato critiche da parte del Ministro Sangiuliano.

È alle buone pratiche che bisogna oggi riservare attenzione, oltre che risorse.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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