Il Parlamento europeo il 12 giugno 2023 ha approvato la Nature Restoration Law, tra le proposte del Green Deal della Commissione europea per combattere il cambiamento climatico. La legge, che attende il passaggio in Consiglio e l’approvazione definitiva, si pone l’obiettivo di proteggere e tutelare il 20% della superficie marina e terrestre dell’UE entro il 2030. Il percorso che ha portato all’approvazione della legge inizia nel maggio 2020, con la messa a punto della Strategia UE per la Biodiversità.

Che cos’è la legge sul ripristino della natura e perché è così importante

Con l’approvazione della Nature restoration law, il voto europeo si è espresso in favore del ripristino delle aree naturali degradate sul territorio comunitario, soprattutto quelle con il maggior potenziale per catturare e immagazzinare il carbonio e per ridurre l’impatto dei disastri naturali. La legge sul ripristino della natura diventerà un pilastro fondamentale della Strategia dell’UE per la Biodiversità 2030 messa a punto nel maggio 2020 e la prima normativa finalizzata al ripristino della natura nel vecchio continente giuridicamente vincolante.

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L’80% degli habitat non è in buone condizioni e una specie su tre, tra api e farfalle, è in declino. Il ripristino e la tutela delle zone umide, dei fiumi, delle foreste, delle praterie, degli ecosistemi marini e delle specie che ospitano aiuterà ad incrementare la biodiversità, a prevenire e a proteggerci dagli eventi estremi (come le inondazioni), a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e a ridurre i rischi per la sicurezza alimentare. Preservare gli ecosistemi vuol dire infatti garantire un’agricoltura più sostenibile e la produzione alimentare nel medio e lungo termine.

I marcobiettivi che l’Europa si pone sono quindi il recupero della biodiversità, contribuire al raggiungimento dei target in materia di adattamento ai cambiamenti climatici e far fronte agli impegni internazionali.

Cosa prevede esattamente la Nature Restoration Law e chi si è opposto

La Nature restoration law contiene proposte concrete e specifiche per il ripristino dei vari ecosistemi. Tra queste, l’aumento della popolazione di insetti impollinatori, la limitazione delle perdite di spazi verdi nelle città e anzi un aumento dei parchi urbani tra il 2040 e il 2050, la rimozione delle barriere fluviali affinché 25.000 km di fiumi tornino a scorrere liberamente.

Entro due anni dall’entrata in vigore del regolamento, ogni Paese membro è tenuto a presentare alla Commissione dei piani nazionali di ripristino, nei quali si indica il modo in cui si pensa di raggiungere gli obiettivi comuni a tutti i Paesi. La Commissione, a sua volta, riferirà al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della legge sul ripristino della natura.

Il fatto che gli obiettivi della legge siano vincolanti ha generato preoccupazione da parte del Partito Popolare Europeo (il PPE di Manfred Weber) e di alcuni governi, tra cui quello italiano. Secondo alcuni gruppi di interesse e associazioni di categoria, la Nature restoration law porterebbe perdite di terreni agricoli, di produttività e quindi danni economici e sociali per gli agricoltori, già preoccupati per la riduzione del 50% dei pesticidi chimici entro il 2030. Questi gruppi, tra cui Coldiretti, non sono contrari al ripristino degli ecosistemi in cattive condizioni, ma auspicano un maggiore dialogo con la Commissione europea e delle soluzioni che non danneggino il potenziale produttivo di alcune categorie.

Ripristino della natura: i progetti già in corso in Europa

Zone umide, foreste ed ecosistemi marini sono sotto la costante attenzione dell’Agenzia europea per l’Ambiente e già da diversi anni sono in corso progetti che hanno come scopo quello di limitare gli effetti negativi delle attività umane sulla terra, con risultati più che positivi.

In Irlanda sono state ripristinate le torbiere per assorbire più anidride carbonica, oltre che per restituire a numerose specie faunistiche il proprio habitat naturale. In Danimarca, va nella stessa direzione il progetto che ripopola con flora e fauna l’area attorno allo Skjern. Dagli anni Sessanta in poi il fiume è stato oggetto di una ingente campagna di bonifica che ha causato l’inquinamento delle acque per via dell’impiego massivo di fertilizzanti agricoli.

Nel sud della Spagna, in Andalusia, è in corso un progetto per la tutela della Posidonia Oceanica, la pianta acquatica che aiuta a limitare l’erosione dei fondali e frena parzialmente il potere distruttivo delle mareggiate invernali. Lo scopo è ridurre attraverso il rilevamento precoce le principali minacce a questo tipo di habitat, come le specie aliene invasive o i pescherecci da traino, ma anche sensibilizzare il pubblico e coinvolgerlo nella protezione della Posidonia.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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