Quanto è importante assistere un congiunto non autosufficiente e come viene inquadrata la figura del caregiver familiare nella normativa vigente? Mentre alla Camera si studia la nuova legge, le associazioni di categoria chiedono importanti riforme.
Il Dipartimento delle politiche in favore delle persone con disabilità sta rivedendo la Legge 104/92 e prevede, entro dicembre, di eliminare l’obbligo della convivenza quale requisito per essere riconosciuto caregiver familiare.
In questo articolo si vogliono esaminare i dettagli e le conseguenze pratiche di una legge attesa da tempo, approfondendo la conoscenza del prestatore di cura da un punto di vista professionale e umano.
Chi è il caregiver familiare?
Il termine anglosassone letteralmente significa “prestatore di cura” ma, se l’assistenza è erogata in ambito domestico, si parla di caregiver familiare. Compare per la prima volta nella Legge 205/2017 per indicare la persona che si prende cura a titolo gratuito del coniuge, di un familiare o affine entro il secondo grado o, qualora l’assistito sia invalido in condizione di gravità ai sensi dell’Art.3 co.3 della Legge n. 104/92 e percepisca l’indennità di accompagnamento, anche di un familiare entro il terzo grado.
Il caregiver familiare si occupa, in primis, delle esigenze fisiche, ma fornisce anche un sostegno psicologico essenziale. Le sue mansioni più importanti sono:
- somministrare i farmaci e gestire le terapie: seguire le prescrizioni mediche potendo contare anche sulla domotica.
- gestire le visite mediche specialistiche: sfruttare la rete di contatti fornita dalle associazioni e calendarizzare i consulti medici a distanza grazie al servizio di telemedicina.
- salvaguardare l’igiene personale della persona malata: conoscere specifiche tecniche di manovra del corpo per garantire l’incolumità dell’assistito.
- preparare i pasti: riuscire a coniugare gusto ed esigenze nutrizionali segnalate dal medico.
Prestare le cure in modo costante può portare, in alcuni casi, a condizioni di stress significativo e burnout pertanto, il caregiver dev’essere in grado di riconoscere i segni di affaticamento e cercare supporto quando necessario.
Le novità in arrivo a dicembre
Recependo quanto previsto nella Legge Cirinnà n. 76/2016, è un caregiver familiare anche l’altra parte di una coppia dello stesso sesso unita civilmente o, uno dei componenti la coppia fatto, se convivente.
Proprio su quest’ultimo termine si è molto dibattuto in Commissione Politiche sociali della Camera, in cui sono state ascoltate le associazioni di categoria. L’istanza, pervenuta a voce unanime, sarebbe quella di abolire il requisito della convivenza quale prerogativa per il riconoscimento della figura di caregiver familiare.
Tale peculiarità crea non poche discriminazioni all’interno del vasto universo dei prestatori di cure che, secondo l’indagine EHIS – indagine europea sulla salute – del 2019 curata dall’ISTAT, conta circa 8 milioni di persone di cui il 60% donne con un età compresa tra i 45 e 55 anni che svolgono attività lavorativa.
Secondo la normativa vigente, il requisito della convivenza è strettamente collegato alla possibilità di percepire i benefici economici previsti nel Fondo di Previdenza che per il triennio 2021-2024 ammonta a 80milioni.
Qualora a Montecitorio si decidesse di uniformare la figura del caregiver cancellando il requisito della convivenza, si amplierebbe il bacino degli aventi diritto ai sussidi. Proprio in vista della prossima Legge di bilancio quindi, a Palazzo Chigi si valuterà se continuare a legare le misure di sostegno ai caregiver familiari al requisito della convivenza oppure ripartire le risorse economiche sulla base di altri criteri, quale la reale attività svolta, considerando anche coloro che prestano le cure al di fuori del nucleo familiare.
Essere un caregiver familiare significa assistere con impegno, dedizione e professionalità, rischiando spesso di non avere più tempo per costruirsi una solida vita relazionale. Per garantire loro il giusto riconoscimento, le associazioni chiedono al Governo la cancellazione dell’obbligo di convivenza e la relativa previsione di spesa entro fine anno, ma al momento filtrano solo indiscrezioni.