Negli ultimi anni sempre più donne stanno guardando alla crioconservazione degli ovociti non solo per motivi medici, ma anche per pianificare il proprio percorso di vita riproduttiva. Questa procedura, che una volta era considerata sperimentale, oggi è riconosciuta e sempre più praticata come una forma efficace di “preservazione della fertilità”.

Cos’è e come funziona la crioconservazione degli ovociti

La crioconservazione degli ovociti (egg freezing) è una tecnica di medicina della riproduzione che consente alle donne di conservare i propri ovuli a temperature estremamente basse (circa -196°C), preservandone la qualità fino al momento in cui si deciderà di utilizzarli.

La procedura si svolge in tre fasi: 1) stimolazione ovarica controllata con ormoni per maturare più ovociti; 2) prelievo degli ovuli sotto guida ecografica; 3) vitrificazione, ossia congelamento rapido che riduce la formazione di cristalli di ghiaccio, preservando la struttura cellulare.

Grazie a quest’ultima procedura di congelamento, i tassi di sopravvivenza degli ovociti allo scongelamento sono elevati. Spesso risultano superiori al 90%, significativamente più alti rispetto ai metodi di congelamento lento del passato.

Perché sempre più donne scelgono di congelare gli ovociti

La crioconservazione degli ovociti, nata per le donne sottoposte a trattamenti che potevano comprometterne la fertilità, come chemioterapia o radioterapia, offriva una concreta possibilità di avere figli dopo la terapia.

Oggi invece molte donne scelgono la crioconservazione per motivi non medici (il cosiddetto social egg freezing) perché desiderano posticipare la maternità per dedicarsi alla carriera, trovare un partner stabile o raggiungere una solidità economica prima di affrontare la gravidanza.

In tal senso, negli ultimi anni, la pianificazione della vita privata e professionale ha superato le motivazioni prettamente mediche. In Italia, tra il 2023 e il 2024 il numero di donne che ha deciso di congelare i propri ovuli è aumentato di circa il 50%, confermando un trend decennale in cui la domanda complessiva di crioconservazione si è raddoppiata.

Anche all’estero la richiesta è in forte ascesa. Uno studio europeo ha dimostrato le stesse percentuali di crescita (circa 200%) nel ultimi dieci anni, con una forte preponderanza delle motivazioni “sociali” rispetto a quelle mediche.

Crioconservazione: cosa dicono le statistiche

I dati scientifici disponibili aiutano a comprendere realisticamente cosa aspettarsi da questa procedura. Non tutte le donne che congelano i propri ovuli arrivano poi a usarli: alcuni studi mostrano che solo un terzo delle donne (tra il 10 e il 27%) decide di utilizzare i propri ovociti congelati nel lungo periodo.

La sopravvivenza degli ovociti allo scongelamento è molto alta (tra 81-90%). Tra coloro che utilizzano gli ovociti congelati, i tassi di impianto e gravidanza clinica possono variare intorno al 34-48%. Il tasso di nascite dopo utilizzo degli ovociti congelati si attesta in vari studi attorno al 28-35%.

Crioconservazione: il momento giusto per farla

Uno dei principali fattori che influenzano le probabilità di successo di questa scelta è l’età della donna: scopri come cambia la fertilità nel tempo grazie al fertility calculator, che mette in relazione età e fertilità. Gli ovociti congelati prima dei 35 anni mostrano risultati significativamente migliori rispetto a quelli congelati in età più avanzata.

Secondo dati recenti, conservare 24 ovociti prima dei 35 anni può portare a un indice di successo complessivo superiore al 90%, mentre se la procedura avviene in giovane età sono sufficienti 10–15 ovociti per garantire probabilità di nascita molto alte (circa 85%).

Ecco perché il fattore età ha un ruolo fondamentale sui risultati futuri di questa procedura. “Il Momento Giusto” è appunto il titolo di una campagna di sensibilizzazione istituita dall’azienda farmaceutica Gedeon Richter Italia, specializzata nella Salute della donna.

I benefici della crioconservazione degli ovociti

Riassumendo dunque i benefici del congelamento degli ovuli, il principale può essere considerato certamente quello dell’autonomia riproduttiva. Offrire alle donne un maggior controllo sulla tempistica della maternità, può garantirne una scelta più consapevole.

Una migliore qualità degli ovociti inoltre, preservando quelli in età biologicamente più “giovane”, aumenta le possibilità di fertilizzazione in età più avanzata.

La combinazione delle precedenti considerazioni comporta inoltre una riduzione dell’ansia biologica. Molte donne trovano sollievo psicologico sapendo di avere una “opzione in più”, in caso di fecondazione “in età attempata”.

Infine giova ricordare il fondamentale supporto di questa opzione nelle situazioni mediche critiche, per chi deve affrontare terapie invasive che possono minacciare la fertilità.

Crioconservazione degli ovociti: tecnica sicura ed efficace

La crioconservazione degli ovociti rappresenta oggi una delle principali strategie di preservazione della fertilità per le donne che desiderano pianificare il proprio futuro riproduttivo o affrontare rischi medici. I progressi tecnologici nella vitrificazione hanno reso la procedura più sicura ed efficace, con tassi di sopravvivenza e di gravidanza in crescita rispetto al passato.

Resta comunque una scelta importante, che richiede informazioni dettagliate e adeguata valutazione medica. Per molte donne, tuttavia può significare maggiore libertà di scelta e maggiori possibilità di diventare madri quando si è pronte, senza rinunciare ai propri desideri di vita e carriera.

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Michele Vetrugno

Michele Vetrugno, medico oculista da più di 30 anni, con la passione per la chirurgia e la scrittura. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su tematiche di ricerca clinica e chirurgica.

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