In dieci anni sono calate le associazioni a delinquere e di stampo mafioso. Ne parliamo con il professor Fernando dalla Chiesa.

Si tratta di un fenomeno delicato e complesso, quello relativo alla criminalità organizzata. Lo stesso Istat afferma quanto sia difficoltoso svolgere analisi specifiche e dettagliate di approfondimento. Lo ha fatto però con l’indagine: “Delitti, imputati e vittime dei reati”, dove si registra, negli ultimi anni, un calo significativo di quelle associazioni riconosciute come stabili e che operano secondo uno schema gerarchico nel perseguire un obiettivo comune. In base agli ultimi dati, infatti, le associazioni a delinquere e di stampo mafioso sono passate dalle 128 del 2010 alle 93 del 2018. 

Un fenomeno che si adatta ai tempi

Parlare oggi di organizzazioni criminali significa parlare di organizzazioni di stampo mafioso. Il termine mafia è utilizzato come luogo comune per descrivere tutto ciò che si manifesta come contro-potere criminale, dotato di una propria organizzazione e una propria struttura piramidale. Un sistema centralizzato e ben radicato nel nostro Paese, tanto che le prime manifestazioni risalgono alla nascita del Regno d’Italia e alle lotte feudali.

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Questo non significa però che tutta la criminalità organizzata abbia le stesse finalità e lo stesso “modus operandi”: i fenomeni si differenziano tra loro e subiscono trasformazioni spazio-temporali. Col cambiare del tessuto sociale, come l’avvento della tecnologia e del digitale, cambia anche l’assetto organizzativo.

Il professor Fernando dalla Chiesa, sociologo, scrittore, politico, docente Universitario e figura di spicco nel panorama della lotta alla mafia, evidenzia come il fenomeno si sia evoluto nel tempo. Oggi prevalgono le mafie autoctone a dispetto delle grandi organizzazioni, con un raggio d’azione limitato. Sono povere, se non prive, di una storia di rilevanza internazionale”. 

Ad accomunare le diverse organizzazioni criminali è però l’approccio mentale che ne definisce le personalità. Lo psicologo sociale Stanley Milgram, riassume tale atteggiamento nel concetto di “obbedienza all’autorità”, spiegando che ciò che sta alla base dei diversi gruppi criminali è la sensazione di sentirsi legittimati nelle proprie azioni da una figura autorevole, rinunciando alla propria responsabilità diretta. L’autorità e la leadership sono due pilastri che spiegano il perché le associazioni a delinquere, o di stampo mafioso, continuano a perdurare nel tempo. Si innesca un senso di appartenenza al sistema che solo una fitta rete di azioni dirette potrebbe riuscire a contrastare.

Sicilia: i primi interventi specifici nella lotta alla criminalità organizzata

Oggi il lavoro di ricercatori, docenti, giornalisti, volontari, politici, che da anni sostengono la lotta alla criminalità, ha fatto sì che si sviluppasse una maggiore attenzione al fenomeno e un’elevata partecipazione della giurisprudenza italiana.

Le prime basi sono state poste il 6 Gennaio 1980, dopo l’assassinio del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella, quando venne emanata la legge 51/80, sostituita poi dall’attuale 20/99. Considerata ancora oggi la genesi dell’educazione antimafiosa, ha spinto il Paese a reagire, a rompere il silenzio e raccogliere testimonianze.

Nel testo vengono introdotte misure a sostegno delle scuole e delle facoltà universitariefinalizzate allo svolgimento di attività per consolidare una nuova coscienza democratica contro le organizzazioni mafiose e i poteri occulti.

Un atto legislativo da cui presero vita nuove sensibilità ministeriali, che culminarono con i maxi processi dei giudici Falcone e Borsellino. È infatti proprio in questi anni che, a parere dei più, è iniziato il declino della criminalità organizzata.

Il fronte dell’antimafia da Nord a Sud

Una relazione a cura del laboratorio Cross di Milano, centro di ricerca di riferimento per la criminalità organizzata in Italia , evidenzia come anche le strategie di contrasto alla mafia siano differenti a seconda della collocazione geografica. In Lombardia le iniziative hanno molta più autonomia e operano indipendenti rispetto alle amministrazioni locali, mentre in Emilia Romagna esiste una collaborazione più inclusiva con le istituzioni, con numerosi eventi all’interno di biblioteche e scuole. In Calabria è invece molto più locale, con una sentita adesione della Chiesa Cattolica e delle mobilitazioni studentesche. 

Oggi il fronte dell’antimafia opera in tutto il territorio ed è sostenuto da strutture investigative centrali, come forze dell’ordine e magistratura, in concomitanza a strutture più istituzionali. Scuole e Università sono in prima linea sul fronte della ricerca, della sensibilizzazione, dell’attivismo costante. Nello specifico l’Università degli Studi di Milano è sensibilmente all’avanguardia: sono presenti otto corsi universitari, tre laboratori permanenti, un Dottorato di ricerca in “Studi sulla criminalità organizzata” – l’unico in Italia e uno dei pochissimi in Europa – e la “Rivista di studi e ricerche sulla criminalità organizzata”.

Anche la giustizia è in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata

La fisica ci insegna che un corpo liquido non è dotato di forma propria, ma assume quella del recipiente che lo contiene. Così anche la giustizia ha dovuto modellarsi per scovare le misure di contrasto più efficienti a secondo del fenomeno e del tempo. Ad oggi le imputazioni per mafia sono più rigorose di prima, pur dovendo autorizzare una sorta di “deviazione giudiziaria”. Il professor Dalla Chiesa spiega che “è difficile portare avanti un processo e condannare un soggetto per azioni mafiose o criminali. Servono prove solide che non sempre sono facilmente reperibili. Per di più il processo andrebbe per le lunghe arrivando a cadere in prescrizione. La strada più veloce che porta ad ottenere una condanna effettiva è quella di virare su accuse differenti e di minore entità, come spaccio, furti e rapine”.

Così facendo è possibile smascherare in maniera più cospicua le organizzazioni criminali e rendere quindi decisivo l’intervento da parte della giustizia e delle forze dell’ordine. Un intervento che non accetta intermittenza e che risulta efficace solo se persuasivo e collaborativo. Non solamente da parte della giustizia, ma anche tra i due fronti dell’antimafia:  istituzionale e movimentista.

L’associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti e punto di riferimento in Italia, sottolinea come l’elevata collaborazione tra i vari organi abbia portato a un livello di conoscenza del fenomeno incomparabile rispetto alle generazioni precedenti. I giovani oggi posseggono gli strumenti “chiavi in mano”per capire e analizzare i sistemi criminali. È in questa direzione che l’impegno deve proseguire.

“La mafia non è affatto invincibile: è un fatto umano. E come tutti i fatti umani ha un’inizio e avrà anche una fine”. Giovanni Falcone

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