La scuola italiana si è fermata ancora: erano 65 i giorni di stop già registrati dalla prima chiusura.

Prima in Europa ad adottare misure di chiusura generale per il Covid-19, l’Italia ha iniziato a fermare scuole e università alla fine di febbraio 2020 introducendo la DAD (didattica a  distanza). Da quel momento gli studenti italiani hanno perso 65 giorni di scuola regolare, rispetto a una media di 27 giorni tra i paesi ad alto reddito in tutto il mondo e di 95 giorni come media mondiale, come riportato da un’indagine condotta dall’Unicef.

L’indagine chiamata “Learning at a Distance: Children’s remote learning experiences in Italy during the COVID-19 pandemic condotta a cura dell’UNICEF Office of Research – Innocenti” analizza il percorso di transizione alla didattica digitale avvenuto in questi mesi nel nostro paese.

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La situazione nel mondo

Da marzo 2020, la chiusura delle scuole in risposta alla pandemia COVID-19 ha lasciato oltre il 90% dei  bambini iscritti al mondo almeno temporaneamente fuori da scuola. La situazione di reddito dei paesi coinvolti impatta sull’esito della sospensione dell’attività didattica. Solo il 20% dei paesi a basso reddito considera l’apprendimento a distanza sufficiente per dare continuità all’anno scolastico. L’86% dei paesi ad alto reddito lo ritengono invece una valida alternativa all’apprendimento dei giorni scolastici ufficiali. Gli strumenti utilizzati nel mondo per far fronte alle chiusure sono stati didattica a distanza, utilizzo di contenuti televisivi, radiofonici e in ultimo la consegna a casa di materiali cartacei.

Investimenti per la transizione digitale degli apprendimenti

La transizione alla didattica digitale ha comportato investimenti in tutti i Paesi del mondo. In Italia il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 85 milioni di euro per le attività didattiche in remoto. Si tratta di 70 milioni per fornire dispositivi digitali e connettività agli studenti, 10 milioni per consentire alle scuole di acquisire piattaforme di apprendimento digitale e 5 milioni per la formazione degli insegnanti.

Difficoltà e criticità nella transizione online delle classi

Al 18 marzo 2020, la didattica a distanza coinvolgeva già il 67% delle scuole, ben 6,7 milioni degli 8,3 milioni di studenti attivi in Italia. Tuttavia le difficoltà non sono mancate. L’ISTAT stima che siano circa 3 milioni, nel nostro paese, i bambini di età compresa tra i 6-17 che potrebbero aver incontrato difficoltà con l’apprendimento da remoto durante il blocco a causa della mancanza di connettività o di dispositivi a casa.

Secondo un sondaggio realizzato da Save the Children, il 28% dei bambini tra 14 e 18 anni in Italia conosce almeno un compagno di classe che ha smesso di frequentare la scuola, con problemi di connettività Internet come motivo più spesso citato per non partecipare alle classi da remoto. Nonostante un aumento del traffico del 63% e del 36% in fisso e reti mobili, registrato da Telecom Italia (TIM), molte famiglie hanno comunque incontrato problemi di connettività per l’utilizzo contemporaneo di più dispositivi su una singola connessione Internet.

Condizioni per accedere alla didattica a distanza

Affinché tutti i bambini possano trarre ugualmente vantaggio dall’apprendimento digitale a distanza, è necessario soddisfare una serie di condizioni: un accesso stabile a Internet, nonché dispositivi in grado di supportare videoconferenze e piattaforme educative digitali. Il 27% dei genitori ha riferito di non avere abbastanza dispositivi per tutti i membri impegnati con scuola e lavoro a distanza. Quasi la metà delle famiglie ha acquistato almeno un nuovo smartphone durante il blocco, il 41% delle famiglie un nuovo computer.

Impatto sull’utilizzo di dispositivi digitali e connessione a internet

Secondo un sondaggio rappresentativo a livello nazionale (2017), l’88% dei bambini in Italia di età compresa tra 9 e 16 anni utilizzava Internet a casa ogni giorno. Tuttavia, col blocco in seguito alla pandemia da Covid-19, Internet è diventato rapidamente l’unico modo per i bambini per interagire con gli amici. Solo con quello strumento, in molti casi, sono potuti entrare in contatto con i membri della famiglia che vivono al di fuori della loro casa.

I giovani di età secondaria superiore trascorrono quasi 7 ore al giorno online, rispetto alle 5,5 ore al giorno per studenti in età primaria. Questo segna un considerevole aumento di ore del tempo di utilizzo del web da parte dei bambini nei giorni feriali. Nel 2017 i bambini italiani passavano online, in media, 2,6 ore al giorno: 1,5 ore per i bambini in età primaria che registrano oggi quindi un incremento del 500%.

Impatto sulle famiglie della didattica a casa

Se pure il 92% dei genitori ha affermato di possedere competenze digitali sufficienti per il supporto all’apprendimento a distanza dei loro figli, il 28% sostiene di non avere abbastanza tempo per sostenere l’apprendimento dei propri figli durante il blocco. Un sondaggio dall’Università Bicocca di Milano riporta che il 66% delle madri occupate ritiene che la scuola a distanza non sia compatibile con il lavoro. Il 30% ha considerato di lasciare il lavoro per sostenere i propri figli.

Didattica a distanza: il lato buono

Molti genitori riportano un parere positivo sull’istruzione online. Il 57% crede che i propri figli siano maggiormente coinvolti nelle attività scolastiche durante il blocco. In termini di sviluppo di abilità, il 61% dei genitori ritiene che i propri figli siano migliorati nell’organizzazione delle proprie attività scolastiche. Oltre il 70% dei genitori intervistati dichiara che i propri figli sono più autonomi durante l’utilizzo della tecnologia digitale per la scuola.

La didattica a distanza nel futuro dei ragazzi

Buona parte dei paesi del mondo dichiarano con dati consistenti che la didattica a distanza rimarrà uno strumento attivo. Andrà, cioè, a integrarsi nel piano di istruzione e formazione anche a emergenza sanitaria conclusa. Sarà importante monitorare quindi l’efficacia degli apprendimenti acquisiti in modalità remota. Bisognerà anche consentirne un accesso uniforme e diffuso a tutti gli studenti nonché presidiare la formazione dei docenti sull’utilizzo delle strategie didattiche digitali.

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