La pratica del linciaggio è finalmente reato su tutto il territorio statunitense. Il 29 marzo il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha firmato la Emmett Till Antilynching Act: l’attesa legge federale che vieta il linciaggio come reato ispirato da odio, prevedendo atti sanzionatori fino a 30 anni di detenzione.

Perché l’Act non è un provvedimento anacronistico

Il provvedimento legislativo si presenta come emendamento aggiuntivo alla legge sui crimini ispirati dall’odio e arriva dopo oltre cento anni dal primo tentativo di approvazione di una legge simile. Nonostante tale violentissima pratica paia essere caduta in disuso soprattutto dopo il Civil Rights Act del 1964, il mondo della politica americano non era mai riuscito a regolamentarla. Segno questo, che il razzismo, ma più in generale l’intolleranza per le diversità, nella società americana (e non solo) nasconde ancora delle radici e lo fa in maniera strisciante, trovando talvolta valvola di sfogo in episodi eclatanti.

Il vicepresidente statunitense Kamala Harris, che già in passato aveva sostenuto l’approvazione di una legge simile, ha affermato che il linciaggio non può essere considerato “una reliquia del passato” proprio perché “atti razziali di terrore si verificano ancora… e quando lo fanno, dobbiamo tutti avere il coraggio di indicarne i colpevoli e catturarli per farne rendere conto“.

Il linciaggio negli USA, come frutto di cospirazione per commettere crimini di odio razziale, era sanzionato solo dalle regolamentazioni particolari dei singoli Stati e inserito nella logica dei distinguo territoriali. Non tutti gli Stati in USA, infatti, avevano legiferato sull’argomento (46) né, avevano trattato tale reato allo stesso modo.

Peculiarità del linciaggio in USA

Con il termine linciaggio si intende comunemente la violenza sommaria della folla o di gruppi nei confronti di individui colpevolizzati in maniera extragiudiziale e di solito fino alla morte per esecuzione. Si tratta di una pratica utilizzata sovente quando è assente lo Stato di Diritto, ma che in America è divenuta sinonimo di segregazione razziale per via dell’uso che ne facevano gruppi ed organizzazioni razziste, tra cui il Ku Klux Klan, come strumento di violenza collettiva verso individui e indirizzata all’intimidazione sociale nei confronti della popolazione di origine afroamericana.

Il linciaggio nell’accezione statunitense è considerato come arma dei bianchi del Sud per impedire l’emancipazione della popolazione di colore, già liberata dalla schiavitù con l’approvazione del XIII Emendamento alla Costituzione Americana e con la sconfitta dei Confederati nella guerra di secessione. Il supplizio del linciaggio, infatti, da un lato, permetteva la vendetta di gruppi di carnagione bianca e l’affermazione della loro sovranità sulla popolazione di colore e, dall’altro, fungeva da monito sui comportamenti di entrambe le popolazioni.

Il deputato repubblicano Bobby Rush, a margine del voto in Senato del 7 marzo aveva indicato il dispositivo del linciaggio come “un’arma di terrore razziale di lunga data e unicamente americana che è stata utilizzata per decenni per mantenere la gerarchia bianca”. La National Association for the Advancement of Colored People NAACP conta almeno 4,743 linciaggi tra il 1882 ed il 1968. Il fenomeno dei linciaggi, per alcuni, per quanto cambiato non ha mai cessato di esistere ma si è trasformato assumendo le forme disciplinari contemporanee. Walter Scott, Ahmaud Arbery e George Floyd ad esempio sono stati assassinati in maniera pregiudiziale e sottomissoria mentre mandavano avanti semplicemente la propria normalità.

Chi era Emmett Till

La Emmett Till Antilynching Act prende il nome in ricordo del quattordicenne afroamericano brutalmente pestato, dilaniato e assassinato nel 1955 nella cittadina di Money durante una visita familiare dal prozio. Per volontà della madre, il funerale di Emmett si tenne con la bara aperta perché persone e giornalisti potessero vedere e fotografare come fosse stato ridotto il suo volto. Tale fatto rappresentò uno dei momenti di svolta per la presa di coscienza dell’opinione pubblica statunitense sulla gravità delle violenze razziali in America.

Immagini linciaggio Emmett Till

Le immagini di Emmett Till prima e dopo il linciaggio pubblicate su Jet Mag

Come è stata approvata la legge

A livello federale, il primo importante tentativo di legiferare sul linciaggio come crimine di odio razziale risale alla Dyer Anti-Lynching Bill del 1918. Da allora i tentativi sono stati quasi 200. Nel 2018 la Justice for Victims of Lynching Act, proposta dell’attuale Vice Presidente Usa Kamala Harris e dei Senatori Cory Booker e Tim Scott, nonostante l’unanimità ottenuta in Senato, non concluse l’iter legislativo per decadenza del 115 Congresso.

Anche il provvedimento appena approvato ha attraversato alcune difficoltà nel proprio percorso, nonostante il vasto supporto dell’opinione pubblica frutto del movimento Black Lives Matters e della reazione all’assassinio di George Floyd. La Emmett Till, infatti, è passata al secondo tentativo dopo aver subito modifiche riguardanti sia l’aspetto sanzionatorio, con riduzione degli anni di pena, sia l’aspetto della violenza sanzionabile, con uno standard di lesioni personali trasformato in standard di gravi ferite corporee.

Un elemento legislativo fondamentale contro l’odio

Nonostante questo, l’Act approvato è un elemento fondamentale nella legislazione statunitense perché codifica il reato di linciaggio per crimini di odio affermandone secondo diritto l’esistenza storica del fenomeno permettendo alla società americana di poter usufruire di un elemento di deterrenza rispetto allo sviluppo di ulteriori manifestazioni di odio sociale.

La consapevolezza dell’attualità del problema razziale arriva direttamente dalle parole del Presidente USA che a commento della propria firma ha affermato: “L’odio razziale non è un vecchio problema. È un problema persistente”. Aggiungendo poi: “L’odio non va mai via, si nasconde semplicemente sotto le rocce. Se prende un po’ di ossigeno, torna fuori ruggendo, urlando. Cosa lo ferma? Tutti noi.”

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Pasquale De Salve

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