La povertà e l’esclusione sociale sono al centro dell’indagine svolta dalla Caritas italiana sulla situazione attuale, su cui hanno inciso la pandemia e il conflitto in Ucraina con la conseguente crisi energetica mondiale.

Queste contingenze si sono “innestate” su un quadro di instabilità che caratterizzava già da prima il Paese, dove la crisi occupazionale –­ a partire dalla prolungata stagnazione economica – limita le prospettive di mobilità ascendente; specie per chi possiede meno risorse culturali e professionali, come afferma il direttore di Caritas italiana don Marco Pagniello. Ci sono però delle misure da cui partire per il contrasto del fenomeno oggetto del rapporto.

Il quadro generale in Italia

Il rapporto analizza i dati del 2021, raccolti su circa 2800 centri di ascolto Caritas distribuiti in 192 diocesi, circa l’85% del totale. Sul fenomeno la pandemia è stata un acceleratore della forbice sociale: quasi metà degli utenti attuali si sono rivolti alla Caritas per la prima volta nel 2021. L’aumento rispetto al pre-pandemia (dati 2019) è stato circa il 20%. Al Sud più inasprimento della povertà assoluta – quando non si dispone di beni e servizi essenziali alla sopravvivenza – rispetto al Nord, che ha vissuto una maggiore ripresa post Covid.

Tra i servizi disponibili, quasi il 70% degli utenti ha beneficiato di cibo, servizi igienici e sussidi per pagare affitto e bollette; una minoranza ha sfruttato il supporto burocratico per accedere alle misure di contrasto.

povertà ed esclusione sociale_ rapporto caritas

Fonte: Rapporto Caritas 2022

Il campione evidenzia tre focus significativi: stranieri, minori e lavoratori.

I primi provengono da tutto il mondo. Infatti, il bacino che attinge alla Caritas in Italia rappresenta oltre il 90% dei 208 Paesi del globo – soprattutto Marocco, Romania e Niger – che insieme alle famiglie numerose con minori sono il target più comune di utenza.

I minori sono in due famiglie su tre del campione analizzato e complessivamente l’Istat registra 1,4 milioni di bambini (Istat) in stato di povertà assoluta. La povertà generazionale riflette come il vissuto di esclusione sociale delle proprie origini “ricada” sul futuro dei figli, compromettendolo, senza strumenti né opportunità di riscatto. Il dato lo conferma: circa sei persone su dieci vivono una precarietà in continuità con quella vissuta in famiglia.

Un utente su quattro possiede un’occupazione. Bisogna distinguere i working poor – spesso donne e immigrati –  con una paga mensile inferiore ai due terzi del reddito mediano o inferiore al 60% (Ocse/Eurostat) dagli in-work-poverty – uomini come unici percettori di reddito – per i quali la povertà dipende da condizioni familiari.

Strumenti di contrasto alla povertà

Come analizzato anche nel rapporto Caritas, ci sono alcune soluzioni per incidere contro il fenomeno dell’esclusione sociale che deriva dalla povertà e riguardano i sussidi economici e le politiche attive del lavoro.

Il reddito di cittadinanza (RdC), in vigore dal 2019, attualmente è percepito da quasi cinque milioni di persone ma raggiunge meno della metà dei poveri assoluti (44%). Non è solo una misura di sostegno sociale (come il reddito di base universale previsto in altri Paesi europei come la Finlandia) ma anche una politica attiva del lavoro, in quanto è subordinato al mantenimento degli impegni richiesti dai servizi competenti per il reinserimento nel mercato del lavoro.

Per migliorare l’inclusività della misura, il Comitato di valutazione del RdC ha espresso alcune indicazioni. Tra gli aggiustamenti, figura la proposta di considerare le disparità di costo della vita e nel numero di componenti del nucleo familiare (che attualmente penalizzano i residenti al Nord e le famiglie numerose). Un’altra mira a trasformare il sussidio in una forma di integrazione dei piccoli redditi di lavoro (quando a tempo parziale) eliminando la riduzione rapida del sussidio (0,80 per ogni euro). Inoltre, si propone di alleggerire il requisito dei dieci anni di residenza – il più alto in Europa – per gli stranieri.

Il programma di Garanzia occupabilità dei lavoratori (GOL) è pensato per rafforzare le categorie più distanti e svantaggiate nell’accesso a un lavoro degno, stabile ed equamente retribuito: Neet, stranieri e over 55, di questi il 75% sono donne. Questo piano, godrà dei 7,25 miliardi di euro di investimenti stanziati dal Pnrr nella missione “Inclusione e coesione” per politiche del lavoro, infrastrutture sociali, comunità e terzo settore. Tra questi, 1,2 milioni mirano a ottimizzare l’operato dei Centri per l’impiego e del sistema duale, che prevede l’alternanza tra la formazione presso un ente e l’esperienza lavorativa professionalizzante.

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Roberta Nutricati

Laureata in Lettere Moderne a Siena e in Relazioni Internazionali a Torino. Dopo aver vissuto e lavorato in Spagna per un anno, ho conseguito un master in Europrogettazione e il riconoscimento alla Camera dei Deputati come Professionista Accreditata presso la Fondazione Italia-USA a Roma. Collaboro con il settimanale TheWise Magazine e scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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