La riforma Cartabia, che sarà in gran parte in vigore dal 28 febbraio, nasce dall’obiettivo concordato in sede europea di avere un processo di “durata ragionevole”. Dal rapporto della Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia (CEPEJ) 2022, risulta che il nostro Paese sia il più litigioso per cause civili, detenendo i tristi primati del numero di processi e della loro eccessiva durata. Il rapporto CEPEJ evidenzia inoltre che il numero degli avvocati in Italia rappresenta un quinto di quelli presenti in Europa.

Le cause della lentezza giudiziaria  

Il motivo principale dell’eccessiva durata del processo civile è il rapporto tra lo sproporzionato numero delle cause e l’insufficiente numero di giudici, cancellieri, ufficiali giudiziari e impiegati necessari a smaltire i procedimenti. A livello nazionale, il tempo medio di un processo civile è di circa sette anni e tre mesi, ma può allungarsi a dieci. Esistono differenze in merito all’efficienza degli uffici giudiziari di gestire il proprio carico di lavoro e, da anni, i processi risultano più brevi nelle regioni del Nord, segue il Centro e quindi il Sud.

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In Francia e Spagna, invece, il processo richiede la metà del tempo, in Germania un terzo. Il tempo medio per il recupero di un credito in Italia è di 1.120 giorni, il doppio del tempo della Francia, Spagna e Germania.

I tempi attuali del processo civile

Il processo civile riguarda le controversie tra individui: quando una persona è convinta di aver subito un torto, si rivolge al giudice chiedendogli di tutelare il proprio diritto leso e fornendo le prove che dimostrano i danni subiti.

Il sistema giuridico italiano è composto da tre gradi di giudizio. Il primo grado si svolge in tribunale dove in media la lunghezza del processo civile è di due anni. Se si contesta la sentenza emessa dal giudice di primo grado, si ricorre in corte d’appello. In questo secondo grado di giudizio i tempi per chiudere il procedimento sono di circa tre anni. Se si contestano questioni di legittimità il cittadino ricorre in corte di cassazione, terzo grado. Qui la sentenza può arrivare dopo cinque anni.

A causa dell’elevato debito pubblico il personale non può essere aumentato. La spesa investita nel sistema giustizia è di solo lo 0,3% del PIL. La stessa cifra è impiegata dagli altri Stati europei, pur avendo i giudici italiani un carico di cause superiore. Data la “durata irragionevole” del processo, la legge Pinto n.89/2001 tutela i cittadini, permettendogli di richiedere allo Stato una equa riparazione per i danni subiti dai tempi prolungati. 

Le novità della riforma Cartabia nel processo civile: la digitalizzazione

Il processo telematico diventato realtà nel 2014, con la riforma Cartabia vedrà una amplificazione della digitalizzazione. Ciò porterà all’accelerazione del processo civile: il giuramento del consulente tecnico d’ufficio avverrà con la firma digitale e ci sarà la notifica via PEC per gli atti introduttivi del processo, che, in determinati casi, è ora obbligatoria. La passata oralità delle udienze in aula di tribunale è ora sostituita con l’obbligatorietà del deposito in via telematica degli atti scritti, redatti in formato elettronico. Anche le udienze orali in presenza sono state sostituite, in determinate condizioni, con l’udienza da remoto, evitando così quei meri rinvii causati dall’impossibilità degli avvocati o giudici a presenziare all’udienza.

Già ora, grazie al processo telematico, il tasso di smaltimento dell’arretrato delle cause civili è positivo. Attualmente, nello stesso anno, in tribunale e in corte d’appello si chiudono con sentenza più cause rispetto alle nuove che vengono iscritte. In cassazione, invece, resta superiore il numero di ingresso dei ricorsi, ma con la riforma si avrà una riduzione dell’arretrato pendente.

Potenziamento della mediazione e semplificazione del rito civile

Per contrastare l’elevato numero delle controversie già dal 2010 è stata introdotta l’obbligatorietà della mediazione: il cittadino prima di iniziare un processo, ma solo in determinate cause, è obbligato a tentare di risolvere la lite  con una mediazione con l’altra parte in via stragiudiziale, presso dei centri specializzati (ADR – Alternativa alla Risoluzione delle Dispute). Solo se il tentativo di accordo fallisce allora si può intentare la causa in tribunale.

Purtroppo, l’obbligo di tentare una mediazione per giungere ad una eventuale conciliazione che lo Stato impone alle parti in lite è riuscito solo nel 10-15% dei casi. La riforma Cartabia ha potenziato gli strumenti di mediazione per risolvere le liti in via stragiudiziale. In aggiunta, è stato introdotto l’obbligo per le parti di comparire alla prima udienza dove il giudice, dopo averle interrogate, tenterà la conciliazione.

La riforma Cartabia verte principalmente sull’abbreviamento del procedimento con la  semplificazione del rito. Per accorciare i tempi del processo si sono sintetizzate le fasi processuali permettendo agli avvocati di giungere già alla prima udienza con la presentazione delle prove. È stato unificato il rito per separazioni e divorzi e, infine, sono stati accorciati i tempi di pubblicazione della sentenza. Altre disposizioni della riforma del sistema giustizia si attueranno il 30 giugno, realizzando sia una tutela adeguata al cittadino che un allineamento con l’Europa.

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Lucia Massi

Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collaboro con BuoneNotizie.it.

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